Domenica delle Palme: quale lo spirito dei confratelli?

 

Niente 'gare' per i pellegrinaggi, ma può cominciare un momento per riflettere su molte cose
pubblicato il 05 Aprile 2020, 10:40
8 mins

Quale sarà lo spirito e l’animo dei confratelli di Taranto, nella giornata della Domenica delle Palme? Cosa passerà nella mente di chi si era ripromesso in questo 2020 di essere in processione?
L’idea di avere ancora il pranzo domenicale sullo stomaco, quando si cominciava a fibrillare per andare a prendere posto per assistere o partecipare alle “gare”, è qualcosa che non appartiene a quest’anno.
Ecco, forse con un pizzico di retorica si potrebbe dire che per il 2020 la discriminante del danaro tra i confratelli non ci sarà, e che tutti, in qualche modo saranno “in processione” a casa. A portare la croce, questa volta, sono stati medici infermieri e tutti quelli che hanno operato dentro e fuori gli ospedali fronteggiando la pandemia. Ma anche questa annotazione potrebbe sembrare becera retorica, se non fosse per il fatto che tutta questa gente qui ha cantato portando la croce!
Potrebbe però essere l’anno in cui vi sia la possibilità finalmente di realizzare uno spartiacque nelle tradizioni popolari. Specie perché ricorre proprio quest’anno il 350esimo anniversario dell’istituzione ufficiale (ma già esisteva da prima, della confraternita dell’Addolorata. Gigi Montenegro nella sua pubblicazione presentata a febbraio ed intitolata «Riti e Miseri», per esempio ricordava un fatto tutt’altro che trascurabile. Il 23 marzo 1951 Alfredo Majorano Nunziato, uno tra i più noti ed accreditati studiosi della Taranto tradizionale, in un suo articolo pubblicato dal “Corriere del Giorno” annotava testualmente: «…vero Taranto si è fatta più bella e più grande ma non potete immaginare quanto era bello e commovente à trucchelesciate dietro gli usci delle case dei fratelli che dovevano prendere parte alle processioni. (Omissis) Son passati più di quarant’anni da quando avete distrutto quella commovente e bellissima usanza, miei cari fratelli ma perché non la ripristinate? … Non costa niente…»).
Ecco questo potrebbe essere l’anno delle più intensa e profonda preghiera da parte di tutti, ma anche il momento in cui ci si dovrebbe interrogare per quale ragione alcuni cambiamenti innovativi che piacciono ai responsabili di turno, si possono fare. Sembra invece, Dio solo sa perché, possa proporsi la riedizione di tradizioni consolidate di un tempo e poi dismesse per via degli eventi bellici, ma anche perché poco graditi ad altri. Vero è, e sciocco sarebbe far finta di non sapere, che i tempi e la città sono cambiati. Ma non si potrebbe promuovere nelle scuole, l’esistenza delle altre confraternite, spingendo i giovani a conoscerne la storia? Non potrebbe essere proprio questo il veicolo per riavvicinare i giovani ai propri costumi conoscendoli? La scuola, quando torneremo alla normalità, potrebbe essere anche quel veicolo di sentimento di appartenenza ad un quartiere, alle sue tradizioni, alle sue parrocchie ed alle sue confraternite. Magari queste associazioni laiche, potrebbero rappresentare quei contenitori di aggregazione che proprio le chiese una volta sollecitavano, attraverso quella specie di istituzione parrocchiale chiamata oratorio. Evitare che le confraternite siano una specie di anticamera della prenotazione alla cappella cimiteriale, cui purtroppo spesso sono state ridotte. Ma invece può diventare proprio l’esaltazione, la conoscenza il culto per la fede e per le usanze di una parte del proprio quartiere. Ciò può avvenire solo se i giovani si avvicinano ai costumi della città e cominciano a trattarne la storia locale. Questa particolare attenzione proprio ai costumi ed alla storia dei luoghi in cui si vive, è stata scritta e sollecitata nella maggior parte delle recenti riforme scolastiche rimaste sulla carta e nella mente del legislatore. Mai nella pratica attuazione di dirigenti scolastici ad ogni livello e nei buoni propositi degli insegnanti, nel redigere la programmazione annuale. Mai però mettendo a disposizione le necessarie risorse per attuare questo proposito.
Quanti ragazzi, se non edotti ed informati dalla propria famiglia, sono convinti che le confraternite siano delle specie di sette composte di gente dedita al malaffare.
Quante sciocchezze hanno raccontato negli anni i detrattori delle manifestazioni di cultura popolare. A partire proprio dalle “gare” della Domenica delle Palme. Eppure pochi sanno quanti buoni intenti finanziano quei quattrini. Lo sa bene l’Arcidiocesi che attraverso la propria royalty riesce a finanziare molte opere di carità. Lo sanno i gestori delle mense dei poveri. Lo sanno gli amministratori delle confraternite che negli anni hanno potuto, e non solo, restaurare le opere d’arte di proprietà della chiesa di appartenenza, che sarebbero andate irrimediabilmente perse se si fossero dovuti attendere i finanziamenti del Ministero dei Ben Culturali. Ma anche altre iniziative del tipo borse di studio, doposcuola gratuito, aiuti alle famiglie meno abbienti dei congregati, e derrate alimentari di ogni genere, sottoforma di spesa da portare a casa per i generi di prima necessità.
Quest’anno, ciascun confratello potrà portare la propria croce senza spendere il becco di un quattrino. Per alcuni di loro la croce avrà le sembianze di un proprio caro ammalato, di un altro che non ce l’ha fatta. Della preoccupazione del contagio per un parente stretto che lavora all’interno di un ospedale o per una struttura sanitaria. Potrebbe avere il volto di uno dei tanti volontari che si sono dannati l’anima, hanno fatto l’impossibile ed hanno persino dato la vita per soccorrere gli altri con i quali non avevano alcun legame di parentela. Se una “posta” in pellegrinaggio si dice sia una sosta nella proprio esistenza, nella vita, per riflettere e pregare, ecco la settimana santa 2020, sarà questa: pregare e riflettere su quanto straordinario sia il bene della vita, che davvero non vale la pena insultare e dileggiare chi ama le proprie tradizioni, la propria storia i propri costumi. Sarà un momento perché amministratori di confraternite, confratelli e clero stesso, possano ripensare su quanto importante sia avere per tutti e non per pochi, la possibilità di espiare i propri peccati, se chi ha preso le decisioni lo ha sempre fatto nell’interesse di tutti, e non dei potenti di turno, se l’interesse di confratelli è sempre stato difeso. Ecco la settimana santa 2020, potrà servire a queste e tante altre riflessioni, e portare alla preghiera, quella sincera e schietta che sorge dal cuore, accanto a quella che s’insegna al catechismo, che non sono più negli oratori di tanti anni fa.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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