Confraternita del Carmine: statue della Passione esposte in chiesa a porte chiuse

 

pubblicato il 04 Aprile 2020, 17:28
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In occasione della Settimana Santa pubblichiamo un estratto dell’intervista a mons. Marco Gerardo, parroco della chiesa del Carmine di Taranto e padre spirituale dell’omonima arciconfraternita, realizzata dal collega Pino Lotta per la pagina facebook “Monteiasiwebtv”.

Lei, don Marco, da parroco di una parrocchia centralissima, come vive questo momento particolare?

“Stiamo vivendo le limitazioni con un’adesione di responsabilità, non come qualcosa che ci viene imposto e che subiamo. Con questo senso di responsabilità abbiamo anche modulato le attività di catechesi e di liturgia e quelle della parrocchia e della confraternita. Abbiamo moltiplicato l’utilizzo dei social network che ci permettono di rimanere in contatto e di continuare il cammino comunitario: facciamo in videoconferenza le attività di catechismo e di Azione Cattolica, il corso prematrimoniale, trasmettiamo solo la domenica la santa messa e la Via Crucis, che è uno degli elementi tradizionali della Settimana Santa tarantina e in modo particolare della nostra confraternita. Naturalmente avvertiamo profondamente il senso della privazione. Partecipare via web a quei momenti è una cosa palliativa, in quanto la celebrazione e i pii esercizi della pietà popolare richiedono che ci sia un popolo radunato che partecipi attivamente, canti e risponda, vivendo un senso comunitario che è proprio delle celebrazioni liturgiche. Tuttavia è il meglio che possiamo
fare”.

Qual è la sensazione che vive da parroco in una città così importante, soprattutto nel centro di questa?

“Io sono contento di come il popolo di Taranto abbia risposto. Devo dire onestamente che guardando sul web ciò che avviene in altre zone, io mi accorgo che il Borgo sta agendo in modo assolutamente responsabile. Noi non abbiamo persone che si accalcano, né registriamo assembramenti o passeggiate senza necessità stringenti. Le strade del Borgo sono davvero deserte, al di là di quanto avviene in altre zone che fanno paura, da quanto vedo nei filmati, per quanta gente c’è”.

Fra qualche tempo vivremo il clima pasquale, quindi i riti della Settimana Santa tarantina, che non consistono in manifestazioni folcloristiche ma di pietà popolare tarantina. Quest’anno ne saremo privati…

“Grazie a Dio negli ultimi decenni le confraternite in generale, e quelle della nostra diocesi in particolare, hanno fatto un bel cammino di
formazione. Pensare ancora che le espressioni della pietà popolare siano una sorta di giungla dove vanno tutti quelli che non sono cristiani e si lavano la coscienza con una processione è da letteratura sorpassata, davvero stucchevole, che è frutto di ignoranza e di pregiudizio. Vuol dire che le persone che fanno ancora queste affermazioni non si sono mai sforzate di conoscere dall’interno il mondo confraternale. È ovvio questo, essendo molto ampio, porta dentro di sé uno spaccato di vita della società: c’è chi in sé ha una esperienza vita di fede quotidiana e chi invece ha un senso religioso e non lo esprime con piena partecipazione alla vita comunitaria. Ma da qui stare ancora a identificare il mondo confraternale come una zona di sub umanità e sub religiosità davvero ha fatto il tempo che trova. Quando capita di leggere ancora queste cose, io passo immediatamente oltre. Queste cose potevano essere scritte negli anno 60-70 ma non oggi. Non ci si accorge che in realtà che l’humus umano e di fede nelle confraternite è veramente cambiato”.

Per quanto riguarda la nostra realtà, quest’anno un calendario di celebrazioni permetterà di far vivere in modo differente, secondo il momento storico, la Settimana Santa, le nostre tradizioni e, se vogliamo, anche il contatto con quelle immagini”. In cosa consisterà?

“Non potendo effettuare la processione dei Misteri, ho pensato di utilizzare la celebrazione della Passione e Morte del Signore in modo
diverso. Esporremo in chiesa a porte chiuse tutte le statue, cominciando la celebrazione nella cappellina laterale e farò della lettura della Passione di Gesù statua per statua. Cioè nel momento in cui il brano fa riferimento a un determinato momento della Via Crucis di Gesù io lo leggerò vicino alla statua di riferimento e l’operatore televisivo la riprenderà. Si tratta di una forma di sacra drammaturgia, come avveniva nel Medioevo, all’origine della pietà popolare, che in quel periodo ha salvato la fede. Allora la liturgia era appannaggio di pochi, appesantita da elementi rituali incomprensibili, celebrata in latino che nessuno più capiva. E il popolo si era così allontanato dalla esperienza liturgica e di fede. Proprio quelle sacre drammaturgie popolari, da cui è nata la nostra pietà popolare, hanno mantenuto alto il livello e la conoscenza della fede. Quindi, dopo aver letto la Passione in questa forma drammatizzata, farò una grande preghiera universale intercedendo per il mondo, la Chiesa, gli ammalati e per i bisogni di tutta l’umanità”.

E possibile vedere il video integrale su

YouTube :h ttps://youtu.be/px1hjJCigFA

Fecebook: https://www.facebook.com/monteiasiwebtv/videos/562566797943007/

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