Ex Ilva, ArcelorMittal torna a vendere?

 

E' molto probabile che il prefetto non emetta alcun nuovo decreto. Resterebbe in vigore il Dpcm con l'ok alla produzione e alla vendita. L'indotto tra alti e bassi
pubblicato il 03 Aprile 2020, 19:41
6 mins

E’ molto probabile che alla fine non ci sarà nessun nuovo decreto prefettizio. L’impressione infatti, porta a ritenere che il prefetto di Taranto, Demetrio Martino, prenderà atto della proroga del governo, che ha esteso sino al 13 aprile le disposizioni presenti nel Dpcm del 22 marzo. Con i settori e le relative aziende che possono continuare ad operare: tra cui non viene citato il settore siderurgico, ma c’è il via libera per tutte le imprese o industrie a ciclo produttivo continuo: come il siderurgico di Taranto. Lasciando l’ultima parola al prefetto sulla possibilità di eventuale fermata per quelle aziende che non avessero rispettato le indicazioni di tutela sanitaria per i lavoratori.

Appare dunque alquanto improbabile che il prefetto possa reiterare la decisione dello scorso 26 marzo, quando dette il via libera alla continuità produttiva di ArcelorMittal con gli impianti al minimo della marcia, vietando però la possibilità di commercializzare il prodotto, ovvero le bramme, sino al 3 aprile. Una decisione che sin da subito abbiamo definito del tutto contradditoria e senza una spiegazione logica. E che tra l’altro è stata presa soltanto per l’ex Ilva e non per altre aziende come ad esempio la Leonardo di Grottaglie.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/04/03/2arcelormittal-la-morselli-minaccia-lo-stop/)

Qualcuno in questi giorni ha ipotizzato che da Roma qualcuno abbia potuto consigliare al prefetto di agire in quel modo. Magari qualche buontempone del ministero dello Sviluppo economico, che continua imperterrito a fare una finta guerra alla multinazionale anglo-indiana, non rendendosi conto che in realtà continua a fornirle un assist dietro l’altro per sentirsi libera da ogni dovere od obbligo.

Difficile anche ipotizzare un provvedimento che possa prevedere l’utilizzo delle così dette comandate, che come abbiamo già spiegato in più articoli ed è anche emerso nei tavoli con gli entri preposti, possono essere garantire per non più di 2-3 giorni continuativi. Il problema è squisitamente tecnico: da un lato riguarda la gestione della rete dei gas d’altoforno e di tutta la rete elettrica dello stabilimento, che non può andare a metano, e qualora andasse in blocco convoglierebbe tutto in torcia, con grave nocumento per l’ambiente.

Dall’altro la mancanza, dal 2014, dell’impianto della granulazione della ghisa, per effetto di un’ordinanza del sindaco Stefàno, che ne vietò l’utilizzo per la diffusione delle emissioni diffuse e fuggitive verso il rione Tamburi. Mancanco quell’impianto, una volta riempiti i 34 carri siluri della ghisa prodotta in altoforno, non esiste alcun luogo dove poterla smaltire: motivo per il quale quella ghisa soltanto in acciaieria può concludere il suo percorso.

Tutti quelli che da dentro la fabbrica chiedono le comandate, questo lo sanno fin troppo bene: per questo non riusciamo a comprendere a che gioco giochino quando ne chiedono l’utilizzo. Tutti coloro i quali che le chiedono dall’esterno, probabilmente o non sanno quello di cui parlano, o si fidano troppo di chi dice loro soltanto una parte di verità.

La terza ipotesi, quella più estrema, che prevede l’ordine da parte del prefetto di bloccare totalmente l’attività produttiva con gli impianti in stand-by (eventualità peraltro minacciata dall’ad Morselli qualora restasse in vigore il divieto di commercializzazione) appare francamente molto lontana. Anche perché questo vorrebbe dire che l’ex Ilva per poi ripartire impiegherebbe molte settimane per rimettere in marcia gli impianti, con ingente dispendio di risorse economiche da parte dell’azienda.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/03/31/ex-ilva-crisi-generale-indotto-in-difficolta/)

Sempre restanto in ambito di impianti, giunge notizia che per 2-3 giorni si fermerà il Treno Nastri 2.

Dunque, ArcelorMittal quasi certamente potrà riprendere la commercializzazione delle bramme. Mentre in fabbrica, come da accordi sindacali, continueranno ad entrare quotidianamente e spalmati sui tre turni, non più di 3200-3300 lavoratori diretti.

Per quanto riguarda invece le ditte dell’indotto, saranno chiamate soltanto le aziende che si occupano degli impianti produttivi. E’ quindi facilmente ipotizzabile che in questa fase i lavoratori dell’indotto saranno inferiori di numero rispetto ai 2000 indicati a suo tempo dal prefetto. Senza contare la sospensione dei lavori nei cantieri AIA per l’attuazione delle prescrizioni del Piano Ambientale, che ha ridotto di ulteriori 900 unità la presenza all’interno del siderurgico.

Infine, ArcelorMittal ha ripreso l’attività di pagamento delle fatture scadute nei confronti delle ditte dell’indotto. O meglio, ha rimesso in moto tutta la macchina amministrativa che provvede all’emissione dei bonifici (l’ultima firma ovviamente spetta all’ad Morselli). Il tutto però con grande lentezza. Sembra infatti che a breve saranno emessi pagamenit pari a 17 milioni di euro, mentre lo scaduto ammonterebbe a quasi 35 milioni di euro.

Ultima nota: segnaliamo un’altra perla delle aziende dell’indotto. Nonostante fossero state avvisate con due giorni di anticipo da ArcelorMittal sulla sospensione dei cantieri AIA, molte aziende durante la scorsa notte hanno cambiato le mansioni dei lavoratori, spostandoli sulle attività di manutenzione ordinaria e straordinaria. Questo ha comportato che molti lavoratori la scorsa mattina all’alba, siano stati bloccati all’ingresso dalla proprietà, perché non rientravano nelle liste predisposte dall’azienda: parliamo di ben 700 lavoratori sui 1850 previsti. Su tutto questo, come sempre, Confindustria resta silente.

Come sempre la verità ci viene quasi sempre taciuta. O raccontata diversamente.

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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