ArcelorMittal, l’Ugl: “Taranto la città dei controsensi”

 

Intervento del segretario confederale UGL Alessandro Calabrese
pubblicato il 03 Aprile 2020, 17:37
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“Le problematiche del siderurgico di Taranto sono state ampiamente illustrate a sua Eccellenza il Prefetto di Taranto, proponendo durante l’incontro avuto, anche possibili soluzioni a tutela dei lavoratori e a salvaguardia degli impianti. Purtroppo nonostante le innumerevoli spiegazione, il decreto prefettizio del 26 marzo abilitava ArcelorMittal ad avere 3500 dipendenti diretti e 2000 dell’indotto, lasciando spiazzate per tale decisione le OO.SS. che unitariamente hanno ribadito in tutti gli incontri e relative pec, la necessità immediata di ridurre al minimo il numero dei lavoratori presenti in fabbrica e che quelli concessi, non garantivano la buona salute al lavoratore in emergenza Covid-19”. E’ quanto si legge in una nota del segretario confederale UGL Alessandro Calabrese.

“E’ un rincorrersi di videoconferenze, di incontri, pec disuniti e spezzettati che generano tantissime ore di lavoro senza però concretizzarsi in azioni immediate e preventive. Il Coronavirus ha tempi di contagio ben superiori rispetto a quelli applicati sul territorio a tutela dei lavoratori – prosegue -. Il siderurgico ha un gravissimo problema logistico al suo interno in questo momento di emergenza, in quanto i lavoratori, visto la vastità dell’area lavorativa, per raggiungere il proprio posto di lavoro, devono utilizzare un mezzo di trasporto all’interno del quale non è assolutamente garantito il metro di distanza. Un problema che rimarrebbe, ma sicuramente ridotto, adeguando il personale alla reale necessità in casi come questi in cui, gli impianti dovrebbero stare fermi e ove non possibile, creare esclusivamente squadre a salvaguardia degli stessi in regime di minimo tecnico, che non possono e non devono essere equivalenti a quelle adottate rispetto alla normale produzione a ciclo continuo”. 

Il segretario confederale UGL Alessandro Calabrese – sottolinea che “un altro aspetto fondamentale che coinvolge un pò tutte le aziende del territorio che è la mancanza di un DVR (documento valutazione rischio) adeguato per questo tipo di emergenza, comportando delle problematiche che incidono negativamente sulla salute dei lavoratori, come sta accadendo ad esempio in ArcelorMittal che per esigenze aziendali, a seguito delle disposizioni di legge, sono state spostate le attività di carico navi al terzo e quarto sporgente, non opportunamente attrezzati per sopperire all’aumento delle stesse”. 

Inoltre, “all’interno dell’azienda e soprattutto per i lavoratori operanti a ciclo continuo, quindi dediti alla produzione, è inevitabile avere la necessità di collaborare tra loro a distanza inferiore ad un metro, per esigenze lavorative e di certo, le mascherine non garantiscono l’immunità al contagio. Abbiamo segnalato anche le diverse file di lavoratori, sia diretti, sia dell’appalto, che si creano all’ingresso della fabbrica, proponendo la delimitazione e distinzione delle aree di ingresso da quelle di uscita, ben evidenziate con segnalatori appositi e suggerito l’ingresso dei lavoratori in modo scaglionato con distanza di 15 minuti in gruppi e/o reparti”. 

Conclude il segretario Calabrese che “come ha sempre ribadito la UGL nei precedenti incontri con Sindaco, Prefetto ed Istituzioni varie circa la necessità di avere un unico gruppo di lavoro composto dalle parti interessate Istituzionali e tutte le OO.SS., per non intraprendere azioni diverse e spesso contrastanti sullo stesso territorio, ove da un lato si impedisce giustamente ai cittadini di uscire di casa e dall’altro non si riesce a ridurre il numero dei lavoratori presenti nelle aziende, un controsenso che potrà solo aggravare la situazione se, come auspichiamo, non verranno adottate azioni condivise da intraprendere”. 

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