Regione, presentato il nuovo piano ospedaliero

 

La Sanità pugliese si prepara per uno scenario potenziale di 3500 contagiati (attualmente siamo a 1800). Buoni risultati dai farmaci sperimentali
pubblicato il 01 Aprile 2020, 15:01
9 mins

Nel corso di un’affollata video-conferenza stampa il presidente della Regione Puglia, Emiliano, il responsabile Coordinamento emergenze epidemiologiche della Regione Puglia, Lopalco, e il direttore del Dipartimento Promozione della Salute, Montanaro, hanno presentato il nuovo piano ospedaliero regionale per la gestione dell’emergenza Covid.

Fase 2, per essere pronti a 3500 casi

Se finora, in quella che è stata definita la fase 1, la Regione si era attrezzata per far fronte ad uno scenario di 2000 contagiati, adesso si alza l’asticella. Lo scenario preso in considerazione parla ora di 3500 contagi in regione. Questo non significa che la Regione prevede che questi casi ci saranno effettivamente, ma che si sta attrezzando per essere pronta nel caso in cui un simile scenario si concretizzasse. Fatta questa precisazione (speriamo superflua, ma non si sa mai…) vediamo in dettaglio cosa prevede il nuovo piano:

  • 344 posti di terapia intensiva (ora 173, di cui 121 occupati)
  • 564 posti di pneumologia (ora 187, di cui 154 occupati)
  • 709 posti di malattie infettive (ora 352, di cui 294 occupati)
  • 493 posti per la gestione dei casi in guarigione (“post acuzie”)

A queste cifre si conta di arrivare inserendo nella rete Covid anche l’ospedale di Galatina e la Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, che sinora non ne facevano parte.

Il direttore del dipartimento, Montanaro, ha spiegato che l’incremento dei posti letto avverrà man mano che arriveranno dalla protezione civile nazionale i dispositivi essenziali per i posti di terapia intensiva (ventilatori polmonari e monitor multiparametrici). Finora, ha spiegato Montanaro, non è stato necessario ricorrere alla doppia ventilazione (un ventilatore polmonare per due pazienti), ma le strutture sono comunque attrezzate per poterlo fare in caso ce ne fosse bisogno.

Fra le altre cifre, dalla Regione precisano che nella rete non-covid restano attive 24 strutture pubbliche e 22 private.

La situazione attuale

Il dott. Lopalco ha colto l’occasione anche per riepilogare i dati (che pubblichiamo giornalmente) sull’attuale situazione in regione. I casi attivi sono attualmente 1800 e si calcola che i 2000 su cui era stata calibrata la fase 1 saranno raggiunti tra il 3 e il 4 aprile. Questi numeri, ha rivendicato Lopalco, sono frutto di un forte lavoro di identificazione sul territorio, che in cifre si traduce in 14.000 tamponi, per un 12,8% di positivi sul totale. «Siamo abbastanza confidenti – ha dichiarato il responsabile emergenze – che i numeri che forniamo giornalmente siano molto vicini alla realtà».

Ora più che mai, restare a casa

Dopo aver snocciolato questi dati, Lopalco ha anche colto l’occasione per rinnovare ancora una volta l’appello a rispettare l’obbligo (obbligo) di restare a casa, perché qualsiasi allentamento delle misure precauzionali in questo momento vanificherebbe tutto il lavoro fatto sinora. E a proposito della tanto discussa circolare del Viminale con cui si afferma che è consentito fare brevi passeggiate con i bambini nei pressi dell’abitazione (che, come ha opportunamente ricordato il presidente Emiliano, è solo una circolare interpretativa, che non modifica le norme già in essere), Lopalco ha affermato che: «è assolutamente prematuro modificare anche di una virgola le disposizioni». Il rallentamento della curva dei casi registrato a livello nazionale, ha ricordato, è influenzato in maniera predominante dalla Lombardia, ma non è indicativo della situazione nelle nostre regioni. «Il livello di attenzione che dobbiamo avere in Puglia è altissimo. Noi nel sud Italia siamo seduti su una polveriera, perché pochissime persone finora hanno incontrato il virus».

A questo proposito, Lopalco ha anche stigmatizzato la diffusione come dati certi degli studi sulla possibile fine dell’epidemia. Previsioni basate su modelli matematici con un margine di errore che può essere anche di alcune settimane.

Cure sperimentali, risultati «molto buoni»

Notizie incoraggianti, invece, per quanto riguarda la sperimentazione di farmaci per l’artrite reumatoide nel trattamento dei pazienti affetti da covid. Se utilizzati nel momento corretto nel decorso della malattia, ha spiegato Lopalco, questi farmaci riescono ad impedire che i pazienti finiscano in terapia intensiva. L’importanza di questo risultato è evidente, non solo per la salute dei singoli, ma perché consente di mantenere liberi i letti di terapia intensiva per i pazienti più gravi, garantendo così la tenuta dell’intero sistema.

Sono allo studio (ma non ancora del tutto validati) test che rilevano la presenza di anticorpi contro il coronavirus. Essi non sostituiranno il tampone, ma consentiranno uno screening nella popolazione per capire chi è venuto in contatto con il Sars-Cov-2. E a proposito di tamponi, Montanaro ha confermato che sono al vaglio le candidature di alcuni laboratori privati che potrebbero attrezzarsi per il test.

Mascherine e DPI, si lavora per l’approvvigionamento

Riguardo all’annosa questione delle mascherine, Emiliano ha reso noto che sono già stati fatti ordini per 32 milioni di euro. D’altro canto, pur dichiarando di voler tenere bassi i toni perché non è il momento delle polemiche, ha precisato che al momento dal governo centrale non arrivano le FFP2 e le FFP3. «Per un mese, per stessa ammissione del commissario Arcuri, le mascherine sono state assegnate alle regioni secondo il numero dei contagiati», ha dichiarato Emiliano, che ha poi rivendicato il merito di aver spinto la struttura centrale a cambiare criterio. «Le regioni, soprattutto del sud, stanno facendo tutto da sole» ha dichiarato il governatore. D’altro canto, è opportuno ricordare che già alcuni giorni fa il capo del Dipartimento di Protezione Civile Borrelli aveva precisato che l’attività del governo centrale è di aiuto e sostegno alle regioni, ma che l’approvvigionamento di base resta sempre in capo a loro quali responsabili del sistema sanitario.

«Se le regioni non avessero goduto dell’autonomia che assegna loro la Costituzione, noi non avremmo avuto il necessario per combattere questa epidemia» ha seccamente affermato Emiliano. «D’altra parte – ha continuato il Governatore – se il governo avesse voluto fare diversamente avrebbe potuto farlo, la legge glielo consente. Se non lo ha fatto è perché non era in grado». Obiezione, anche questa, a cui era già giunta risposta giorni fa dal Presidente del Consiglio Conte, che aveva dichiarato di non volersi avvalere di questa prerogativa in quanto per il governo centrale pochi giorni non sarebbero sufficienti ad assumere la padronanza di un sistema, quello sanitario, che da anni è in mano alle regioni. Nulla vieta, dunque (aggiungiamo noi interpretando con un po’ di malizia le parole del premier), che in futuro se ne possa anche riparlare…

No alla caccia all’untore, tutelare la privacy dei positivi

Emiliano ha, infine, detto la sua anche sulle polemiche circa la scarsità di informazioni sulla localizzazione dei contagiati, ricordando quanto sia importante la tutela della privacy di queste persone. Privacy che non significa solo mantenerne nascosti i nomi, ma anche evitare situazioni di “caccia all’untore” quali si potrebbero verificare, e si sono verificate, in piccole realtà geografiche in cui tutti conoscono tutti.

Un invito tutt’altro che velato, soprattutto a noi giornalisti, a capire fin dove possa arrivare il legittimo diritto all’informazione e dove, invece, inizi lo sciacallaggio.

 

Di seguito, per chi volesse approfondire, il video della conferenza stampa, dalla pagina facebook della Regione Puglia:

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