“La diffusione delle informazioni abile arma di contrasto e prevenzione”

 

Intervento del segretario della CGIL, Paolo Peluso che lancia un appello al Prefetto, alla Regione e all’ASL
pubblicato il 31 Marzo 2020, 16:47
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ll segretario generale della CGIL ionica, Paolo Peluso, ha diffuso un lungo intervento, in verità una riflessione, sull’informazione al cittadino – di qualunque categoria sociale e lavorativa – che in questa grave crisi sanitaria riceve dagli enti preposti. E pone dubbi su come le informazioni siano rese: in sostanza, quali siano i confini tra il diritto di conoscere (per il cittadino) e quello degli enti preposti nel centellinare le informazioni stesse. Ecco cosa scrive Peluso:

Lo diciamo da più parti: “è come se fossimo in guerra”. E di fronte al conflitto con un nemico, anche se questa volta invisibile, la diffusione delle informazioni è per certi versi un’abile arma di contrasto e prevenzione.
Per questa ragione, pur comprendendo una parziale cautela di fronte a informazioni così sensibili come lo stato di salute delle persone, credo che una valutazione attenta occorre fare verso le modalità di comunicazione scelte, a volte in maniera del tutto arbitrale, dagli enti preposti al difficile compito di contrasto alla pandemia da coronavirus.
Durante una guerra vera anche l’informazione subisce uno stravolgimento di regole, rispetto ad un periodo di pace.  In guerra, l’informazione è asservita alla propaganda ovvero viene filtrata magari per non far giungere informazioni al nemico. Ora il nemico, però, è un virus, e non possiamo pensare che userà le informazioni per organizzare un contrattacco, anzi le informazioni sono spesso armi per la prevenzione utili alla non propagazione.
Così di fronte agli ultimi episodi non ben chiariti sulle informazioni che hanno riguardato casi all’interno dell’ex ILVA o all’interno di una casa di cura occorre porsi tre domande precise.
Le Amministrazioni pubbliche e, in particolare i Sindaci, hanno o no diritto ad essere tempestivamente informate dalla ASL e dalla Direzione sanitaria regionale della reale situazione del territorio (casi positivi, tamponi effettuati e da effettuare,  attività e luogo di lavoro dei positivi, ecc.)?
Le rappresentanza dei lavoratori hanno o no diritto a conoscere la reale situazione dei vari settori produttivi e quali misure di verifica e controllo si stanno adottando nei luoghi di lavoro di attività essenziali, a partire dal sistema sanitario e socio-sanitario, per finire alle aziende che il Prefetto sta autorizzando alla continuità produttiva anche se non essenziali?
I cittadini hanno o no diritto di sapere quali situazioni di criticità si stiano determinando in luoghi particolari, come ad esempio nella clinica Villa Verde cui sarebbero stati riscontrati casi positivi al Covid-19  ancora in attesa di conferma ufficiale e nel caso cosa si stia facendo per la tutela dei degenti (compresi quelli oncologici trasferiti dal Moscati) e del personale medico e paramedico al suo interno?
Hanno diritto o no di sapere come si spendono i soldi pubblici per la riorganizzazione della rete ospedaliera, come quella adottata in provincia di Taranto?  E con quale ratio?  Augurandoci, magari, che non siano favoriti gruppi di interesse.
I cittadini hanno diritto o no, attraverso gli organi di stampa e non le voci di corridoio, di avere una corretta e puntuale informazione anche sul numero calzante dei contagi, dei decessi e delle speriamo sempre più diffuse guarigioni?
Sono domande che rivolgo alla Regione, al Prefetto e ai vertici dell’ASL a cui lancio un accorato appello a non dimenticare questa regola semplice di democrazia.

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