Depuratore consortile, nuovo affondo di Aqp e Regione

 

L'Acquedotto ha presentato le integrazioni al progetto. Con lo scarico a mare in caso di emergezna. Chiesta deroga al PPTR. Protesta di associazioni e parte della politica
pubblicato il 30 Marzo 2020, 21:17
15 mins

Nuovi problemi e polemiche intorno al depuratore consortile dei comuni Manduria e Sava, nel mentre proseguono i lavori che la società ‘Bio System Company‘ di Gravina di Puglia sta realizzando in località Urmo-Belsito, Specchiarica, marina di Manduria per conto della ‘Putignano & Figli’ di Noci, azienda che si aggiudicò l’appalto dei lavori iniziati lo scorso anno.

L’ultimo evento in ordine di tempo, che ha nuovamente messo in allarme cittadini, comitati e associazioni del versante orientale della provincia, riguarda l’atto che l’Acquedotto Pugliese SpA ha presentato lo scorso 23 marzo contenente le integrazioni al progetto di fattibilità tecnica ed economica. Tale documento che sarà sottoposto al Comitato di VIA regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), riguarda le opere del secondo stralcio funzionale: l’impianto progettuale individua come soluzione tecnica il riutilizzo delle acque reflue depurate ed affinate del nuovo depuratore consortile di Sava-Manduria e ulteriori scarichi complementari.

Per Aqp, e la Regione Puglia, quella del Depuratore Consortile è sicuramente un’opera di pubblica utilità per tale ragione è stata presentata istanza di deroga al PPTR (Piano Paesaggistico Territoriale Regionale) per realizzare le opere necessarie.

Ricordiamo che lo scorso ottobre il Comitato VIA della Regione Puglia ritenne ‘non adeguati‘ ben 10 informazioni su 29 dello studio di Impatto Ambientale presentato da dall’Acquedotto Pugliese S.p.a. relativo proprio al “secondo stralcio” di opere (collettamento fognario e riutilizzo delle acque reflue depurate).

Nessuna informazione invece per quanto concerneva il “terzo stralcio” di opere, riguardante la raccolta, il collettamento e la depurazione delle acque delle marine di Manduria.

In merito al secondo stralcio, il comitato di VIA non aveva concesso l’autorizzazione procedendo con l’archiviazione del procedimento. Successivamente, però, questo atto di archiviazione veniva annullato in autotutela dalla Regione Puglia, decisione che ha rimesso in moto la fase istruttoria. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/01/depuratore-manduria-sava-bocciato-in-parte-il-progetto4/)

Le integrazioni al progetto di fattiblità e le opere previste

Le opere in esame nel presente Studio di Impatto Ambientale consistono in:

n. 1 vasca di accumulo delle acque affinate con annesso impianto di sollevamento con sistema impiantistico di rilancio e opere elettromeccaniche;

condotta premente in PEAD PE100 DE630 mm per il convogliamento dei reflui affinati alla vasca di accumulo del Chidro gestita dal Consorzio di Bonifica dell’Arneo da cui diparte la distribuzione irrigua dell’Ente;

sistema di derivazione delle portate sollevate al Buffer Ecologico, con rete interna di condotte in acciaio DN200 mm e collettamento ai bacini impermeabili;

completamento del Buffer Ecologico, presso località Masseria della Marina, con la realizzazione di n. 4 bacini di accumulo delle acque affinate di superficie pari a 2,0 ha per un volume totale pari a circa 23.000 mc; le opere saranno realizzate con solette in c.a., sulle quali, al fine di garantire la perfetta impermeabilizzazione dei bacini, saranno posati in opera teli in HDPE alla base ed alle sponde dei bacini con ammorsamento al bordo superiore della sponda;

realizzazione di un recapito complementare, tramite una condotta emissario a gravità in ghisa sferoidale DN600 mm, dal nuovo impianto depurativo al corpo idrico superficiale costituito da un canale di bonifica recapitante nel Bacino di Torre Colimena. Al fine di eliminare qualsiasi tipo di interferenza con aree di particolare pregio ambientale e paesaggistico, è stato previsto, per alcuni tratti, l’utilizzo della tecnica di posa mediante trivellazione orizzontale controllata.

interventi di ingegneria naturalistica sul corpo idrico superficiale summenzionato, utili a favorire il pieno inserimento ambientale del recapito, con piantumazione di specie arboree autoctone;

sistema di monitoraggio quali-quantitativo del refluo affluente al recapito e della qualità delle acque presenti nel bacino di Torre Colimena.

Le spiegazioni dell’Acquedotto Pugliese

Sono state analizzate alternative per definire l’ubicazione dell’area buffer, del recapito complementare in corpo idrico superficiale e dei tracciati delle condotte.

Per quanto riguarda l’AREA BUFFER il progetto, si legge, “ha tenuto conto della proposta congiunta formulata dalle amministrazioni comunali di Manduria e Avetrana: “il Comune di Manduria ha predisposto atti propedeutici alla valorizzazione e/o al cambio di destinazione d’uso di una grande area di proprietà al fine di uno sviluppo eco-sostenibile per progetti naturalistico – sportivi ovvero a sostegno di uno sviluppo turistico del territorio; che i suddetti terreni, corrispondenti alla zona della Masseria Marina di oltre 100 ha, per gli sviluppi territoriali di cui al punto precedente, necessitano di grandi quantitativi di acqua (auspicabilmente acqua affinata per non compromettere ulteriormente la falda); che tali terreni, per la loro peculiarità geomorfologica (come mostrato dallo Studio di Fattibilità redatto dall’Ing. Dellisanti e dal Dr. Moscogiuri per conto del Comune di Manduria) sono idonei ad ospitare una zona di trincea drenante quale sicurezza idraulica, che garantisca lo scarico ultimo in caso di non utilizzo completo delle acque affinate. Le condizioni geologiche ed idrogeologiche dell’area di Masseria Marina sono particolarmente favorevoli anche per lo scarico al suolo attraverso pozzi sperdenti, come indicato dal prof. Del Prete per conto del Comune di Avetrana: essi infatti possono essere allocati in una vasta area (100 h) che, essendo costituita da calcareniti fessurate intercalate da livelli limoso-sabbiosi sciolti, risulta in grado di accogliere i reflui depurati in tab. 4, senza immissioni dirette nella sottostante falda salmastra”.

In merito allo SCARICO COMPLEMENTARE IN CORPO IDRICO SUPERFICIALE Il Servizio Risorse Idriche della Regione Puglia, con parere del 15.11.2018, ha fatto rilevare l’impossibilità di prevedere il suolo come unico recapito, invitando a valutare per il Buffer 2 soluzioni tecniche coerenti con Dlgs. 152/06 e con la DGR 1150/17 di modifica al PTA. Pertanto, come risaputo. si è proceduto ad effettuare le necessarie valutazioni per addivenire ad una soluzione che fosse compatibile con tali indicazioni, condividendo con il Servizio regionale in parola la possibilità di utilizzare come recapito un corpo idrico superficiale, evitando lo scarico diretto a mare.

Alla fine però, si ritorna sempre al punto di sempre: ovvero che l’unica alternativa possibile sia il Bacino di Torre Colimena e, quindi, nell’ambito del presente Studio di Impatto Ambientale sono stati condotti i necessari approfondimenti, in modo da valutare le caratteristiche del bacino, sia in termini di qualità delle acque che di valenza vegetazionale e faunistica. “Tale soluzione non è stata finora presa in considerazione soprattutto per l’elevata distanza dall’impianto di trattamento, ma ad oggi si profila come l’unica soluzione possibile rispetto alla quale tutte le valutazioni fino ad oggi condotte trovano un punto di sintesi e di compromesso”.

La scelta di utilizzare il bacino di Torre Colimena come ulteriore scarico complementare (oltre ai bacini di filtrazione), oltre a consentire il rispetto delle previsioni del PTA (scarico in corpo idrico superficiale), presenterebbe secondo lo studio Aqp le seguenti sostanziali condizioni preferenziali rispetto alla tutela dell’ambiente marino-costiero: “Incrementare il ricambio idrico generale del bacino stesso, favorendo una migliore circolazione dell’ossigeno, limitando i fenomeni distrofici anossici (già ad oggi rilevati e sicuramente più accentuati nei periodi di maggiore rialzo termico), incrementando la maggiore diffusione della prateria di zostera (che a tratti resiste all’interno del bacino, ma minacciata dalla scarsa circolazione idrica). La qualità delle acque del bacino è in linea con la qualità dell’effluente depurato e, pertanto, non si determina alcuna ripercussione negativa. La premiscelazione con le acque salmastre del bacino consente di mitigare in modo sostanziale l’alterazione del grado salinità delle acque marino costiere normalmente associato agli scarichi diretti in mare“. In sostanza quindi, il recapito definito nell’ambito del bacino di Torre Colimena si configura come una sorta di riuso ambientale di un’area ambientalmente sensibile, rispetto alla quale si rilevano delle criticità che l’apporto delle acque reflue trattate può contribuire a risolvere. Sempre secondo il parere dell’Aqp.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/28/depuratore-la-regione-chiede-deroga-su-scarico-finale/)

Le proteste delle associazioni del territorio

Tante le associaizoni che proseguono nella loro opposizione al progetto del depuratore consortile. Nelle scorse settimane si è avuta notizia del ricorso presentato alla Corte dei Conti dall’avvocato del foro di Milano, Claudio Linzola, per conto delle associazioni manduriane “Azzurro Ionio” e “Manduria Noscia” (che ha protestato duramente anche nei confronti di quest’ultimo atto di Aqp e Regione), di Wwf Italia, del partito dei Verdi di Manduria, e dei cittadini Antonio Saracino e Pietro Quaranta. Il ricorso è stato presentato per “verificare la regolarità delle procedure pubbliche, dal punto di vista contabile”.

Protesta anche il vicesindaco di Avetrana, Alessandro Scarciglia, attraverso un video sul suo profilo Facebook, per rappresentare ancora una volta la contrarietà della sua comunità alla realizzazione del progetto. “E’ assurdo che l’Aqp e la Regione Puglia hanno chiesto una deroga in un momento di emergenza sanitaria nazionale, perché lo hanno ritenuto il momento più adatto visto che la gente è presa da altre preoccupazioni. Alla Regione dico di non approfittarne, di non fate tramutare la paura in rabbia, perché non è il momento di giocare con la vita delle persone”.

Protesta anche la deputata del Movimento 5 Stelle, Macina, che ha dichiarato al sito lavocedimanduria.it che “una deroga al Piano Paesaggistico Territoriale che, peraltro, si propone in corsa e che interferirebbe con le Riserve del Litorale Tarantino Orientale, rispolvera una soluzione che era stata esclusa sin dal 2004? Certificando questa volta nero su bianco – conclude Macina – il fallimento progettuale! Se questo è lo stato dell’arte, ciò che penso è noto: Sì al depuratore ma lontano dalla costa”.

Levata di scudi anche da parte di Legambiente Manduria. “Dobbiamo constatare come la cittadinanza debba ancora una volta scontrarsi contro questa forte determinazione della Regione e di Aqp ad andare avanti con delle soluzioni progettuali che, a nostro avviso, sono, fra tutte quelle sino ad ora presentate, le più pericolose per l’impatto sull’ambiente” si legge in una nota dell’associazione.

Protesta anche Salvatore Luigi Baldari, presidente dell’assocazione Casa dell’Evoluzione: “Condivido quanto detto dal vicesindaco Alessandro Scarciglia. E condivido pienamente la sua richiesta di moratoria. Qualche settimana fa avevo rilanciato l’idea di inserire, nel tavolo programmatico del Cis, il tema di un sistema unico di riutilizzo delle acque reflue depurate, per l’intera provincia di Taranto. La richiesta di Aqp di procedere in deroga al Piano Paesaggistico, per poter coinvolgere anche il Bacino di Torre Colimena, è il finale più tragico che potevamo immaginare. A nulla sembra siano serviti anni di manifestazioni, confronti e studi scientifici. Eppure c’è una una soluzione alternativa che non è mai stata presa in considerazione dagli organi competenti, nonostante sia validata da studi ed analisi scientifiche, che ne evidenziano anche gli enormi vantaggi economici ed ambientali. Mi riferisco all’impiego di cave dismesse come bacino di accumulo dell’acqua depurata, in sostituzione sia dello scarico emergenziale previsto nel Bacino di Torre Colimena che delle vasche Arneo. E tra l’altro è la stessa Regione che consente di utilizzare le cave dismesse per la realizzazione di bacini di accumulo della risorsa idrica o bacini di ricarica della falda favorendo il riuso delle acque reflue depurate come si legge nella Legge Regionale n.22 del 5 Luglio 2019 e non ci sarebbe quindi bisogno di alcuna deroga. Insomma, tutto assume connotati grotteschi, se si pensa che il proprietario di una cava, che si trova a 5 Km da Manduria, non lontana dal costruendo depuratore, dotata di una capienza di 2 milioni di metri cubi, La domanda che sorge spontanea è: perché non si è dato seguito a questa soluzione? Ci sono forse altri interessi da tutelare, prima ancora di quello essenziale di fornire il territorio di un sistema di depurazione efficiente, moderno ed ecocompatibile?”.

(leggi tutti gli articoli sul depuratore consortile Sava Manduria https://www.corriereditaranto.it/?s=depuratore&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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