L’economia curerà “l’influenza”. Forse…

 

La solidarietà - lo ha detto il presidente della repubblica Sergio Mattarella - non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse
pubblicato il 29 Marzo 2020, 08:00
6 mins

L’avevamo chiamata influenza e qualcuno ancora continua a farlo, quella che si sta rivelando come la crisi più profonda che l’umanità abbia attraversato dalla fine della seconda guerra mondiale. Mai così globale.
Un miliardo di persone in casa.
Come (e quando) ne usciremo da tutto questo nessuno può prevederlo e chi prova a fare previsioni rischia di essere clamorosamente smentito. Per il momento, lo abbiamo capito, possiamo soltanto affidarci ai numeri e fare un riepilogo di quello che sta accadendo.

Parlando del nostro Paese, se consideriamo l’emergenza in corso, in tempi record si è incentivato il lavoro da casa, la didattica a distanza e gli acquisti on line. Parallelamente, stiamo assistendo a una lenta responsabilizzazione dei cittadini all’osservanza delle norme e allo smascheramento dei menefreghisti, stiamo imparando a comprendere meglio il ruolo di forze dell’ordine, medici, infermieri e sui social si fa a gara ad assegnare medaglie al valore civile. Medaglie simboliche, ma van bene anche quelle.

Nel frattempo, tanti altri aspetti sono cambiati di pari passo, qualcuno è perfino migliorato. Pensiamo al traffico, all’inquinamento e allo spreco di cibo. Stiamo scoprendo che possiamo fare a meno del calcio, del Gioco del Lotto e dei Gratta e Vinci.

Passando tutto questo tempo a casa oltre a leggere libri, giornali, guardare film e mangiare meglio, sono migliorati i rapporti con i nostri cari, che cerchiamo di proteggere. Ma solo dal Covid 19, perchè la curva della criminalità è scesa. Furti, rapine e altri reati sono ridotti all’osso, come il traffico e lo spaccio di droga che hanno subìto un drastico tracollo. In fondo, deve essere proprio una cosa seria se anche l’ONU ha chiesto il cessate il fuoco in tutti i conflitti mondiali.

Il bisogno di interagire con il prossimo è diventato più tangibile, come l’esigenza di essere un po’ più solidali.

Di contro, a seconda delle nostre preferenze elettorali, abbiamo incassato il sostegno degli amici o degli ex nemici diventati amici. Cuba, Russia, Cina e perfino Vietnam.
Da L’Avana sono giunti 37 medici e 15 infermieri che si sono subito messi a disposizione del personale sanitario degli ospedali lombardi, tutti esperti nei rispettivi campi: 23 specialisti in medicina generale integrale, 3 pneumologi, 3 intensivisti, 3 specialisti in malattie infettive e 3 specialisti di emergenza. Molti di loro hanno già operato in territori difficilissimi, ad esempio per combattere l’epidemia di Ebola nel 2014 in Africa.

Malpensa – Un carico di aiuti provenienti dalla Cina

Da Mosca sono arrivati 9 aerei con medici, squadre di disinfestazione e materiale sanitario, 76 carichi di attrezzature mediche: mascherine, ventilatori, tute protettive, macchinari per le analisi, tamponi. Prima di loro però erano già sbarcati a Malpensa i primi medici cinesi con 20 tonnellate di materiale sanitario, circa mezzo milione di mascherine, 4 tonnellate di materiale medico, 1800 tute protettive e 150mila guanti. E poi c’è il Vietnam, con il governo di Hanoi che ci ha mostrato vicinanza inviando 4mila test kit, non solo tamponi, ma speciali kit “ready to use” insieme ad altro materiale medico.

E poi c’è l’Europa, la grande incompiuta, che si comporta come di solito si comporta l’Europa, in modo disordinato e illogico. Prendiamo la Romania e la Repubblica Ceca che hanno bloccato alla frontiera le mascherine destinate all’Italia.

Mario Draghi

Da questa cosa ne usciremo cambiati, lo si è già detto. Ma potrebbe anche essere un modo, probabilmente l’ultimo che abbiamo, di riscrivere le regole dell’economia e del capitalismo.

«Il costo dell’esitazione può essere irreversibile». E’ quello che ha detto Mario Draghi, ex presidente della Banca Centrale Europea (Bce) che in questa settimana ha pubblicato un editoriale sul Financial Times, uno dei più importanti e autorevoli giornali del mondo, nel quale senza mezzi termini ha detto quello che va fatto: garantire le imprese, proteggere i posti di lavoro e aumentare il debito pubblico. 

Sergio Mattarella

In questi casi, va detto, servono i leader. Modelli che suscitano autorevolezza, rispetto e fiducia. Figure popolari e non populiste, che si offrono al contatto della gente senza tentare di confondersi fra essa. Uno di noi, ma al contempo uno, che almeno appaia, migliore di noi. Ieri queste caratteristiche qualcuno può averle riconosciute nella figura di Sergio Mattarella, presidente della Repubblica, nella composta fermezza con la quale ha evidenziato “gli sforzi compiuti a livello europeo dalla la Banca Centrale e dalla Commissione che hanno assunto importanti e positive decisioni finanziarie ed economiche, sostenute dal Parlamento Europeo” , commissione alla quale non ha lesinato di ricordare come il Consiglio dei capi dei governi nazionali non abbia fatto ancora molto. “Ci si attende che questo avvenga concretamente nei prossimi giorni”. “Mi auguro – ha detto Mattarella – che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse”.
Lo ha detto col ciuffo un po’ scomposto e disordinato, in quel fuori onda nel quale rivela di non andare dal barbiere. Lui, come noi.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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