ArcelorMittal ricorre contro ordinanza Melucci

 

Ecco il documento integrale del ricorso al Tar di Lecce. Il sindaco risponde con un video su Facebook
pubblicato il 27 Marzo 2020, 20:47
10 mins

Non serviva di certo un indovino per prevedere che ArcelorMittal avrebbe presentato ricorso al Tar di Puglia sezione di Lecce contro l’ordinanza del 27 febbraio scorso del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, che imponeva alla multinazionale e all’Ilva in As di individuare e risolvere entro 30 giorni (termine che scade domani) le cause delle emissioni dello scorso febbraio, che secondo il Comune ed in parte ARPA Puglia, erano derivanti dalla produzione dello stabilimento siderurgico.

L’impugnativa di 38 pagine per “la declaratoria di nullità nonchè l’annullamento, previa sospensione in via cautelare” dell’ordinanza sindacale contingibile e urgente è stata presentata dall’azienda tramite gli avvocati Francesco Gianni, Antonio Lirosi, Elisabetta Gardini e Valeria Pellegrino. Il ricorso è contro il sindaco di Taranto, il Comune di Taranto, l’Arpa Puglia, e il Dipartimento provinciale Arpa di Taranto e come controinteressati nei confronti del Ministero dell’Ambiente, della Prefettura di Taranto e dell’Ispra. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/26/emissioni-odirgene-arpa-indaga-sulla-fonte/)

Il ricorso, profondamente arrticolato, smonta pezzo dopo pezzo l’ordinanza del Sindaco e mette in forte dubbio che le emissioni dello scorso febbraio fossero da addebitare all’attività produttiva del siderurgico, e quindi ponendo un forte punto interrogativo sulle indagini di ARPA Puglia. Riportando all’interno del ricorso la posizione del ministero dell’Ambiente che di fatto chiedeva un approfondimento anche nei confronti della raffineria Eni, come avevamo riportato come corriereditaranto.it in assoluta solitudine.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/24/22emissioni-odorigne-arpa-non-chiarisce-dubbi-sulla-raffineria/)

Nell’impugnativa i legali di ArcelorMittal motivano il ricorso a fronte della “violazione e falsa applicazione degli art. 50 e 54 del D.Lgs. 267/00 per carenza delle condizioni e presupposti per l’adozione dei provvedimenti contingibili e urgenti”. Per “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 155/2010“. Per “violazione e falsa applicazione degli articoli 29 quarte e 29 decies del D.Lgs. 152/06“. Per “violazione e falsa applicazione della legge regionale n. 32/2018 e della D.G.R. 805/2019“. Per “eccesso di potere per travisamento di fatto e di diritto, carenza di istruttoria e di motivazione, violazione del principio di proporzionalità e del principio di precauzione. Per incompetenza assoluta e straripamento di potere“.

Approfondiremo in un altro articolo punto per punto il ricorso.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/28/emissioni-da-afo1-arpa-attende-lispra/)

In estrema sintesi nel ricorso si ricorda che il Sindaco ha poggiato l’adozione dell’Ordinanza sugli articoli 50 e 54 del D.Lgs. 267/00.
Come noto, tali norme prevedono rispettivamente che “in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale” (art. 50 comma 5) e “Il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta con atto motivato provvedimenti, anche contingibili e urgenti nel rispetto dei princìpi generali dell’ordinamento al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana” (art. 54 comma 4). 

I principi che la giurisprudenza ha elaborato e costantemente riaffermato rispetto alle ordinanze contingibili e urgenti sono, dunque, i seguenti:

a) l’ordinanza deve essere connotata da provvisorietà e temporaneità dei suoi effetti. 

b) le ordinanze possono essere adottate solo per far fronte ad un pericolo imminente ed irreparabile tale da rendere impossibile differire ad altra data l’intervento. La situazione di pericolo, poi, deve essere attuale rispetto al momento dell’adozione del provvedimento.

c) le ordinanze contingibili ed urgenti devono essere adeguatamente motivate ed istruite anche in ragione del carattere extra ordinem che le caratterizza.

d) l’ordinanza può essere adottata solo ove non sia possibile fronteggiare la situazione con i provvedimenti tipici già previsti dall’ordinamento. 

La giurisprudenza ha infine precisato che l’ordinanza è correttamente indirizzata a chi si trovi in un rapporto con la fonte di pericolo tale da consentirgli di eliminare la situazione riscontrata.

Per i legali di ArcelorMittal, l’ordinanza del Sindaco è carente rispetto a tutti i presupposti indicati.

1.1 Carenza del requisito della temporaneità e provvisorietà: l’Ordinanza impone, sostanzialmente, la fermata dell’attività produttiva entro 60 giorni con una misura che non prevede alcun termine ed è, di fatto, sine die;

1.2 Le emissioni odorigene non sono riconducibili allo Stabilimento: l’Ordinanza richiama due diverse tipologie di eventi emissivi che non hanno alcuna correlazione tra loro: i primi verificatisi al camino E312 dello Stabilimento nell’agosto 2019 e relativi al parametro “polveri”, i secondi di natura odorigena ed inerenti i parametri H2S e SO2 ed occorsi a fine febbraio 2020. Questi ultimi sono ricondotti dal Sindaco allo Stabilimento in assenza di qualsiasi prova, tanto che tale carenza veniva espressamente rilevata anche dal Ministero dell’Ambiente. La stessa ARPA, nell’unico documento istruttorio richiamato nell’Ordinanza, affermava, del resto, che le indagini per individuare le cause degli odori molesti erano ancora in corso. 

1.3 Carenza di una situazione emergenziale che abbia come conseguenza un pericolo imminente ed irreparabile. Tale requisito è carente tanto rispetto alle emissioni al camino E 312 quanto agli eventi odorigeni: 

1.3.a) le emissioni anomale al camino E 312 riguardano eventi verificatisi più di 6 mesi prima dell’adozione dell’Ordinanza (in 4 giorni dell’Agosto 2019) e non si sono, da allora, più ripetute. Il malfunzionamento accertato veniva rimosso da AMI già il 19 agosto 2019. Inoltre, le riscontrate anomalie emissive non hanno determinato alcun superamento dei valori limite di emissione previsti dall’AIA, come espressamente confermato dal Ministero dell’Ambiente; 

1.3.b) rispetto gli eventi odorigeni, l’Ordinanza fa riferimento ad un unico documento istruttorio predisposto da ARPA. Nessuno dei valori ivi indicati comporta il superamento di soglie poste dalla legge o raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la tutela della salute. 

1.4. Carenza di adeguata istruttoria e motivazione

1.4.a) Con riferimento al camino E 312, l’Ordinanza non fornisce alcun elemento istruttorio rispetto alla sussistenza di una situazione di pericolo per la salute e l’incolumità pubblica. Tutta la documentazione citata fa riferimento alla sola normativa ambientale che, tuttavia, il Ministero dell’Ambiente ha confermato essere stata rispettata mentre manca qualsiasi valutazione di possibili impatti sulla salute umana; 

1.4.b) Anche rispetto alle emissioni odorigene, l’istruttoria è totalmente carente: la stessa ARPA (unica autorità ad aver formulato un documento istruttorio) ricorda di non essere competente ad effettuare valutazioni di natura sanitaria. Inoltre i “valori di interesse” cui il documento di ARPA fa riferimento non risultano correlabili, dal punto di vista temporale, agli odori molesti; 

1.4.c) La motivazione addotta dal Sindaco è, poi, formulata in termini generici e sostanzialmente congetturali ed il riferimento alla Valutazione del Danno Sanitario del 2018 non vale a colmare tale lacuna;

1.4.d) Neppure il richiamo al principio di precauzione può ovviare alle suddette carenze istruttorie e motivazionali suddette. Nel caso di specie non è, tuttavia, una sufficiente certezza scientifica a mancare ma, piuttosto, non è stata effettuata un’adeguata istruttoria. 

1.5 E’ infine carente il requisito della contingibilità. Il Sindaco si è rivolto al Ministero dell’Ambiente in entrambe le ipotesi sollecitando tale autorità ad attivarsi, così confermando che la situazione poteva essere affrontata (se fosse stato necessario ma così non era) proprio dal Ministero con i provvedimenti tipici già previsti dall’ordinamento. 

Il Sindaco pretende dunque di ingerirsi in una sfera che non gli appartiene imponendo di attuare misure di carattere ambientale sul camino E 312 e per il contenimento degli odori, misure che rappresentano tipiche prescrizioni AIA, affatto extra ordinem e che spettano al Ministero dell’Ambiente” sostengono i legali di ArcelorMittal. 

Ecco il documento del ricorso dei legali di ArcelorMittal:

RICORSO.pdf.pdf.pdf

La reazione del sindaco Melucci

Il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci ha affidato ad un video messaggio diffuso su Youtube, il commento sul ricorso al Tar di Lecce presentato da ArcelorMittal contro l’ordinanza del 27 febbraio scorso.

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: ArcelorMittal ricorre contro ordinanza Melucci

  1. Umberto

    Marzo 27th, 2020

    forza sindaco, siamo con te’ !!! n’ vulim d’ lor…

    Rispondi

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