Giornata Mondiale del Teatro: il messaggio di Shahid Nadeem

 

Il Teatro è un Tempio: questo è il messaggio del drammaturgo pakistano Shahid Nadeem per la Giornata Mondiale del Teatro, che si celebra domani. Un messaggio rivolto a tutti gli operatori teatrali.
pubblicato il 26 Marzo 2020, 17:25
10 mins

Una Giornata Mondiale del Teatro inimmaginabile quella che si celebrerà come ogni anno il 27 marzo. A causa della grave emergenza sanitaria da Coronavirus che blocca di fatto l’intero sistema mondiale della cultura e dello spettacolo, mettendo a rischio la vita di milioni di persone nel mondo, il messaggio che si vuole lanciare a tutti è quello di restare in casa.

Ed ecco quindi l’appello affinché il messaggio di quest’anno possa essere diffuso, letto, condiviso sui social per dare un segnale forte che il teatro e l’arte resistono, e che possono essere fonte di speranza e coesione sociale, tanto più in tempi critici.

Quest’anno l’International Theatre Institute dell’UNESCO ha incaricato il drammaturgo pakistano Shahid Nadeem della scrittura del Messaggio, rivolto alle donne e agli uomini di teatro di tutto il mondo.

Come sempre l’ITI Italia ha tradotto in italiano il messaggio e che viene divulgato dal Teatro Pubblico Pugliese per condividerlo con i teatri e gli artisti pugliesi.

 

International Theatre Institute ITI – World Organization for the Performing Arts

Messaggio della Giornata Mondiale del Teatro 2020 di Shahid NADEEM, Pakistan

Traduzione di Roberta Quarta per il Centro Italiano dell’International Theatre Institute

Il Teatro è un Tempio

Alla fine di uno spettacolo del Teatro Ajoka (1) sul poeta sufi Bulleh Shah (2), un uomo anziano, accompagnato da un giovane, si avvicinò all’attore che aveva interpretato il ruolo del grande Sufi (3) e gli disse: “Mio nipote non sta bene, per favore, lo benedica”.

L’attore rimase sorpreso e gli rispose: “Non sono Bulleh Shah, sono solo un attore che interpreta questo ruolo”.

L’uomo anziano gli disse: “Figlio mio, tu non sei un attore, sei una reincarnazione di Bulleh Shah, il suo Avatar (4)”.

Improvvisamente si dischiuse davanti a noi un concetto completamente nuovo di teatro, in cui l’attore diventa la reincarnazione del personaggio che sta interpretando.

Esplorare storie come quella di Bulleh Shah, e ce ne sono tante in tutte le culture, può diventare un ponte tra noi, persone di teatro, e un pubblico inconsapevole ma entusiasta. Quando siamo sul palcoscenico, a volte veniamo assorbiti dalla nostra filosofia di teatro, dal nostro ruolo di precursori del cambiamento sociale e ci dimentichiamo di gran parte delle masse. Nel nostro impegno con le sfide del presente, ci priviamo della possibilità di un’esperienza spirituale profondamente toccante che il teatro può offrire.

Nel mondo di oggi in cui l’intolleranza, l’odio e la violenza aumentano sempre di più, e in cui il nostro pianeta sta precipitando nella catastrofe climatica, abbiamo bisogno
di recuperare la nostra forza spirituale. Abbiamo bisogno di combattere l’apatia, l’indolenza, il pessimismo, l’avidità e il disprezzo per il mondo in cui viviamo, per il pianeta in cui viviamo. Il teatro ha un ruolo, un ruolo nobile, nel dare energia e spingere l’umanità a resistere alla sua caduta nell’abisso. Il teatro può trasformare il palcoscenico, lo spazio dello spettacolo, rendendolo qualcosa di sacro.

Nell’Asia del sud, gli artisti toccano con riverenza le assi del palcoscenico prima di salirvi sopra, secondo un’antica tradizione che risale a un tempo in cui lo spirituale e il culturale si intrecciavano.

È tempo di riguadagnare questa relazione simbiotica tra l’artista e il pubblico, tra il passato e il futuro. Fare teatro può essere un atto sacro e gli attori possono davvero diventare gli avatar dei ruoli che interpretano.

Il teatro ha il potenziale per diventare un tempio e il tempio uno spazio dello spettacolo.

Note:
(1) Teatro Ajoka: fondato nel 1984. In punjabi la parola Ajoka significa “contemporaneo”. Il suo repertorio  comprende spettacoli sulla tolleranza religiosa, la pace, la violenza di genere, i diritti umani.
(2) Sufismo: la tradizione mistica islamica, la poesia sufi, per lo più in musica, esprime l’unione mistica attraverso le metafore dell’amore profano.
(3) Bulleh Shah (1680-1757): un importante poeta sufi punjabi,la cui opera tratta argomenti filosofici complessi con un linguaggio semplice. Fortemente critico dell’ortodossia religiosa fuaccusato di eresia e gli fu negata la sepoltura nel cimitero della sua città. Popolare oltre le contrapposizioni religiose.
(4) Avatar: secondo la cultura indù reincarnazione o manifestazione sulla terra di un maestro divino.

 

Shahid Nadeem è tra i più importanti drammaturghi del Pakistan e leader del famoso Teatro Ajoka.

Shahid Nadeem è nato nel 1947 a Sopore, nel Kashmir. È diventato rifugiato a solo 1 anno di età, quando la sua famiglia dovette emigrare in Pakistan,stato appena creato, dopo la guerra del 1948 con l’ India, sullo stato conteso del Kashmir. Ha vissuto a Lahore, in Pakistan, dove ha conseguito il Master in Psicologia all’Università del Punjab.

Ha scritto la sua prima opera teatrale da studente universitario, ma è diventato un vero e proprio drammaturgo quando ha iniziato a scrivere, dal suo esilio politico a Londra, drammaturgie per il gruppo teatrale dissidente pakistano, Ajoka, creato da MadeehaGauhar, una pioniera attivista teatrale, che in seguito ha sposato.

Shahid Nadeem ha scritto più di 50 opere originali in Punjabi e Urdu, oltre a diversi adattamenti delle opere di Brecht.

Ha lavorato presso la televisione pakistana come produttore e mananger.

E’ stato incarcerato tre volte sotto vari governi militari, per la sua opposizione al governo militare ed è stato adottato come prigioniero di coscienza da Amnesty International. Nel famigerato carcere di Mianwali, ha iniziato a scrivere opere teatrali per il fine settimana, realizzate da e per i prigionieri.

Successivamente ha lavorato come Coordinatore delle Campagne Internazionali e Responsabile delle Comunicazioni dell’area Asia-Pacifico per Amnesty International. È stato membro del Getty Research Institute, dell’International Pen, e dello USA and National Endowment for Democracy.

E’ anche membro della rete Theatre Without Borders.

Le opere di Shahid Nadeem sono state ampiamente messe in scena e pubblicate in Pakistan e in India. Le sue opere sono state anche rappresentate in tutto il mondo, tra cui Bulha all’Hammersmith Theatre (Londra, Regno Unito), al Tramway (Glasgow, Scozia, Regno Unito) e a Helsinore (Danimarca); AmrikaChalo al Davis Center for Performing Arts, Georgetown University (Washington ,USA); Bala King al Black Box Theatre (Oslo, Norvegia); Burqavaganza negli Stati Uniti al Bravo for Women Theatre (San Francisco); Acquittal presso Highways (Santa Monica) e Theatre Row (New York) e Dara al Lyttleton Theatre London (Regno Unito) e University of North Carolina, Chapel Hill (USA).

Le sue opere sono state tradotte in inglese e pubblicate dalla Oxford University Press, Nick Hern Publishers e in diverse antologie. È stato insignito dal Presidente del Pakistan per le sue performances nel 2009. Ha anche diretto spettacoli teatrali e televisivi e organizzato Festival del Teatro per la Pace in India e Pakistan. Ha lavorato per importanti giornali pakistani e indiani e per il servizio urdu della BBC. Ha prodotto documentari su argomenti culturali sul Museo di Lahore, sui costumi del Punjabi, sul poeta Iqbal e sul pittore Sadeqain.

Le opere di Shahid Nadeem sono apprezzate per la loro forte rilevanza sociale, affrontando, a volte,temi tabù come l’estremismo religioso, la violenza contro le donne, la discriminazione contro le minoranze, la libertà di espressione, il clima, la pace e il Sufismo.

Molte delle sue opere teatrali affrontano la questione della contrapposizione religiosa in Asia meridionale e del patrimonio culturale condiviso della regione. Shahid Nadeem affronta con grande capacità temi sociali e politici contemporanei, legandoli a forme tradizionali e al patrimonio popolare, dando vita ad un un teatro brillante e intellettualmente stimolante.

La musica è parte integrante delle sue produzioni teatrali. Insegna arte della scrittura all’Ajoka Institute for Performing Arts e all’Institute for Art and Culture di Lahore.
Traduzione italiana a cura di Roberta Quarta per il Centro Italiano dell’International Theatre Institute

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