L’idiozia corre in rete più del Covid-19

 

La globalizzazione scambiata nell'autorizzazione becera di sentenze su chi sfortunatamente è colpito dal virus. Troppa l'ignoranza che circola sulle tastiere...
pubblicato il 25 Marzo 2020, 12:20
6 mins

Sì, Baumann ci aveva visto giusto: questa è una ‘società liquida’, in cui il concetto di comunità è interpretato come limitazione della nostra libertà e l’incertezza sul futuro è l’unica certezza. E in questa fase storica, monta sempre più l’egoismo, l’odio verso gli altri, la rabbia verso il prossimo diventato il nemico.
Pensateci. Perchè se in molti si spendono per far capire a tutti quanto il rispetto delle regole oggi sia la difesa migliore per preservare se stessi e contemporaneamente gli altri, al contrario ci sono troppi che alzano barriere e spargono veleni nei confronti di coloro i quali, purtroppo, con l’attuale emergenza sanitaria combattono perchè un virus subdolo e cattivo li ha colpiti. Una sorta di caccia all’untore come ai tempi della peste: è l’arretratezza sociale che prevale sulla lucidità invece necessaria.
Ieri sera ho avuto modo di ascoltare il video, su facebook, di una parente stretta di un caso positivo al coronavirus nel nostro territorio: forse è capitato a più di qualcuno di voi, avrete anche capito di chi parlo ma non aiuto gli imbecilli tastieristi cellulanoidi incalliti.
Questa donna mi ha colpito molto e spero sia stato così anche per altri. Perchè ha raccontato con quasi tranquillità il dramma che sta vivendo assieme alla sua famiglia. Ma anche con rabbia repressa perchè mai con toni alti, il dolore per quanti hanno sproloquiato sull’episodio. Anzi, ha provato a far capire a tutti, in particolare agli idioti-cacciatori di turno, come il coronavirus possa colpire ovunque, dovunque e chiunque: nessuno ne è immune. E semmai – speriamo mai davvero – colpisse uno degli idioti-cacciatori, come si comporterebbero dall’altra parte della barricata?
Sì, d’accordo. In queste settimane ne avete viste e sentite troppe sugli idioti-cacciatori, capaci di pararsi il sedere in incognito (spesso) con la inumana giustificazione del “io voglio sapere se qualcuno vicino a me è contagiato, ne abbiamo il diritto”. Scusa aberrante: la comprensibile paura è superata con la morbosità che accompagna parte del genere umano. La stessa che pervade i più davanti a un efferato fatto di cronaca, di cui si vuol conoscere a tutti i costi il minimo dettaglio per poi emettere la condanna prim’ancora che qualcuno varchi l’aula di un tribunale da imputato.
Ed è la stessa barbàrie che da qualche decennio muove l’assalto alla diligenza. Assistiamo da tempo, troppo tempo, all’insulto mascherato da strategia politica, perchè privi di contenuti seri e colmi invece d’ignoranza intellettuale. Una strategia trasferita alle masse diventata fede. Oggi prevale l’egocentrismo, si è tuttologi e molto più che narcisi. E basta indossare una felpa e urlare su un palco o dietro una telecamera per catturare la preda, che è poi il popolo.
Società liquida, non c’è dubbio, fatta di profitto e negazione del benessere diffuso. Che neppure un momento storico e rischioso come questo riesce a frenarne gli effetti. Il dolore viene aggredito, il dramma è tagliuzzato, la verità occultata dalla falsità opportunistica. Non basta più una fede religiosa o credere in valori alti per respingere questa violenza occulta.
Per fortuna non tutti seguono la scia. Va detto per amor di verità. Parliamoci chiaro: per quanti siano stati e sono gli errori commessi, chi avrebbe il coraggio oggi di decidere per una nazione così colpita come la nostra? Sì, errori presumibilmente ne sono stati compiuti e a vari livelli: ma ciò non vuol dire demolire, distruggere, chiamare alle ‘armi’. Semmai significa collaborare senza venir tacciati di collaborazionismo: questa è la vera democrazia.
Ed ecco che anche i beceri, gli idioti-cacciatori, i leoni da tastiera, gli odiatori di professione, ridurrebbero vertiginosamente la loro influenza. Perchè ancora oggi la democrazia è scambiata per falsa libertà, licenza di ferire con le parole, infrangere le regole: basterebbe pensare ai numeri sconfinati ormai di quanti, in questo periodo d’emergenza, sono pizzicati dalle forze dell’ordine fuori dalle abitazioni senza una giustificazione.
Per questo le parole di quella giovane donna sono il sentimento di quanti vivono sulla propria pelle la fragilità del corpo umano. Sono l’invito a diventare finalmente comunità, l’appello che da settimane chi è in trincea a rischio della propria vita ripete accoratamente. E’ la richiesta del semplice rispetto delle regole. E’ la democrazia dei sentimenti, quelli veri. Quelli che per troppo tempo in troppi hanno dimenticato.

p.s.: consentitemi un pensiero affettuoso al nostro amico e collega Giovanni Saracino, a cui è venuto a mancare il papà: tutti quanti noi del CorrierediTaranto.it ci stringiamo a lui e facciamo le condoglianze più sincere alla famiglia.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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