ArcelorMittal, sindacati denunciano comandate allargate

 

«Leso il diritto di sciopero», denuncia la FIM-CISL. E l'USB promette denuncia per comportamenti antisindacale.
pubblicato il 25 Marzo 2020, 16:22
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ArcelorMittal, tramite un turno di comandata allargata, avrebbe di fatto impedito ai suoi dipendenti di aderire allo sciopero nazionale dei metalmeccanici. Questo, secondo la denuncia di FIM-CISL e USB.

FIM-CISL: «Violati unilateralmente gli accordi»

«A seguito della proclamazione dello sciopero del 10/12/2019, indetto da Fim, Fiom e Uilm – si legge nella nota della FIM-CISL – l’azienda ha operato unilateralmente predisponendo 1 turno di comandata allargata e vietando, di fatto, ai lavoratori la possibilità di scioperare e manifestare. Tale situazione ha determinato l’impossibilità da parte dei lavoratori interessati dalle comandate allargate di poter partecipare allo sciopero indetto da Fim, Fiom e Uilm e che potrà ripetersi in futuro in occasione di altre iniziative di sciopero».

«ArcelorMittal – prosegue la nota – ha, pertanto, introdotto delle nuove comandate per i lavoratori del reparto Acciaieria, in barba agli accordi sottoscritti in sede ministeriale lo scorso 6 settembre 2018, senza il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali che in più occasioni hanno ritenuto lo stesso provvedimento una forzatura da parte dell’azienda. Infatti, prima Ilva in As e successivamente ArcelorMittal non sono mai intervenute per modificare gli accordi che risalgono al 1989 rispetto alla salvaguardia impiantistica».

«Inoltre – accusa il sindacato – l’azienda è inadempiente sul versante della sicurezza, della salvaguardia ambientale e impiantistica dello stabilimento per le seguenti ragioni:

  • Numero di carri siluri inferiore rispetto al numero necessario a garantire quanto sopra riportato;
  • Mancanza della macchina a colare necessaria alla granulazione della ghisa in presenza di fermo acciaieria, che potrebbe avvenire anche per cause diverse dallo sciopero. A tal proposito, nonostante l’ordinanza sindacale che ne vietava l’utilizzo, non vi è stato nessun intervento di ripristino.

L’USB: «Comportamento antisindacale»

L’Unione Sindacale di Base, dal canto suo, riprende la denuncia e afferma di aver già dato mandato ai propri legali per denunciare la condotta antisindacale con richiesta di risarcimento di 1 milione di euro.

«La multinazionale – scrive il coordinatore provinciale Franco Rizzo – continua con il suo atteggiamento arrogante; questa volta, attraverso le comandate allargate, costringe i lavoratori ad andare a lavorare e a fare produzione. ledendo così un diritto sancito dalla Costituzione Italiana. Ancor più nitido il quadro in un momento di crisi sociale, sanitaria ed economica come quello attuale: evidente che l’attenzione della multinazionale è unicamente rivolta alla ricerca continua ed incondizionata di profitto, che non si ferma neanche di fronte all’esigenza che viviamo oggi di tutelare la salute».

Massimo Battista: «La fabbrica va fermata»

Interviene nuovamente sulla vicenda del siderurgico anche il consigliere comunale del gruppo misto Massimo Battista, per ricordare che è passato un anno dal famoso (famigerato?) Consiglio Comunale monotematico (leggi qui il racconto di quella movimentata seduta):

«Era il 25 marzo 2019, è passato un anno, dal famoso  consiglio comunale monotematico su salute e ambiente, dove fu presentata dal sottoscritto, insieme ad altri consiglieri, una mozione al sindaco Melucci affinché si impegnasse a tutelare il diritto e alla vita dei cittadini di Taranto. Da anni i tarantini subiscono i danni di una industrializzazione selvaggia che causa  morte e malattia. Il sindaco ha i mezzi e il potere per fermare tutto questo, ed è un suo diritto e dovere tutelare la salute pubblica. Ci aspettiamo a distanza di un anno, dove nulla è cambiato, che il Sindaco dalle parole passi ai fatti».

«A Lui chiedo di seguire la legge vigente, il principio di precauzione, affinché si pongano immediatamente in essere le azioni necessarie per fermare le fonti inquinanti che causano malattie e morte. Oggi questa tesi è rafforzata  dalla situazione che vive il paese sulla questione covid-19, il rischio di contagio tra lavoratori è altissimo. I dati ci sono, da tempo».

«Le dichiarazioni di chi da anni si occupa della salute dei tarantini, il dottor Conversano affermava un anno fa, durante un intervista rilasciata pubblicamente, che “pur fermando oggi le fonti inquinanti, gli effetti sulla popolazione jonica continueranno per i prossimi venti anni”.
Il dottor Mazza invece dichiarava  che le forme tumorali diventano sempre più aggressive con il passare degli anni. Questo vuol dire che il tempo dei proclami e dei rimbalzi di responsabilità è finito, Taranto oltre al dramma che sta vivendo come il resto dell’Italia ha il problema dell’inquinamento che continua a uccidere i nostri parenti. La salute pubblica viene prima di tutto non è possibile dimenticare che viviamo una situazione drammatica. Mi auguro che questo periodo serva ai tarantini per porsi un obbiettivo: la salute e la vita valgono più di ogni altra cosa, l’Ilva è un cancro, quella fabbrica senza giri di parole va fermata».

«Qualche pinocchio che rappresenta i lavoratori oggi dichiara che la salute viene prima di tutto, voglio ricordare che al di là del covid-19,  ogni malato e morto di cancro causato da quella fabbrica lo porterete sulla coscienza. Al netto dell’emergenza Covid-19 quella fabbrica va definitivamente chiusa».

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