Ex Ilva, gli impianti produrranno al minimo

 

Una serie di questioni tecniche e ambientali impediscono di procedere con le sole comandate per un periodo così lungo
pubblicato il 24 Marzo 2020, 21:35
4 mins

Non è semplice la questione relativa alla continuità produttiva del siderurgico di Taranto. Il perché deriva solo in parte dalla dicitura ‘ambigua‘ del Dpcm di domenica 22 marzo, nel quale si legge che viene consentita la prosecuzione di “attività degli impianti a ciclo produttivo continuo”. Come l’ex Ilva di Taranto appunto. Decreto che lascia però l’ultima parola ai prefetti, i quali possono disporre la chiusura delle fabbriche e delle aziende che per decreto possono proseguire la loro attività produttiva, qualora non ritengano che manchino le condizioni di sicurezza per proseguire le attività.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/03/22/ecco-il-decreto-sulle-imprese-lex-ilva-resta-aperta/)

Detto ciò, i termini della questione per il sito tarantino di ArcelorMittal Italia sono leggermente diversi. E poggiano tutti sulla sicurezza degli impianti e sulla gestione ambientale del siderurgico. Cosa che comporta che gli impianti continueranno a produrre al minimo ‘sindacale’, come sta avvenendo da diversi giorni, ovvero con al massimo 8,5mila tonnellate di ghisa al giorno. Esempio per tutto, la gestione della rete che alimenta gli impianti con il gas dei forni, alla quale non può venir meno il bilanciamento di cui ha bisogno, visto che tra l’altro non ha l’autorizzazione integrata ambientale per procedere a metano.

Discorso simile per quanto attiene la gestione delle ‘comandate‘. Regolate da un accordo del 1989 e riconfermate nell’accordo del 6 settembre 2018, vengono utilizzate in casi eccezionali, ad esempio in presenza di scioperi di 24 o più ore. Certamente una comandata per procedura di raffreddamento non può coprire una situazione emergenziale come quella attuale che rischia di andare anche oltre dieci giorni consecutivi.

Che fare dunque? Come abbiamo scritto sin dall’inizio, il siderurgico non fermerà i suoi impianti per le questioni di cui sopra. Appare dunque francamente incomprensibile la discesa in campo di Comune e associazioni varie, che invitano il Prefetto a lasciare l’ex Ilva con le sole comandate, visto che parlandone un giorno sì e l’altro pure, dovrebbero conoscere perfettamente le questioni inerenti il siderurgico. Soprende anche la posizione di alcuni sindacati, come la Uilm, che ha chiesto anch’essa il ricorso alle sole comandate. ‘Cose strane’.

E certamente non è stato risolutivo l’incontro di questa sera in prefettura tra il Prefetto e le organizzazioni sindacali di FIM, FIOM, UILM e USB. 

Nell’incontro le organizzazioni sindacali hanno ribadito le ragioni delle loro richieste: ovvero “un assetto di marcia a minimo di regime (salvaguardia impianti) ed inoltre la necessità dello stesso trattamento per i lavoratori delle ditte dell’appalto”.

Il Prefetto durante l’incontro “ha ribadito che un eventuale assetto di marcia sarà consentito solo per preservare gli impianti assieme all’incolumità dei lavoratori. Inoltre ha preso atto delle nostre rivendicazioni ivi compreso l’abuso delle comandate allargate e si è riservato una decisione entro la giornata di domani” si legge nella nota unitaria delle organizzazioni . 

“Per quanto ci riguarda, la salute dei lavoratori e delle loro famiglie viene prima della produzione” concludono i sindacati. Che domani alle 16 incontreranno l’azienda.

Domani mattina dal Prefetto di Taranto Demetrio Martino dovrebbe esserci una nuova riunione. Staremo a vedere.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/03/16/ex-ilva-si-rischia-la-fermata-totale-del-siderurgico/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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