Ex Ilva, dopo l’altoforno2 si ferma l’acciaieria 1

 

Ma i sindacati dei metalmeccanici non ancora soddisfatti della situazione del siderurgico chiedono un incontro urgente al Prefetto
pubblicato il 23 Marzo 2020, 20:47
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Le organizzaizoni sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno incontrato quest’oggi la Direzione di ArcelorMittal Italia in merito alle fermate già previste degli impianti dell’area a caldo AFO/2 e Acciaieria 1 ,nell’ambito delle misure di contenimento dei rischi di contagio da Coronavirus.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/03/22/ecco-il-decreto-sulle-imprese-lex-ilva-resta-aperta/)

E’ stato effettuato l’abbassamento di carico onde evitare ripercussioni tecniche e shock termici, ma senza effettuare il colaggio della salamandra e il conseguente fermo di AFO/2, pertanto, il personale del campo di colata pari a 56 unità, a far data dal 20 marzo, è stato collocato in cassa integrazione. Gli scambiatori di calore Cowper verranno comunque alimentati per non deteriorare irrimediabilmente gli impianti.

Mentre per alcune attività necessarie alla salvaguardia degli impianti è previsto un presidio a 21 turni. Le figure professionali coinvolte sono le seguenti: addetto cabina – addetto raffreddamento/caricatore – capo turno.

La Fiom Cgil ha chiesto “informazioni in merito alla possibilità di una eventuale anticipazione dei lavori previsti dalla fermata programmata ad aprile e agli interventi previsti dalle prescrizioni imposte dalla magistratura sull’impianto AFO/2. L’azienda ha annunciato che lì dove possibile, interverrà con le attività previste, oltre alla manutenzione, comprese lo shotcrete“.

In riferimento alla fermata dell’impianto Acciaieria/1, l’azienda ha comunicato che la fermata prevede “un numero complessivo di lavoratori che dovrà fermarsi e usufruirà della cassa integrazione dopo lo smaltimento ferie è pari a 521. Fino a mercoledì rimarrà in turnazione il personale di comandata e successivamente sarò programmato un presidio con 1 Capo Turno e 1 Capo Squadra – pronto intervento elettrico”. Oggi dunque vengono fermati anche gli impianti dell’Acciaieria 1.

Altri 15 operai saranno dislocati in Acciaieria 2 per alcune postazioni scoperte e nel tempo, in caso di necessità, sarà coinvolto ulteriore personale. Con la fermata dell’Acciaieria 1 lo stabilimento passa dalle 48 colate giornaliere a circa 30 colate. L’Acciaieria 2 lavorerà come previsto con tre convertitori.

I servizi Acciaieria Sac continueranno a lavorare per entrambi gli impianti (Acciaieria 1e 2), in percentuale ruoteranno a parità di mansione e formazione/informazione effettuata. Rimarranno invece inalterati gli organici dell’impianto Irf e Grf.

Nonostante ciò, sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb “ritengono necessario ridurre ulteriormente al massimo la presenza dei lavoratori diretti e dell’appalto, ciò è possibile solo con marcia al minimo tecnico in assetto di comandata, per scongiurare il serio rischio di una esplosione dei contagi. Di essenziale in questa vicenda – proseguono – consideriamo solo e soltanto la salute dei lavoratori diretti e dell’appalto. Considerata la mancanza di sostanziali risposte a seguito dell’incontro odierno con i vertici di Arcelor Mittal, le organizzazioni sindacali chiedono un incontro urgente al prefetto della città jonica”. 

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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