Infermiera a Padova: testimonianza commossa di una tarantina

 

Silva Seclì è in prima linea, nell'ospedale di una delle città più colpite dal Covid-19: “ Taranto è la città più forte che conosca”
pubblicato il 19 Marzo 2020, 18:21
5 mins

Dall’ospedale di Padova, una delle città più colpite dal Coronavirus, pubblichiamo la toccante testimonianza di un’infermiera tarantina, Silvia Seclì (nella foto). Leggetela con attenzione e… meditate.
“Vivo e lavoro a Padova, è la prima provincia veneta in cui il numero di contagi continua purtroppo ad aumentare giornalmente. Al momento i turni di lavoro non hanno subito eccessive modifiche, siamo un team di professionisti ben compatto, pronti ad aiutarci reciprocamente. Sicuramente, essere infermieri in Italia ai tempi del Coronavirus non è certo facile.
Sono tantissime le difficoltà, i disagi e lo stress che stiamo vivendo. Siamo uomini, donne, padri, madri, coniugi e figli, tutti con queste tute, guanti e maschere, a volte nemmeno quelle adeguate. L’atmosfera che respiriamo è pesante, abbiamo compreso tutti l’emergenza che ci ha travolti. Questo vale sia dove il virus c’è già, sia dove non c’è ma potrebbe arrivare, sia dove lo stiamo aspettando. Qui in ospedale ce la stanno mettendo tutta. Stiamo sacrificando la nostra vita privata e mai avremmo immaginato che, proprio per proteggere i nostri cari, avremmo, paradossalmente dovuto allontanarci da loro. Ne usciremo vittoriosi, in quanto i sanitari sono più intelligenti del virus. Siamo la resilienza!
Commuove la vicinanza dei cittadini in questi giorni: sapere che apprezzano l’importanza del nostro lavoro, nonostante difficoltà e debolezze che comunque abbiamo imparato a mettere da parte e a tenerle nel cuore. Non cè tempo di fermarsi, dobbiamo essere pronti, operativi e lucidi.
Non è facile vivere lontana da casa, dagli affetti, dai parenti, dagli amici. Ma questo è il mio lavoro e noi siamo chiamati ad affrontare il problema combattendolo sul fronte. La lontananza da casa ha un peso importante, non posso nasconderlo ed è resa molto più gravosa e angusta proprio per la situazione terribile che stiamo vivendo, oltre ogni immaginazione. Con i miei familiari ci sentiamo più volte al giorno, ci videochiamiamo quando possibile, cercando di sentirci più vicini e darci coraggio. Sono preoccupati per me, come io per loro, poiché avere un familiare lontano e sapere che potrebbe avere bisogno di te, senza che si abbia la possibilità di intervenire, ti rende davvero impotente.
Dopo l’ordinanza dell’8 marzo, da quando Padova è stata considerata una delle 11 città rosse, non ho più visto nessuno, neppure il mio fidanzato. Viviamo in due città diverse e, anche lui come me è impegnato in prima linea, essendo un poliziotto. Siamo lontani, siamo soli e in isolamento. Non sempre riusciamo a sentirci, molto spesso uno dei due crolla per la stanchezza e non riesce neppure ad aspettare l’altro al suo rientro, anche solo per un veloce saluto telefonico. Nessuno sa quando potremo tornare ad abbracciarci, a sentire il calore, il profumo della pelle dei nostri cari. Se abitate nello stesso comune delle persone che amate, ritenetevi fortunati!
Mi confronto spesso con i miei colleghi tarantini, sono consapevole della difficoltà che tutti stiamo vivendo sulla nostra pelle, è una situazione nuova che destabilizza tutti, professionisti e non. Ma allo stesso tempo conosco bene il loro impegno, la loro professionalità e le loro competenze, il saper fare squadra. Al momento, per fortuna, da voi la situazione è decisamente più contenuta rispetto al Nord. Taranto è una città che soffre già abbastanza, ma sono certa che, anche con la preziosa collaborazione dei cittadini, riusciremo a gestire questa epidemia così importante. Taranto è la città più forte che conosca, il suo eco è ridondante a livello nazionale. I miei concittadini sono guerrieri già armati, abituati a combattere e l’hanno dimostrato in tante occasioni, ma ora più che mai serve la collaborazione di tutti e tanto buon senso. Si può ancora riuscire a contenere i drammatici numeri senza precedenti che stiamo vivendo qui al nord. È importante però non abbassare la guardia e non sottovalutare questa situazione. Rispettiamo le raccomandazioni degli esperti, rimaniamo a casa. È l’unica arma che al momento può salvarci!
Quando tutto questo sarà finito di sicuro la prima cosa che farò sarà ritornare nella mia terra, respirare l’odore del mare e riabbracciare così forte la mia famiglia da togliere il fiato. Ma per ora il mio posto è qui. Non ci resta che allungare idealmente un braccio verso l’altro e sembrerà quasi di toccarci.”

Condividi:
Share

Commenta

  • (non verrà pubblicata)