98 candeline per Claudio De Cuia, “grande vecchio” della tarantinità

 

pubblicato il 17 Marzo 2020, 19:17
2 mins

Lunedì 16 marzo ha spento la 98.ma candelina, Claudio De Cuia, scrittore e poeta, fra gli ultimi “grandi vecchi” della tarantinità. Nato nel capoluogo ionico il 16 marzo 1922, il prof. De Cuia ricevette, come molti scrittori italiani, una formazione più propriamente tecnica più che umanistica, frequentando infatti studi universitari in ingegneria civile e architettura. Egli vanta una lunga attività di cultore e studioso della tarantinità nei suoi vari aspetti con oltre trenta opere al suo attivo, tra cui “A storia nostre” edito da Filippi (la storia di Taranto dalle origini al Settecento); “Pasche e Primavere” (raccolta di poesie dialettali di argomento pasquale); “Ore, ‘ngienze e mmirre” (raccolta di poesie di argomento natalizio); “ ‘U Briviarie d’a nonne”, edito da Scorpione (invocazioni, scongiuri, preghiere, devozioni popolari, auguri, filastrocche e ninne-nanne in dialetto tarantino), Vocali e Consonanti nel Dialetto Tarantino ed elementi di grammatica, edito da Mandese. Per la collana “Le Centurie” ([email protected]) è va citata “Vecchia Sumana Sande”, sulla tradizione religiosa e popolare dei riti pasquali tarantini raccontata in versi ed illustrata con grafiche e xilografie originali dell’autore.

Cimentatosi nella traduzione in tarantino della Divina Commedia (Schena) e perfino del Vangelo di San Giovanni (Filippi), lo scrittore è autore della spassosissima raccolta “Insultorio” ([email protected]) il cui sottotitolo recita così: “Breviario di scurrili espressività lessicali. Insegnamenti per chi non ama il prossimo suo”.

Allievo di Paolo Casotti, egli espresse la sua versatilità anche nel campo della xilografia; numerose sue opere sono presenti in importanti collezioni.

Di Claudio De Cuia va ricordata la lunga collaborazione con il poeta e scrittore Giacinto Peluso e con Mimmo Sorrento, dell’associazione Taranto Madre, con cui organizzava molte iniziative per far conoscere usi e costumi della città. Fin quando le condizioni di salute glielo hanno permesso, era solito intrattenersi nello studio d’arte di Nicola Giudetti , in via Duomo, per ricordare i tempi d’oro della Città vecchia.

Di fronte al decadimento della nostra memoria storico-letteraria, il prof. De Cuia è solito affermare che i tarantini sono come gli indiani; cancellano ogni traccia del loro passaggio, consegnando il niente, o poco più, a chi verrà.

Condividi:
Share

Commenta

  • (non verrà pubblicata)