Taranto si difenda cambiando rotta

 

Nell'emergenza si pensi a una economia differente: è proprio adesso il momento per farlo
pubblicato il 15 Marzo 2020, 12:05
6 mins

C’è sempre un tempo nella storia dell’uomo in cui bisogna fare i conti con qualcosa di innaturale per tutti. Qualcosa a cui non siamo preparati, che ci mette a dura prova e che s’arroga il diritto di scoprire tutte le nostre fragilità poggiate sull’egoismo, l’avidità del consumare in fetta, il desiderio di essere migliori degli altri. Qualcosa che ci sta mettendo a nudo.
No, non è catastrofismo ma semplice constatazione della realtà. Oggi un virus aggressivo ci espone tutti, senza distinzioni di classe: nessuno è immune. Ma impariamo a esserlo osservando certe regole: le restrizioni di oggi, quelle che inizialmente in troppi hanno snobbato, sono ciambella di salvataggio per il domani.
E’ emergenza totale, la semplice stretta di mano può diventare fatale. E i nostri comportamenti sono il vaccino più efficace per venirne fuori. Sì, è triste guardare le città deserte, specialmente di sera, abituati come siamo alla vivacità della vita quotidiana. Ma è altrettanto triste sapere che c’è sempre qualche furbo di troppo, qualcuno che non capisce, qualcun altro che si sente Superman (o Wonderwoman, fate voi) e perciò inattaccabile da una subdola patologia. Già, siamo essere umani, ma non ci giustifica.
Qui è in ballo la salute di tutti, e qui non stiamo al gioco delle polemiche: siamo in una città dove i tormenti affliggono le famiglie da anni, in cui lo Stato ha volteggiato rapace. Ma spesso dimentichiamo che lo Stato siamo noi e che spesso certe scelte le abbiamo noi stessi agevolate. Il tempo per i bilanci non è arrivato, nemmeno quello dei giudizi: in questo, almeno ora, cerchiamo di essere comunità.
Sì, perchè forse dimentichiamo che in questo lembo di terra finora appena sfiorato dal contagio, abbiamo il dovere di limitarne la portata: non siamo esenti, nemmeno fortunati, ma dipende molto da noi. C’è gente che lavora, che non può restare a casa: lo fa per tutti, non certo per un semplice tornaconto personale. Il sostegno del Governo? Le risposte, al netto delle nostre legittime considerazioni, stanno arrivando, e non è bello oggi sparare sulle Istituzioni che devono decidere ad horas: ci sentiamo noi in grado di affrontare un’emergenza simile, siamo così davvero tanto bravi? E non proseguiamo su questa strada, perchè nessuno mai deve dimenticare che tutti hanno voluto la Sanità decentrata, affidata alle Regioni che hanno sforbiciato a più non posso inseguendo logiche solo economiche: oggi tutti invocano aiuto allo Stato, addossandogli responsabilità oltre quelle reali.
Taranto è particolare poi, lo ripetiamo spesso. Ed è vero, per certi versi. Perchè da qualche decennio fa a cazzotti con un’economia debole, assoggettata, un monolìte da cui non riesce proprio a staccarsi e che proprio negli ultimi anni si sta rivelando disastrosa. Forse, è giunto il tempo in cui da queste parti finalmente si comprenda come sia finito quasi del tutto il cibarsi dalla mammella delle grandi industrie, di qualunque ‘razza’ siano: l’allattamento di tal fattura ci ha assuefatto a produzioni materne, comode e sicure. Ma anche il latte di una mamma prima o poi si esaurisce, e quello artificiale non ha lo stesso sapore e soprattutto la stessa efficacia: è la natura, sorry.
E allora, è bene che qui c’inventiamo qualcosa di differente, dimostrassimo insomma che la creatività diventi risorsa. A partire dalle imprese, che seppur sofferenti sappiano invertire la rotta puntando sulla riconosciuta straordinarietà del nostro territorio, spesso esaltata ma quasi mai davvero valorizzata. Ci sono settori in cui siamo eccellenza o lo siamo quasi: pensiamo al primario, come l’agricoltura in cui non abbiamo da imparare ma invece da esportare, promuovere, farne un comparto finalmente protagonista. Pensiamo al terziario, con la nostra cultura, i nostri paesaggi, la nostra capacità di servizi che va senz’altro migliorata e perciò potenziata. Diversificare può diventare il tema dominante in questo tempo d’emergenza gravissima: gli imprenditori cambino obiettivi, sappiano investire differentemente, puntino sulle nostre tradizioni ma anche sull’innovazione. Senza aspettare la manna dal cielo, semmai sfruttando bene gli ovvi aiuti che lo Stato elargisce già e che – ora più che mai – elargirà per far riprendere il Paese. Insomma, che l’emergenza Italia non sia il corto circuito finale e irreparabile per la nostra terra.
Le nostre grandi industrie? Se davvero sono strategiche, allora sì che se la veda lo Stato se ne è in grado (dubitiamo, visto l’ultimo decennio almeno…): ovvio, però, che la sorveglianza delle nostre sentinelle non mancherà.
Ma qui è necessario ormai guardare oltre le Cheradi, senza aspettare troppo, lasciando da parte lobbies e comparanze ma pensando al futuro di tutti noi. Al futuro dei nostri giovani e di quanti, in questa grande emergenza, sono fuggiti dal Nord per tornare qui. Ed il perchè sono al Nord, lo sappiamo tutti.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

Un Commento a: Taranto si difenda cambiando rotta

  1. Umberto

    15 Marzo, 2020

    ma stiamo aspettando ancora che “qualcuno venga e ci prenda per mano” (?) come ingenuamente un autore Tarantino scrisse come ultima frase nel suo libro sul Taranto.. non facciamoci illusioni, non siamo antropologicamente capaci di fare imprenditoria,tale da fare il salto di qualita’. e anche se quel “qualcuno” dovesse “scendere dal cielo” avrebbe le mani legate. visto che in citta’ non si rema tutti nella stessa direzione.

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