Giornalismo sportivo a Taranto: liscio, gasato o… a gettone?

 

Negli ultimi dieci anni la figura del giornalista ha perso autorevolezza agli occhi di addetti ai lavori e tifosi anche a causa del sopravvento dell’informazione on line e dei social.
pubblicato il 13 Marzo 2020, 18:15
7 mins

Dopo aver scritto su come dovrebbe essere organizzata una società di calcio seria con riferimento alle figure professionali necessarie in organigramma, chiudiamo il cerchio con una delle figure esterne più importanti: il giornalista, ossia colui che deve veicolare ed indirizzare a livello mediatico tutto ciò che accade dentro e fuori il rettangolo di gioco.

Negli ultimi dieci anni questa figura ha perso autorevolezza agli occhi di addetti ai lavori e tifosi anche a causa del sopravvento dell’informazione on line e dei social. La moltiplicazione delle informazioni e dei canali di trasmissione delle stesse, dovuta alle nuove tecnologie, hanno abbassato la soglia di accesso alla comunicazione. Ora, infatti, chiunque può essere giornalista, opinionista o finanche editorialista. Stiamo assistendo ad una grave confusione di ruoli.

Un esercito di non giornalisti ha invaso lo spazio internet e molto spesso impostano un sito di informazione sportiva come se fosse un blog, dove molti dopolavoristi con l’hobby del giornalismo amano fare gli opinionisti o gli editorialisti senza avere delle competenze, senza avere un vissuto, senza aver fatto gavetta nelle redazioni come accadeva un tempo magari prendendo esempio da professionisti apprezzati.

Via libera, dunque, ad interminabili dirette facebook da 50/60 utenti on line al massimo, con sfondo improbabili scenari domestici, dalle quali commentare, più di qualche volta, aria fritta visto che Taranto è una piazza che si trova da anni nei dilettanti in un contesto giornalistico quantitativamente sovra stimato  se si pensa che sono oltre una ventina i mass-media (roba da serie A) che ruotano attorno al calcio, molti dei quali “campano” letteralmente sulle spalle del calcio.

I rapporti tra la società calcistica ed i giornalisti dovrebbero essere improntati alla correttezza, all’equilibrio nei giudizi, all’educazione ed allo spirito di collaborazione, da non confondere, quest’ultimo, con la sudditanza.

Se a Taranto i risultati sportivi dell’ultimo decennio sono stati davvero scadenti, la responsabilità è anche di noi operatori dell’informazione, in particolar modo di quelli, tra noi, che sono abituati ad instaurare con le varie proprietà di turno rapporti che pensano siano privilegiati (interviste esclusive, notizie di prima mano, accrediti anche a non iscritti all’albo) ma che invece si trasformano in una costante, appunto, sudditanza psicologica che porta l’informazione ad essere addomesticata dal presidente di turno.

Basti pensare a cosa sarebbe accaduto se nell’ultima stagione dell’era D’Addario, fossero emersi subito, da parte degli operatori dell’informazione, i gravi problemi economici, sottaciuti per mesi, che attanagliavano la società calcistica vanificando l’impresa sportiva di un eroico gruppo di giocatori e tecnici.

Attorno al Taranto calcio ruotano tre tipologie di giornalista:

Giornalista professionale: non necessariamente professionista ma comunque iscritto all’Albo, ha avuto dei “maestri” all’inizio della sua carriera (quelli di una certa generazione ricordano veri e propri modelli a cui ispirarsi come Dino Lopane, Clemente Salvaggio, Paolo Aquaro, Gianni Rotondo per la carta stampata, Gianni Carrieri per la radio, Gianni Fabrizio per la tv) che ne hanno influenzato il periodo più formativo (la gavetta, quella che ora non si fa più).

Questo operatore dell’informazione riesce ad intrattenere rapporti con l’ambiente calcistico seri, corretti, professionali e ove debba avanzare delle critiche lo fa sempre con cognizione di causa ed in maniera costruttiva utilizzando criteri di obiettività .

Giornalista-tifoso: categoria che c’è sempre stata ma che con l’avvento di internet ha creato confusione nei ruoli, perché prima c’era il giornalista che non riusciva a nascondere il tifo per la squadra della sua città, oggi c’è il tifoso che “gioca” a fare il giornalista e non è proprio la stessa cosa. Il giornalista – tifoso o meglio il tifoso – giornalista è un “bulimico” del calcio, conosce tutti i giocatori, la loro carriera, quello che fanno fuori dal campo; amante delle statistiche, riesce a scovare qualsiasi dato storico relativo al suo club. In assoluta buonafede, questo tipo di giornalista non riuscirebbe mai a sollevare una critica senza il benestare della proprietà di turno, perché perdere l’accredito equivarrebbe ad una brutta pugnalata al cuore.

Giornalista-tifoso a gettone: questa è la categoria peggiore perché oltre a mischiare il giornalismo con la fede calcistica, il giornalista in questione opera a gettone, ossia viene foraggiato dalla società di turno che, compreso ormai che in internet il calcio attira molti consensi, tende a confondere il sito di informazione sportiva per un suo organo ufficiale o ancora più subdolamente a reputarlo un utile influencer, concludendo quello che è un vero e proprio accordo commerciale. Io presidente ti giro qualche sponsor o addirittura ti propongo di pubblicizzare le mie aziende attraverso un banner, dietro un corrispettivo in denaro ed in cambio tu mi assicuri un consenso incondizionato. Che succede? Che mai e poi mai questo genere di giornalista proporrà un critica nei confronti del club ma anzi si farà portavoce di ogni sua iniziativa, giusta o sbagliata che sia.

Ma, ed arriviamo al dunque, quando finiscono i gettoni, questo giornalista non canta più a favore del club ma improvvisamente – spesso ciò accade quando intuisce che la proprietà, per la quale ha operato il classico dare/avere, sta per terminare la propria avventura – muta atteggiamento, diventando ferocemente critico poichè sta già preparando il terreno al prossimo presidente al quale dedicare tutte le proprie attenzioni……

p.s. chi scrive non appartiene ad alcuna di queste categorie, non è esente certamente da critiche (w la democrazia) ma, almeno, viene dalla gavetta……….

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