Lo sport amatoriale: un fattore aggregante che ci mancherà in questi giorni

 

Tutti parlano dello stop del campionato di serie A di calcio ma si sottovaluta il valore sociale, ad esempio, di una partita di "calcetto". Il decreto del Governo ha dovuto necessariamente, per limitare il contagio del Coronavirus, evitare la socializzazione legata al mondo dello sport di base
pubblicato il 10 Marzo 2020, 19:44
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Il segnale chiesto da tutti è arrivato, sia pur tardivamente. Lo sport italiano, tutto, è congelato sino al prossimo tre di aprile dopo il decreto emanato dal Governo

Serviva una decisione drastica che allineasse i comportamenti di tutti. E’ giusto così anche perché sino a qualche giorno fa si era generata tanta confusione a seconda delle disposizioni della Lega o Federazione di riferimento: manifestazioni sportive disputate a porte chiuse, altre con il pubblico sugli spalti, giornate di campionato rimandate, altre disputate.

Gli sport di squadra ovviamente sono quelli più penalizzati e tra questi il “Dio” calcio, quello di serie A, quello refrattario a chiudere i battenti per un po’, non per via di un calendario difficile da recuperare visti gli impegni internazionali sia delle squadre di club che delle rappresentative nazionali ma per via degli interessi economici: diritti tv e scommesse legali in primis. Emblematico il paradossale tentativo di dietro front provato con la partita dell’ora di pranzo di domenica scorsa che è stata il culmine di un braccio di ferro tra il Governo attraverso il suo ministro dello sport e i “capoccioni” della Lega Calcio di serie A (Parma e Spal pronte a scendere in campo, stoppate ad un passo dal terreno di gioco e poi “costrette “a giocare dopo oltre un’ora, a seguito di assurdi conciliaboli telefonici).

Comunque ora che lo sport agonistico si è fermato (gli atleti professionisti, avranno la possibilità di continuare ad allenarsi)  viene, invece, da svolgere una piccola riflessione riguardante le attività sportive che vedono protagonisti i comuni mortali.

Centri sportivi, palestre, piscine, scuole di danza delle nostre città costretti alla chiusura sino al 3 aprile. Luoghi di aggregazione sociale che quotidianamente una o più volte a settimana regalano a uomini , donne e bambini di tutte le fasce di età, qualcosa di piacevolmente abitudinario: la possibilità di praticare un’attività sportiva in compagnia meglio definito come sport amatoriale.

A noi comuni mortali, a noi che pratichiamo sport come momento ludico -ricreativo, è stato chiesto un sacrificio giusto che però crea del disagio.

Basta fare un esempio banale: la classica partita di calcetto. Un appuntamento irrinunciabile per tanti di noi, un qualcosa che si attende da una settimana all’altra con grande brama, una piacevole abitudine, specie tra gli uomini, che riesce ad avere priorità assoluta su qualsiasi cosa: la moglie, i figli, il lavoro, lo studio, persino la Champions in tv…..e non ci sono ostacoli che tengano, niente e nessuno (nemmeno le condizioni metereologiche più proibitive) riesce a scalfire la voglia di trascorrere un’ora con i propri amici o colleghi tirando quatto calci ad un pallone e poi magari allungare per un’altra ora gustando con i medesimi amici e colleghi un panzerotto e una birra. Perché quando è l’ora del calcetto tutto si ferma. Il calcetto è l’emblema dello spirito di aggregazione e di squadra che si riflette su più generazioni e rappresenta, soprattutto per gli uomini, il contraltare ludico delle vite così come racconta uno spassosissimo film del 2008 (Amore, bugie e calcetto, diretto da Luca Lucini).

Se dovessimo scegliere qualcosa che faccia capire quanto sia socialmente aggregante lo sport, senza nulla togliere alle sedute in palestra a fare pesi o spinning, alle scuole calcio, ai corsi di nuoto, pallavolo, pallacanestro, danza, alle scarpinate in bicicletta con gli amici della domenica, questa è proprio il calcetto; qualcosa di primordiale rispetto a tutto il resto ma che favorisce l’interazione tra elementi della stessa specie: gli ominidi.

Tutto ciò per rimarcare che in tempi di restrizione da Coronavirus a essere penalizzati non sono soltanto gli sportivi di serie A-B o C ma quelli di serie Z, i comuni mortali, protagonisti diretti e non semplici spettatori, che dovranno fare a meno di una piacevole abitudine che unisce la pratica sportiva, allo stare assieme.

L’augurio che ci facciamo è di tornare presto alle nostre piacevoli abitudini sportive con i nostri amici, compagni o colleghi, in qualunque posto sia: gli spalti di uno stadio o di un palazzetto, un parquet o un campo in terra battuta, una palestra o una piscina, per strada o nei sentieri di campagna.

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