CIS Taranto, il punto su ex Cemerad e area PIP Statte

 

Procedono due importanti interventi di messa in sicurezza e bonifica nell'area di Statte. Due vecchie storie di inquinamento ambientale ai più sconosciute
pubblicato il 10 Marzo 2020, 21:16
14 mins

Prosegue la nostra inchiesta sullo stato di attuazione del Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) di Taranto. Dopo aver visto ieri l’aggiornamento sugli interventi previsti al rione Tamburi, oggi ci occupiamo dei due interventi previsti per l’area di Statte.

La bonifica dell’ex Cemerad

Il primo intervento riguarda la Messa in sicurezza e gestione dei rifiuti radioattivi in deposito nell’area ex Cemerad ricadente nel Comune di Statte. Argomento di cui ci siamo occupati tantissime volte negli anni, sia sulle colonne del’ TarantoOggi‘ che su quelle del ‘corriereditaranto.it‘.

(leggi qui tutti gli articoli sul caso dell’ex Cemerad https://www.corriereditaranto.it/?s=cemerad)

L’intervento mira all’allontanamento di tutti i fusti presenti nel sito ex Cemerad e all’eliminazione di qualsiasi vincolo di natura radiologica e ambientale all’uso del suolo, su cui insiste il deposito ex Cemerad, conseguente all’eliminazione di qualsiasi elemento di rischio radiologico sull’ambiente e sulla popolazione circostante.

Un’indagine conoscitiva eseguita da personale incaricato dal Commissario Straordinario, sia mediante materiale conta dei fusti presenti sia mediante l’analisi dettagliata delle schede presenti nel locale archivio del capannone ex Cemerad (trasportati in luogo sicuro dai tecnici del Commissario Straordinario), ha rilevato la presenza nel sito di fusti radioattivi provenienti da  attività  sanitarie, fusti  contenenti filtri di impianti  di  condizionamento contaminati derivanti da Chernobyl e fusti contenenti strutture radioattive. In estrema sintesi risultavano n. 3.401 fusti radioattivi, n. 79 colli contenenti filtri e sorgenti e n.13.020 colli potenzialmente decaduti, per un totale complessivo di 16.500 fusti.

Costo complessivo (euro) dell’intervento € 10.000.000,00; costo realizzato (euro) €4.760.672,93. Fonte di finanziamento il D.L. 1/15 così come modificato con Legge 20/2015 art.3, comma 5bis. Eventuale ulteriore fabbisogno finanziario richiesto (euro) € 2,1 milioni di euro. Motivazione del fabbisogno aggiuntivo e relative attività il maggior costo di trattamento dei fusti radioattivi a causa dell’aumento delle tariffe statali, maggior numero di trasporti da effettuare a causa del deterioramento dei fusti presenti in sito e successiva necessità di reinfustaggio in fusti da 220 lt.

Diverse le attività già eseguite negli ultimi tre anni (come si può leggere dalla scheda qui sotto). Al 31.12.2019 sono stati allontanati dal sito ex Cemerad n. 10.408 fusti di cui 88 contenti sorgenti e filtri contaminati dall’evento Chernobyl, 784 contenenti materiale radioattivo e 9536 contenenti rifiuti pericolosi.

Ad oggi la necessità di reinfustaggio di un maggior numero di fusti deteriorati rispetto a quanto fosse prevedibile in fase iniziale, considerato lo scarso spazio presente tra le varie pile di fusti (48% effettivo contro il 15% ipotizzato ) ha comportato un aumento del numero di trasporti necessario per allontanare i fusti.

Allo stato attuale sono in corso, altresì, valutazioni con la Sogin e con l’ISIN in merito a problematiche sorte nel mese di settembre per la lavorazione dei rifiuti radioattivi che devono transitare c/o il sito Casaccia di Nucleco. Nel deposito di Casaccia, dal mese di settembre 2019, sono in corso di svolgimento operazioni di movimentazione di rifiuti ad alta radioattività che potrebbero comportare un rallentamento dell’allontanamento dalla ex Cemerad dei fusti contenenti materiale radioattivo. Per tale motivo, il Commissario Straordinario sta valutando ipotesi alternative per ottimizzare i tempi.

SCHEDA INTERVENTO 2.2

Messa in sicurezza terreni e falda aree industriali Comune di Statte

La zona Pip del Comune di Statte sorge su una vecchia cava degli anni ’70 colmata a discarica nei primi anni ‘90. La presenza di rifiuti industriali nel terreno, senza alcun presidio, costituisce sorgente di contaminazione del suolo della falda idrica sotterranea, del tipo profondo, che seguendo il naturale deflusso verso il mare, trasporta con se il carico inquinante secondo un modello concettuale preliminare che vede come bersagli diretti le matrici ambientali suolo-sottosuolo-acque sotterranee e superficiali.

Anche in questo frangente parliamo di un caso che conosciamo molto bene e di cui scrivemmo a lungo sulle colonne del ‘TarantoOggi‘ nel lontano 2011.

Nel 2011, durante la Giunta Regionale del 2 novembre, l’ex assessore alla Qualità dell’Ambiente Lorenzo Nicastro relazionò sulla contaminazione da policlorobifenili (PCB) del I seno del Mar Piccolo. E lo fece avvalendosi di una documentazione importante: da un lato con una relazione che l’ISPRA (datata 4 ottobre 2001) inviò al Ministero dell’Ambiente nella quale veniva indicato il grave stato di contaminazione del mar Piccolo; dall’altro la “Relazione tecnica sullo stato di inquinamento da PCB nel SIN Taranto ed in aree limitrofe”, effettuata dal Servizio Ciclo dei Rifiuti e Bonifica della Regione Puglia. Una relazione molto dettagliata di 28 pagine, nella quale venivano messe in evidenza le fonti primarie di contaminazione (sorgenti attive che incrementano il flusso massico di PCB nel Mar Piccolo) e le fonti secondarie (sedimenti inquinati che generano la propagazione della contaminazione anche attraverso la risospensione naturale o indotta antropicamente).

Come fonte primaria accertata di inquinamento da PCB del Mar Piccolo, la relazione indicò le aree a terra gestite dalla Marina Militare (Arsenale), in cui la presenza di PCB è stata accertata anche nei terreni e nella falda superficiale che veicola la contaminazione.

Poi una fonte secondaria: i sedimenti del Mar Piccolo, dove sono state individuate due distinte zone interessate dalla presenza di PCB. Una in corrispondenza dell’Arsenale militare, nell’area di caratterizzazione denominata “area 170 ha”, l’altra posta a nord del primo seno, a circa 200 m ad ovest della penisola di Punta Penna. 

Anche delle aree a terra della Marina Militare ce ne siamo occupati per tantissimi anni. E lo scorso mese, grazie ad un’udienza del processo ‘Ambiente Svenduto‘, ne siamo tornati a parlare. Dando voce ad una pagina di inquinamento ambientale del Mar Piccolo, colpevolmente dimenticata da una città intera.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/24/ambiente-svenduto-le-verita-taciute-sul-mar-piccolo/)

La sconosciuta San Marco Metalmeccanica

Altra fonte primaria fu indicata in un’azienda ai più sconosciuta: la “San Marco Metalmeccanica” (che operava nell’indotto Ilva). La relazione denunciava come dal 1972 al 1995 venne riempita con materiale di risulta e scarti provenienti da lavorazioni di tipo industriale, una cava presente sul suolo occupato dalla San Marco che acquistò il terreno nel 2003. L’area in cui si colloca la cava in questione, possiede una sovrapposizione di una serie sedimentaria clastica pleistocenica (Calcareniti di Gravina) e del substrato mesozoico carbonatico (Calcare di Altamura). In quella zona è presente solo la falda profonda che ha sede nella successione del Calcare di Altamura. Gli elaborati del Piano regionale di Tutela delle Acque mostrarono come lo scorrimento della falda carsica avviene prevalentemente lungo la direttrice NO-SE, cioè proprio verso il Mar Piccolo.

Il che spiegava il perché nella mappa del CNR sulla “Distribuzione dei PCB nei sedimenti dei Mari di Taranto” (fornita dal CNR nel corso della riunione tecnica che si svolse a Taranto giovedì 11 agosto 2011 si era nel pieno della prima emergenza mitili) veniva segnalato come area altamente inquinata da PCB, lo specchio d’acqua prospiciente i Tamburi e il Galeso. E soprattutto chiarirebbe il perché ARPA Puglia da tempo chiedeva che vengano svolte delle indagini approfondite sulla questione, che era alla base di un’ipotesi devastante: si temeva infatti che i citri di acqua dolce presenti nel I seno portassero dalla falda al mare l’inquinamento da PCB. Ipotesi poi in minima parte confermata negli anni.

L’obiettivo principale degli interventi è dunque interrompere tale percorso di migrazione, isolando una delle sorgenti (PIP Statte) di contaminazione dal comparto idrico sotterraneo, impedendo qualsiasi rilascio di sostanze inquinanti. Il raggiungimento dell’obiettivo progettuale sarà ottenuto grazie a specifici interventi di bonifica ambientale in sito, riducendo al minimo l’asportazione di terreni contaminati (sottosuolo).

L’ intervento è suddiviso in tre subprocedimenti:

A. Piano di Caratterizzazione dei Terreni e della Falda profonda: completato nel mes di novembre 2013.

B. Messa in sicurezza permanente dei Terreni e della Falda (MISP): il progetto preliminare è stato approvato con DGC n. 63 del 25/06/2014. A seguito della esecuzione di un campo prove volto verificare la soluzione progettuale definita si è resa necessaria la modifica del progetto preliminare (C.d.S. del 16/03/2016). Il Comune, in quel momento stazione appaltante, ha approvato il progetto preliminare revisionato con DGC n. 108 del 09/09/2016.

Nel periodo da gennaio a marzo 2018 sono state eseguite le indagini, programmate dal Commissario Straordinario, propedeutiche alla progettazione definitiva dell’intervento di MISP. Le risultanze delle suddette indagini hanno consentito di poter verificare la non fattibilità della soluzione progettuale elaborata dal Comune di Statte ed approvata in sede di Conferenza di Servizi al MATTM.

Il 19 luglio 2019 presso la Direzione Generale per la Salvaguardia del Territorio e delle Acque del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, è stato svolto un tavolo tecnico tra il Gruppo di Lavoro del Commissario Straordinario e tecnici del MATTM, nell’ambito del quale è stato concordato di procedere con una progettazione definitiva che possa garantire una maggiore efficacia per la salvaguardia della falda sotterranea attraverso il confinamento laterale del corpo rifiuti costituenti la sorgente primaria, impedendo l’interferenza delle acque di infiltrazione “laterale” con i terreni contaminati ed il tampone di fondo evitando il potenziale rischio di dilavamento dei rifiuti/materiali di riporto da parte della falda profonda e che eventuali fluidi presenti nel corpo rifiuti possano migrare per lisciviazione verso la falda.

Con decreto commissariale n. 227 del 29/08/2019, è stato affidato il servizio di esecuzione di indagini geologiche, geotecniche ed ambientali nell’area. Sempre con decreto commissariale n. 228 del 29/08/2019 è stato affidato l’attività di supporto tecnico-scientifico alla progettazione definitiva dell’intervento in argomento. È in fase di completamento il servizio di esecuzione di indagini geologiche, geotecniche ed ambientali.

C. Messa in sicurezza d’emergenza dei Terreni e della Falda (MISE): E’ stato redatto il progetto preliminare 1 FASE (Delibera Giunta Comunale n. 105 del 18/09/2015), adeguato alle prescrizioni contenute nel verbale della conferenza di servizi del MATTM.

Completata la procedura di gara per l’affidamento dell’appalto integrato (la comunicazione da parte del Comune è avvenuta in data 21/06/17). Il bando è stato pubblicato in data 27/01/2016 prima dell’entrata in vigore del D. l.vo 50/2016. Il 24/08/2018 è stata effettuata l’aggiudicazione in via definitiva. Completate le verifiche del possesso dei requisiti da parte dell’affidatario. Completata la procedura per la sottoscrizione del contratto per la redazione del progetto esecutivo e la realizzazione dei lavori. Completato affidamento redazione Progetto esecutivo ed esecuzione lavori. ln corso approvazione progetto esecutivo.

Principali criticità presenti nella realizzazione dell’intervento: trattandosi di redazione di progetto di bonifica ambientale le criticità risiedono nell’ambito dei procedimenti tecnico annninistrativi finalizzati alla sua approvazione ai sensi del D.LG 152/2006 e nelle procedure di esproprio.

Costo Complessivo (euro): € 41.855.000,00, di cui € 400.000,00 Caratterizzazione, € 31.000.000,00 MISP, € 9.900.000,00 MISE, € 555.000,00 Quota ex. Art. 6, comma 3 DL. 01/15 convertito con modificazioni dalla L. 20/15.

Ulteriore fabbisogno finanziario da individuare (euro): € 4.885.000,00

Costo Realizzato (euro): € 1.238.819,78

Copertura finanziaria disponibile: € 37.000.000,00

Fonte di finanziamento: Delibera Cipe 87/12 (Regione Puglia FAS 2007-2013).

(leggi tutti gli articoli sul CIS Taranto https://www.corriereditaranto.it/page/8/?s=cis&submit=Go)

Condividi:
Share
Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Commenta

  • (non verrà pubblicata)