Coronavirus, è l’ora della responsabilità

 

Il coronavirus è entrato nelle nostre vite. Forse un’occasione per dimostrare di essere migliori di quanto crediamo.
pubblicato il 09 Marzo 2020, 11:30
6 mins

E chi l’avrebbe detto… Alzi la mano chi fra noi (ovviamente non vale per epidemiologi e virologi), all’inizio dell’emergenza in Cina aveva immaginato quanto tutto questo avrebbe toccato da vicino le nostre vite. Eppure ci siamo: il CoViD-19 (CoronaVirus Disease 2019, malattia causata dal virus SARS-CoV-2) è entrato prepotentemente nel nostro quotidiano.

Il potenziale di contagio di questa epidemia si è mostrato molto alto, come gli esperti ci avevano spiegato sin dall’inizio, e anche la mortalità, ancorché percentualmente non altissima, non è affatto trascurabile. È allora fondamentale che ciascuno di noi sia preso da un sussulto di responsabilità.

Cosa fare?

Innanzitutto, resta valido (anzi, imperativo) il decalogo diramato dal Ministero della Salute all’inizio dell’emergenza:

  1. Lavati spesso le mani
  2. Evita il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute
  3. Non toccarti occhi, naso e bocca con le mani
  4. Copri bocca e naso se starnutisci o tossisci
  5. Non prendere farmaci antivirali né antibiotici a meno che siano prescritti dal medico
  6. Pulisci le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol
  7. Usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o assisti persone malate
  8. I prodotti Made in China e i pacchi ricevuti dalla Cina non sono pericolosi
  9. Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo coronavirus
  10. Contatta il numero verde 1500 per maggiori informazioni

Questo, però, è solo un punto di partenza.

Ripensare la nostra vita sociale

Il contagio, nella nostra Regione e nella nostra Provincia, è rimasto sinora molto contenuto (qui il bilancio aggiornato a ieri), e se questo da un lato è un bene, dall’altro rischia di trasformarsi in un clamoroso boomerang. Come ci è già successo quando il contagio riguardava solo la Cina o quando riguardava solo qualche sconosciuto Comune del nord, rischiamo infatti di prendere sotto gamba l’importanza del momento e del rischio che stiamo correndo. Un rischio di cui è indice soprattutto l’elevatissimo numero di nostri corregionali che nelle ultime settimane (e in particolare negli ultimi giorni) sono rientrati in fretta e furia dalle Regioni settentrionali. Nei loro confronti resta fermo l’obbligo di segnalare la propria presenza in Puglia al medico di famiglia o alla ASL tramite l’apposito modulo, oltre all’invito-imposizione del presidente Emiliano ad osservare la quarantena precauzionale. È quasi superfluo dire che l’osservanza di queste disposizioni non è semplice rispetto dell’autorità (tema al quale non tutti siamo così sensibili), ma una misura essenziale per la tutela di tutta la nostra società e, in particolare, degli anelli più deboli della catena. Chi di noi non ha un nonno o un genitore anziano o malato? È per loro che bisogna ripensare la nostra vita sociale.

Chiediamoci: quell’aperitivo con gli amici è davvero necessario? Di quella partita a calcetto non possiamo proprio fare a meno? Una pizza non possiamo proprio mangiarcela a casa?

Immaginiamo le obiezioni dei nostri lettori che in questi settori ci lavorano: e noi? Come lo portiamo il pane a casa? Vero, e di questi risvolti dovrà farsi carico l’intera collettività, attraverso le istituzioni a cui la Costituzione ha assegnato questo compito. Ma non è pensabile che la vita prosegua come prima. D’altro canto, per quello che non siamo in grado di capire da soli, ci hanno già pensato i divieti imposti dal governo, e che stiamo già sperimentando.

Chiuse le scuole, chiusi i cinema, i teatri e i musei, così come pub, scuole da ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche. Sospesi tutti quegli eventi che prevedono la presenza del personale sanitario, ma sospese anche le cerimonie religiose (la CEI, in applicazione del decreto, ha imposto in tutte le chiese lo stop alla celebrazione della Messa, come avevamo anticipato ieri). Restano aperti, per ora, ristoranti e bar, ma anche i centri sportivi, con l’obbligo, però, di predisporre le condizioni per cui gli utenti possano mantenere la distanza di sicurezza minima di un metro. Sono limitati gli accessi alle strutture sanitarie (in particolare i pronto soccorso) e alle carceri (colloqui solo telefonici o comunque a distanza). Le aziende di trasporto pubblico (l’Amat si è già adoperata in questo senso) dovranno impegnarsi nella sanificazione dei mezzi. Ai datori di lavoro, inoltre, il Governo raccomanda di consentire la fruizione anticipata di congedi e ferie.

Limitare gli spostamenti

La misura forse più importante, però, è quella che raccomanda di limitare gli spostamenti «ai casi strettamente necessari». Una definizione vaga, la cui applicazione fa appello alla nostra sensibilità e responsabilità.

Di sicuro ricorderemo a lungo questo periodo, ma chissà che la semi-quarantena a cui un po’ tutti siamo forzati non ci insegni anche qualcosa.

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Un Commento a: Coronavirus, è l’ora della responsabilità

  1. Donato

    Marzo 9th, 2020

    Speriamo che da questo evento ci sia una partecipazione di tutti . E speriamo che Amiu incominci a comprendere che è indispensabile avere una città pulita Vogliamo pulire giornalmente il borgo la zona del mercato Fadini e così via.

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