Mare senza plastica? Sembra impossibile, invece…

 

Bisogna provare a colmare quel un vuoto generato dall'egoismo, dall'affarismo senza scrupoli e diventare noi stessi i simboli del cambiamento e della rinascita, come ha fatto un imprenditore...
pubblicato il 01 Marzo 2020, 16:21
5 mins

Questa volta si parte da lontano.
Certe volte i grandi cambiamenti, le svolte – quelle epocali – prendono vita grazie a piccoli gesti che riguardano milioni di persone che di colpo smettono di fare un’azione a vantaggio di un’altra. Questo è avvenuto per certi usi e costumi, nel campo dei diritti e nel campo dell’economia. Nella vita di tutti i giorni compiamo molti gesti apparentemente insignificanti, come aprire un pacchetto di patatine o bere una bottiglietta di thè, che invece hanno un grande impatto su altri livelli. Nel farlo, non tutti ne sono consapevoli, diamo il nostro contributo ad uno dei più epocali problemi (e business) contemporanei: lo smaltimento dei rifiuti. Ne produciamo troppi e forse anche di questo non tutti sembrano esserne consapevoli.
Per avere un’idea bisogna tener presente che nel Mar Mediterraneo 570mila tonnellate di plastica finiscono ogni anno in acqua, l’equivalente di 33mila bottigliette al minuto, secondo i dati del WWF sul Mediterraneo. Ed è quindi evidente che l’inquinamento da plastica rappresenta oggi una delle emergenze ambientali più gravi per il Pianeta e per le specie marine che rischiano di sparire per sempre a causa dell’inquinamento da microplastica e macroplastica.
Il nostro Paese da un lato subisce i pesanti impatti dovuti all’inquinamento da plastica avendo la maggiore estensione costiera nel Mediterraneo, dall’altro contribuisce all’inquinamento essendo un grande produttore e consumatore di manufatti di questo materiale. Sempre il nostro Paese produce 4 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui l’80 per cento proviene dall’industria degli imballaggi che ogni anno riversa in natura 0,5 milioni di tonnellate di rifiuti. Tutto questo ha molteplici impatti e prima o poi si traduce in un prezzo da pagare.
Dov’è la good news ci si chiederà se queste sono le premesse?.
In un gesto piccolo, fatto da un titolare di un’azienda di allevamento di mitili, Luciano Carriero, per essere stato il primo imprenditore locale ad adottare una particolare rete biodegradabile per il confezionamento dei mitili e dei molluschi. Un tipo di imballaggio completamente eco-compatibile perché si degrada e una volta smaltita nella frazione dell’umido, impiega 60 giorni per decomporsi completamente.
Un piccolo gesto, da un lato concreto perché contribuisce nell’immediato a ridurre l’immissione della plastica in mare e dall’altro lato profondamente incoraggiante se si pensa che solo due anni fa lo stesso imprenditore era rimasto senza lavoro a causa della contaminazione da diossina nel suo allevamento, un tempo nel primo seno del mar Piccolo da dove fu costretto a sloggiare dopo aver distrutto i frutti del suo lavoro e di altri 15 dipendenti. Carriero fu costretto a licenziare gli operai e a non rinnovare le concessioni che scadevano a dicembre del 2015. E così concluse, scrivendo, il suo appello pubblico rivolto al presidente della Regione Michele Emiliano e al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci: “Sono stato onesto, ho voluto rispettare tutte le regole imposte dalla Asl, dal Comune, dalla Regione, ma ciò non è stato fruttuoso. Ho agito nella legalità, mentre i miei impianti lasciati nel primo seno del Mar Piccolo sono stati occupati dagli abusivi. Vi prego di ascoltare il mio appello perché ciò non significa aiutare solo Luciano Carriero ma soprattutto riprogettare il futuro del mestiere più antico e nobile della nostra amata città”.
E aveva perso la sua casa il signor Carriero. Avrebbe potuto parlare solo per la sua azienda e la sua casa, invece parlava, udite udite, di “legalità” e di “riprogettare il futuro del mestiere più antico e nobile della nostra amata città”.

A distanza di due anni, sempre il signor Carriero, ci sembra che abbia colto nel segno, provando a colmare quel un vuoto generato dall’egoismo, dall’affarismo senza scrupoli che presta attenzione solo a far quadrare i conti e incassare di più, diventando esso stesso cambiamento e rinascita, compiendo un piccolo gesto virtuoso. Una volta si diceva che nella vita, per andare avanti, ci vogliono conferme. Oggi più appropriato sarebbe il caso dire che per la vita ci vogliono conferme.
Ecco, qui sta la good news, nella testimonianza di una speranza concreta, quella che esistono ancora tante persone che, praticando la legalità, decidono di risollevarsi, si rimboccano le maniche e cercano di cambiare la rotta facendo qualcosa di utile che si rivelerà, magari nel tempo, straordinariamente utile per la vita delle persone e di ciò che consente la vita a tante, tante persone.

Vi sembra poco?

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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