“San Cataldo vescovo”: ospitate sinora ben 315 senza fissa dimora

 

Il centro di accoglienza per indigenti in città vecchia ha svolto anche una meritoria attività di reinserimento sociale in circa due anni di attività
pubblicato il 27 Febbraio 2020, 08:18
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A poco più di due anni dall’inaugurazione, sono ben 315 le persone che sono state ospitate, in maniera più o meno continuativa, nel centro di accoglienza notturna per i senza fissa dimora “San Cataldo vescovo”, realizzato dall’arcidiocesi a palazzo Santacroce, in Città vecchia. Quello che è più importante, molti di loro sono stati riscattati definitivamente dalla condizione di povertà. Infatti i volontari del “San Cataldo vescovo” non si preoccupano soltanto di assicurare, a quanti chiedono aiuto, il pasto quotidiano e un posto letto per la notte, ma s’impegnano, attraverso l’aiuto di specifiche professionalità messe a disposizione gratuitamente, a rendere ciascuno consapevole dei propri diritti maturati (documenti d’identità, pensioni di vario genere, reddito di cittadinanza ecc.) o, per quanto sia possibile, a reperire una dignitosa occupazione. Questo, per far conseguire un reddito necessario a prendere in affitto un appartamentino e a condurre autonomamente la propria vita.

Molte di queste persone, prima dell’accoglienza, dormivano in strada, riparandosi dal freddo con i cartoni e spesso riducendosi nel più completo abbrutimento. E ora invece, quasi non li si riconosce quasi più, ben sbarbati, vestiti dignitosamente e col volto sempre sorridente. Certo, il percorso per molti non è sempre agevole in quanto ci sono delle regole da rispettare all’interno del centro: la sera vige il rispetto rigoroso dell’orario di entrata (entro le ore 19 o alle ore 18.30 se si vuol cenare), dopodiché bisogna farsi la doccia e indossare gli indumenti puliti consegnati dagli addetti all’accoglienza; quindi, in attesa di andare a letto, si può vedere la televisione o scambiare quattro chiacchiere con gli altri ospiti). La mattina la sveglia è obbligatoriamente alle ore 7 e, dopo la colazione, entro le ore 8 si deve andare via per dare la possibilità di far pulire gli ambienti e rassettare le camere. Durante la giornata, i responsabili dei vari servizi (avvocati di strada, patronato ecc.) sono a disposizione per i colloqui. Per chi lo desidera, il pranzo è alle ore 12.

Molti sono gli esempi di vite ritrovate. Uno su tutti, quello di Cosimo, che per tanti anni viveva in strada nei pressi della concattedrale, continuamente alla ricerca di soldi per le birre, che beveva fino a ubriacarsi e buttarsi dove capitava per smaltire fumi dell’alcol. In tanti, aiutandolo come potevano, hanno cercato di dissuaderlo dal condurre quella vita, finchè una sera l’uomo non ce l’ha fatta più e si è lasciato convincere a farsi portare al centro. Ripulito e rifocillato, Cosimo si è fatto poi accompagnare in ospedale per le opportune terapie (tanti anni vissuti in quel modo avevano lasciato tristemente il segno) e poi ha iniziato il lungo cammino di riabilitazione, che ora prosegue in una struttura specializzata in provincia.

Certo, la povertà non può essere sradicata completamente (“I poveri li avrete sempre con voi”, proclama il Vangelo), perché ognuno possa sempre essere stimolato all’impegno verso i bisognosi, che possono vivere anche vicino alle nostre abitazioni. A volte non servono nemmeno grandi gesti, ma è sufficiente un sorriso e una parola buona per regalare un po’ di serenità.. E a proposito di impegno, i volontari al centro di accoglienza non sono mai troppi e ognuno può fare esperienza arricchente di servizio al prossimo.

 

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