Emissioni, ARPA non chiarisce. Dubbi su raffineria

 

La relazione dell'Agenzia conferma il picco di inquinanti rilevato dalle centraline 'meteo parchi Ilva' e via Machiavelli. Ma non chiarisce l'origine della fonte
pubblicato il 24 Febbraio 2020, 21:31
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Cos’è accaduto realmente tra le 3 e le 4 di venerdì nella zona industriale di Taranto? La relazione di ARPA Puglia in merito alle “segnalazioni inerenti l’emissione di sostanze odorigene dei giorni 22-23/02/2020″ inviata ieri al Comune di Taranto, Prefettura e ASL (oltre che una nota al Comando dei Vigili del Fuoco di Taranto), non lo chiarisce.

Cosa dice la relazione di ARPA

L’Agenzia conferma di aver ricevuto alcune segnalazioniinerenti la presenza di odori molesti relative ai giorni 22 e 23 febbraio 2020“. Già nelle scorse ore sul sito dell’ARPA Puglia nella sezione della Qaulità dell’Aria, erano stati pubblicati i dati delle centraline. Nella relazione si legge che “si riferisce altresì che dalla rete di monitoraggio della Qualità dell’Aria, in data 21/02/2020, sono stati registrati valori di interesse per il parametro SO2 presso la centralina “Meteo Parchi” (426,2 μg/m3) (interna allo stabilimento ArcelorMittal Spa) e presso la centralina della rete QA “Machiavelli” (369,6 μg/m3)“. Inoltre “le concentrazioni di SO2 rilevate dai sistemi DOAS (Differential Optical Absorption Spectroscopy) di Meteo-Parchi hanno raggiunto valori di interesse con un picco (> 850 μg/m3) registrato tra le ore 3:00 e 4:00 del 21/02/2020“. Inoltre, “a partire dalle ore 11:00 del 20/02/2020 è stato registrato anche un incremento delle concentrazioni di H2S, con valori superiori a 7 μg/m32, presso la centralina Meteo Parchi nonché alle centraline della rete QA Via Archimede-Tamburi e in Via Orsini-Tamburi (prime ore del 21/02/2020)“.

Come detto però, al di là dei dati riportati, l’Agenzia non si sbilancia sulle possiibli cause e sull’origine delle suddette emissioni. “A riguardo sono in corso gli accertamenti da parte dell’Agenzia per individuare le cause di tali eventi e si comunica che, in considerazione di quanto previsto dai provvedimenti AIA circa la gestione di malfunzionamenti ed eventi incidentali, l’Agenzia proporrà ad ISPRA, organo di vigilanza in materia di AIA nazionali, approfondimenti specifici su tali accadimenti” si legge nella relazione.

Infine, in merito ai potenziali rischi per la salute dei cittadini, “si rappresenta che dette valutazioni non ricadono tra le competenze dirette di ARPA Puglia; l’Agenzia resterà tuttavia a disposizione della ASL di Taranto per il supporto tecnico dovuto su tale aspetto, laddove richiesto” conclude la relazione. 

Le polemiche e i dubbi sull’origine delle emissioni

Ricordiamo che in particolar modo il consigliere comunale Massimo Battista prima e il primo cittadino Rinaldo Melucci poi, nei giorni scorsi hanno sollevato non pochi dubbi e polemiche sulla vicenda.

(leggi gli articoli e la denuncia di Battista e la nota del sindaco Melucci al ministero dell’Ambiente)

Ciò detto, in merito a notizie in nostro possesso confermate ufficiosamente dalle nostre fonti, oltre che dagli inquinanti protagonisti delle ultime emissioni odorigene, sembrerebbe che l’origine sia da addebitare alla raffineria dell’Eni, piuttosto che al reparto cokeriaaltiforni e agglomerato dell’ex Ilva come in molti sospettano.

Storicamente infatti, in particolar modo l’H2S è stato responsabile di moltissimi eventi odorigeni che negli anni abbiamo denunciato (sin dal principio sulle colonne del ‘TaratoOggi‘) e che la stessa ARPA Puglia ha sempre addebitato alle operazioni della raffineria dell’Eni.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2017/11/27/si-chiude-linchiesta-sui-vel-eni-le-emissioni-odorigene-cinque-indagati-anche-della-hidrochemical/)

Gli inquinanti che hanno causato il forte odore di gas nell’aria

ll biossido di zolfo (SO2) per la letteratura scientifica è un gas incolore, dall’odore pungente e irritante. Il biossido di zolfo si forma nel processo di combustione per ossidazione dello zolfo presente nei combustibili solidi e liquidi (carbone, olio combustibile, gasolio). Le fonti di emissione principali sono legate alla produzione di energia, agli impianti termici, ai processi industriali e al traffico. L’SO2 è il principale responsabile delle “piogge acide”, in quanto tende a trasformarsi in anidride solforica e, in presenza di umidità, in acido solforico. In particolari condizioni meteorologiche e in presenza di quote di emissioni elevate, può diffondersi nell’atmosfera ed interessare territori situati anche a grandi distanze. È un gas irritante per gli occhi e per il tratto superiore delle vie respiratorie, a basse concentrazioni, mentre a concentrazioni superiori può dar luogo a irritazioni delle mucose nasali, bronchiti e malattie polmonari.

Il Valore limite giornaliero, ovvero la media giornaliera che per il decreto 155/2010 non si può superare più di tre volte l’anno è pari a 125 µg/m3. Mentre il Valore limite su 1 ora per la protezione della salute umana che non può superarsi più di 24 volte all’anno è pari a 350 µg/m3.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/01/26/taranto-emissioni-odorigenene-arpa-presenta-progetto/)

Per quando riguarda invece l’idrogeno solforato (H2S), per la letteratura scientifica è un gas incolore dall’odore caratteristico di uova marce, per questo definito gas putrido. È idrosolubile ha caratteristiche debolmente acide e riducenti. Il composto è caratterizzato da una soglia olfattiva decisamente bassa; in letteratura si trovano numerosi valori definiti soglia olfattiva: da 0.7µg/mc a 14 µg/mc (“Analisi e controllo degli odori” D. Bertoni, P. Mazzali, A. Vignali – Ed. Pitagora, Bologna 1993); taluni soggetti sono in grado di percepire l’odore già a 0.2 µg/mc (soglia olfattiva OMS da “Air quality guidelines WHO”, anno 1999), in corrispondenza di 7 µg/mc la quasi totalità dei soggetti esposti distingue l’odore caratteristico. Tale valore non è consolidato, per cui potrà variare nel tempo.

E’ un coprodotto indesiderato nei processi di produzione di carbon coke, di cellulosa con metodo Kraft, di raffinazione del petrolio, di rifinitura di oli grezzi, di concia delle pelli (calcinaio e pickel), di fertilizzanti, di coloranti e pigmenti, di trattamento delle acque di scarico e di altri procedimenti industriali.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/06/28/emissioni-odorigene-il-consiglio-regionale-approva-un-disegno-di-legge-tanti-i-dubbi/)

È una sostanza estremamente tossica poichè è irritante e asfissiante. L’azione irritante, che si esplica a concentrazioni superiori ai 15.000 µg/mc ha come bersaglio le mucose, soprattutto gli occhi; a concentrazioni di 715.000 µg/mc, per inalazione, può causare la morte anche in 5 minuti (WHO 1981, Canadian Centre for Occupational Health and Safety 2001). L’inquinamento delle acque con idrogeno solforato provoca la moria di pesci; l’effetto sulle piante non è acuto, ma cronico per la sottrazione di microelementi essenziali per il funzionamento dei sistemi enzimatici. Nei confronti dei materiali mostra una discreta aggressività per i metalli, provocandone un rapido deterioramento.

La normativa europea e quella nazionale non stabiliscono valori limite, soglie di allarme e/o valori obiettivo di qualità dell’aria. In mancanza di riferimenti normativi è una prassi consolidata, a livello nazionale ed internazionale, riferirsi ai valori guida indicati dalla OMS-WHO. Deve essere ricordato che quando la letteratura propone per uno stesso inquinante più valori guida riferiti a tempi di mediazione differenti, questi devono essere considerati congiuntamente.

Concentrazione Riferimento individuato
150 μg/m3 media 24 ore WHO Guidelines ed. 2000
100 μg/m3 >1-14 giorni (valore medio sul periodo) WHO-IPCS
20 μg/m3 fino a 90 giorni (valore medio sul periodo) WHO-IPCS

 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/09/14/emissioni-odorigene-il-cdm-impugna-la-legge-regionale/)

Ci auguriamo che presto si possa fare chiarezza su quest’altro ‘caso’ ambientale. Intanto, al di là dei soliti ‘giochetti’ sulla comunicazione da parte di enti e istituzioni, vogliamo ricordare a tutti che anni addietro la Regione Puglia ed ARPA Puglia, dopo il fine mandato dell’ex direttore generale Giorgio Assennato, appoggiati anche da parte dell’ambientalismo locale, ebbero la ‘brillante‘ idea di sospendere il progetto Odortel. Che oggi più  che mai sarebbe servito per individuare immediatamente l’origine delle emissioni dei giorni scorsi. Ad maiora.

(leggi tutti gli articoli sulle emissioni odorigene https://www.corriereditaranto.it/page/5/?s=emissioni+odorigene)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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