Storie: “Quella sera che invitai Lou Reed a cena a casa mia”

 

Intervista, senza peli sulla lingua, a Marc Urselli, ingegnere del suono trapiantato da Grottaglie a New York, vincitore di tre Grammy Awards e collaboratore di molte star della musica internazionale
pubblicato il 22 Febbraio 2020, 08:18
13 mins

Trovare personaggi, in qualsiasi ambito operino – sport, spettacolo, musica o politica- che rilascino interviste non banali, non stereotipate, non politicamente corrette, senza peli sulla lingua, è difficile. Marc Urselli, ingegnere del suono, produttore di mix e remix, sound designer per diversi artisti di musica internazionale (U2, Foo Fighters, Elton John, Nick Cave, Mike Patton, John Zorn, Laurie Anderson, Lou Reed, Brian Ferry, tra gli altri) è uno di questi. Quarantatre anni, nato in Svizzera e cresciuto in Italia a Grottaglie, a diciannove anni si è trasferito a New York dove ha iniziato e tuttora  continua a lavorare nel leggendario studio di registrazione EastSide Sound come resident Chief House Engineer. Tra il 2005 e il 2006 Marc Urselli ha vinto tre Grammy Awards per il suo lavoro di ingegneria e mixaggio ed ha ricevuto due nomination nel 2004 e nel 2011.

Nel 1999 ha lasciato l’Italia, una decisione che non gli ha procurato rimpianti o ripensamenti: “Purtroppo in Italia, quando me ne sono andato, non c’erano opportunità per i giovani e temo che le cose siano cambiate veramente pochissimo” – esordisce nell’intervista – “Io mi sono rassegnato e sinceramente non vedo come l’Italia si potrá risollevare dalle proprie sorti. Chi ancora ci vive ha due scelte: andarsene dove la meritocrazia esiste o rimanere e soffrire. Chi sceglie di soffrire può farlo ribellandosi e cercando per tutta la vita di cambiare la situazione (che é ció che ho fatto io fino al 1999) o rassegnarsi a sotterfugi e raccomandazioni”.

Che ricordi hai della tua adolescenza a Grottaglie?

“Ho un sacco di ricordi misti. Quelli belli sono legati alle amicizie, le serate, i concerti, le situazioni, i collettivi, i centri sociali (a Grottaglie facevo parte del CSA Indios nel paese vecchio che proponeva concerti, rassegne video e Cinema, mostre e purtroppo quello spazio da allora é ancora abbandonato…). I ricordi brutti invece solo legati all’ignoranza del cittadino medio che si lamenta quando non c’è niente ma se organizzi qualcosa si lamenta per il troppo movimento o rumore o anche all’ignoranza delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali che non hanno mai saputo nè voluto ascoltare, aiutare o supportare i giovani nel sud e che poi si lamentano della fuga dei cervelli. In quegli anni in Puglia c’era un grande fermento culturale underground e di concerti legati a veri centri culturali e centri sociali (come la Masseria Maizza a Fasano, la Cooperative Robert Owen a San Giorgio o le Grotte a Massafra) e si andava ad un concerto ogni fine settimana. Adesso c’è movimento solo l’estate e il resto dell’anno mortorio culturale e sociale”.

Ti faccio la stessa domanda che ho rivolto a Vince Pastano (chitarrista e produttore di Vasco Rossi, ndc), con il quale hai condiviso parte della tua adolescenza a Grottaglie: hai mai ricevuto un riconoscimento, una menzione, un premio dalla città che ha visto muovere i tuoi primi passi nella musica?

“Certo che no. A parte menzioni in giornali o riviste, nessuno si é mai interessato a me o a quello che faccio (con le dovute eccezioni, tipo Cesare Veronico del Medimex). Non mi interessa neanche ricevere premi o riconoscimenti da Grottaglie perché il paese non ha mai fatto nulla per me, anzi mi ha solo reso l’esistenza difficile mettendomi i bastoni tra le ruote ogni volta che volevo organizzare qualcosa. Ho genitori, amici, parenti e ricordi a Grottaglie ma non ho nessun debito di riconoscenza con esso. Devo riconoscenza solo ai miei genitori e agli amici che mi hanno supportato”.

Puoi spiegarci di cosa si occupa un ingegnere del suono? La ritieni una figura sottovalutata nel mondo della musica?

“L’ingegnere del suono é colui che si occupa della registrazione in alta fedeltà della performance di un artista e del missaggio del prodotto finale affinché si senta tutto benissimo. Indubbiamente é una figura sottovalutata ma nel mondo della musica e dello spettacolo tutti i ruoli di chi sta dietro le quinte sono sottovalutati. La gente non sa quanto lavoro e quante persone ci siano dietro ad un disco, un concerto o un qualsiasi progetto… ma non mi lamento perché gli addetti al settore sanno… “.

Cosa ti senti di consigliare ad un giovane che vuole vivere di musica?

“In primis di andarsene al più presto perché il giovane che vuole vivere di musica non potrá mai farlo giù al sud. Chi come me o l’eccezionale Vince Pastano ce l’ha fatta a vivere di musica lo ha dovuto fare lontano da casa e con tanti sacrifici”. 

Lo scorso anno sei stato ospite del  festival Medimex accettando l’invito degli organizzatori. Come giudichi questa manifestazione di respiro internazionale che forse rappresenta un po’ una cattedrale nel deserto nel sud Italia?

“Avevo sentito parlare del Medimex ma non vivendo più in Puglia da venti anni non ci ero mai stato fino a che Franzi Baroni (DJ e fotografo che conoscevo dall’epoca dei concerti del Villanova a Pulsano, dove lavoravo come fonico e lui come organizzatore di concerti) non mi ha presentato Cesare Veronico ed il suo staff. Io e Cesare siamo subito andati molto d’accordo perché siamo proprio sulla stessa lunghezza d’onda. É raro trovare persone così e quindi ho accettato l’invito più volte e abbiamo in serbo anche qualche sorpresa per il futuro…. Il Medimex é una delle poche, se non l’unica, situazione che porta non solo grandi concerti ma anche opportunità educative e informative che non esistevano quando io vivevo in Puglia. É anche per quello che trovo importante partecipare e dare il mio sostegno”.

Hai avuto modo di collaborare con grandi artisti di livello internazionale, puoi raccontarci qualche aneddoto ?

“L’aneddoto che si ricollega a Grottaglie riguarda Lou Reed e sua moglie Laurie Anderson, il giorno in cui li portai a cena a casa dei miei genitori quando eravamo in Puglia per lo spettacolo di Laurie al Time Zones festival di Bari (otto novembre del 2008, ndc). Ho fatto trovare loro le lasagne di mia madre, che, nonostante sia svizzera fa le lasagne piú buone che io abbia mai mangiato. L’ aspetto divertente é che Lou, che era diabetico e non mangiava molti gluteni o carboidrati, mi aveva chiesto se per lui potessi far fare una fetta di carne. Mia madre ha servito le lasagne a tutti e una fetta di carne a Lou. Lui, peró, quando ha visto le lasagne ne ha assaggiato una forchettata dal piatto della moglie e ha subito spinto via la carne e avvicinato il piatto di Laurie, gustando anche egli le lasagne di mia madre. Abbiamo trascorso una bella serata fra amici ma ho scoperto solo l’anno scorso tramite il direttore del Medimex che a quanto pare gli organizzatori di Time Zones ci erano rimasti malissimo per questa cosa in quanto speravano di portare Lou Reed fuori a cena… Tutto ció mi ha fatto sorridere a distanza di anni perché non sapevo di tali retroscena e porgo le mie scuse ai ragazzi del Time Zones…”

Un tarantino di adozione, Diodato, ha vinto l’ultima edizione del festival del festival di Sanremo. Ritieni questa kermesse rappresentativa della musica italiana? Che pensi di Diodato? Collaboreresti con lui se te lo chiedesse?

Diodato? Non lo conosco francamente. Lavoro con un sacco di persone e generi musicali diversi (rock, pop, jazz, classica, metal ecc), quindi se lui volesse lavorare con me sarei certamente aperto a tale possibilità anche se il genere di musica che presenta Sanremo non é un genere che seguo o di cui mi intendo. Sinceramente non guarderei Sanremo neanche se mi pagassero; penso che rappresenti quanto di piú brutto esca dall’Italia musicalmente parlando e se degli alieni scendessero sul pianeta terra e vedessero Sanremo si farebbero una pessima idea di cosa sia la musica. Io tifo per i musicisti bravi, indipendentemente dalla loro provenienza o origine geografica. Se Diodato é bravo, mi fa piacere che abbia vinto ma non sono provincialista e quindi non farei mai il tifo per lui solo perché é di Taranto. Sanremo é una marchetta per chi decide di giocare nel sistema e vuole cercare di percorrere una certa via e stare dentro certi schemi. Io preferisco la gente che segue la propria passione e il proprio istinto invece che gli schemi”.

C’è un musicista con il quale ti piacerebbe collaborare? A cosa stai lavorando in questo periodo?

“Ce ne sono tantissimi con cui mi piacerebbe lavorare e con cui non ho ancora avuto l’occasione e il piacere. Mi piacerebbe fare piú cose con Nick Cave perché penso che sia uno degli artisti piú bravi in vita. Mi piacerebbe lavorare con Trent Reznor dei Nine Inch Nails e con Iggy Pop, giusto per dirtene un paio… Mi sarebbe piaciuto lavorare con David Bowie anche se ci siamo solo scambiati poche parole a casa di Lou Reed. E mi sarebbe piaciuto lavorare con un paio dei mostri sacri del rock… ma non mi lamento e non dispero perché ció che ho fatto fino ad ora mi lascia pensare che se continuo per la mia strada prima o poi lavoreró con alcuni di questi artisti con cui vorrei collaborare.

Per quanto riguarda i miei impegni attuali, sono alle prese con lavori di piú generi e progetti musicali contemporaneamente: in questo momento sto registrando il nuovo disco di John Zorn, con John Medeski, che dovrebbe uscire fra un paio di mesi. Sto anche lavorando come produttore, ingegnere del suono e musicista ad un secondo disco con il regista Jim Jarmusch, il chitarrista Lee Ranaldo dei Sonic Youth e il batterista Balazs Pandi. Fra un paio di settimane faró il nuovo disco di Kaoru Watanbe (ex membro dei Kodo) e nel frattempo sto producendo un disco di collaborazioni fra musicisti doom metal e cantanti dello stile “throat singing” dalla Mongolia, Siberia e Tuva. Il mese prossimo saró in tour con il gruppo pop inglese Lighthouse Family in Sud Africa e poi lavoreró ad uno spettacolo teatrale a Parigi insieme al regista Peter Sellars, al compositore Tyshawn Sorey e al gruppo di musica classica contemporanea International Contemporary Ensemble, e poi passeró in Puglia per il Medimex del 2020 e le lasagne di mia madre…”

*credit foto:1-2 William Semeraro, 3 Trine Thibo

 

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2 Commenti a: Storie: “Quella sera che invitai Lou Reed a cena a casa mia”

  1. pietro annicchiarico

    Febbraio 23rd, 2020

    Bravo Marc

    Rispondi
  2. Febbraio 23rd, 2020

    Marc Urselli è l’orgoglio non solo della mitica Puglia ma di tutta l’Italia!! Ma ha ragione lui quando dice che qui il talento dei veri artisti non è riconosciuto….vanno molto avanti i “marchettari” che accettano un sistema troppo televisivo “usa e getta”. Dunque VIVA I FESTIVAL come Medimex dove si parlare davvero di GRANDE MUSICA!! Complimenti a Marc Urselli…..grande talento e bella persona!!

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