Politecnico, via alla Scuola di specializzazione

 

Inaugurato l’anno accademico della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio. Una grande conquista, su cui pesano ancora incertezze…
pubblicato il 19 Febbraio 2020, 19:27
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Un altro tassello si aggiunge al quadro dell’offerta formativa della città di Taranto. Si tratta della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio del Politecnico di Bari, che per l’appunto dal capoluogo di Regione (dove operava dall’anno accademico 2013-2014) si trasferisce in riva ai due mari. Si tratta, come si può facilmente intuire anche se non si è addetti ai lavori, di una grande conquista per la città. Eppure, nel salone di rappresentanza di Palazzo Pantaleo non si avvertono i toni (magari giustamente) trionfalistici che di solito accompagnano questo tipo di eventi. Ma andiamo con ordine.

Una scuola che “poggia” sul passato

Le ragioni che hanno spinto il Politecnico ad investire su Taranto sono molteplici e, per chi opera nel settore, perfino ovvie. Il patrimonio archeologico di cui la città dispone, infatti, è una risorsa inestimabile a disposizione degli studenti (e dei docenti, per quanto riguarda l’attività didattica e di ricerca) che una scuola presente in loco può sicuramente valorizzare al meglio. E a questo proposito, l’assessore comunale alla Cultura Fabiano Marti ha approfittato della cerimonia per rendere noto che durante gli scavi alla Masseria Solito per il cantiere del MuDIT (Museo Degli Illustri Tarantini, ne parlavamo qui) sono emerse delle antiche sepolture su cui ora lavoreranno gli archeologi.

Il patrimonio archeologico della città sarà a disposizione della scuola anche attraverso i depositi della Soprintendenza, presso l’ex-convento di San Pasquale (neanche a dirlo, sorto sulle fondazioni di un tempio greco), che almeno per questo primo anno sarà anche la sede della scuola.

Un progetto a lungo termine?

Proprio la questione della sede rappresenta una delle criticità con cui la scuola dovrà fare i conti. La sede presso il convento di Sant’Antonio, infatti, per quanto suggestiva è ancora provvisoria. A questo proposito, il prof. Giorgio Rocco (una delle anime del progetto di portare la Scuola a Taranto) si è espresso con toni molto duri, quasi categorici, affermando che anche i fondi regionali non sarebbero stati sufficienti a garantire il trasferimento se non fosse stato per l’ospitalità della Soprintendenza. Un’ospitalità che, però, non basterà quando agli studenti di questo primo anno si aggiungeranno i successivi, e saranno necessarie più aule e più laboratori. Una situazione tale che, al momento, la continuità della presenza su Taranto «si può solo auspicare».

Appare, perciò, quantomeno opportuno (ma diremmo quasi essenziale) che tutte le istituzioni coinvolte a vario titolo collaborino nella maniera migliore. E non sono mancate reciproche rivendicazioni (bonarie, sia chiaro) su chi maggiormente si sia impegnato, negli ultimi anni, per la valorizzazione del patrimonio tarantino. Il mondo accademico, in particolare, ha rivendicato di non aver mai abbassato la guardia sul tema. La volontà non sembra mancare, e anzi il Politecnico parrebbe intenzionato addirittura a valutare, per il futuro, una sede dei corsi di architettura che affianchi a Taranto quella di ingegneria già ben radicata.

La strada da percorrere

L’ampliamento dell’offerta formativa ionica, ha dichiarato il consigliere regionale Liviano, è una strada quasi obbligata da percorrere per combattere l’inesorabile svuotamento di questa terra dalle sue generazioni più giovani e, fra i giovani, in particolare da quelli più qualificati. Un fenomeno che da decenni sta segando le gambe che dovrebbero sorreggere Taranto nel futuro. Un fenomeno che ha importanti ricadute non solo economiche, ma anche sociali, sin da oggi, con famiglie che vivono l’esperienza della separazione perché chi vive fuori è spesso destinato a restarvi. A questo dramma, afferma Liviano, si pone rimedio solo rendendo il territorio attrattivo per tutti coloro che hanno gli strumenti culturali per poterlo risollevare. Una considerazione, questa, che crediamo e speriamo sia condivisa da tutte le forze politiche, perché ora più che mai è necessario fare fronte comune. Le grandi occasioni che ci attendono (e che a Palazzo Pantaleo sono state ricordate) come il CIS, il futuribile Cantiere Taranto, i Giochi del Mediterraneo e, chissà, la Capitale Italiana della Cultura 2021 potrebbero davvero rappresentare la svolta per costruire una Taranto diversa e, finalmente, all’altezza della propria Storia.

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