Ex Miroglio, resta il mistero sul ‘Progetto Agromed’

 

Riunione a Bari presso la task force regionale sull'occupazione. Ci sarebbe il piano industriale ma non ne sono stati rivelati i dettagli
pubblicato il 18 Febbraio 2020, 19:18
6 mins

Nuova riunione questo pomeriggio a Bari della task force regionale sull’occupazione, con al centro la reindustrializzazione del sito ex Miroglio di Castellaneta, dove 60 lavoratori attendono da anni di conoscere il loro destino lavorativo. Gli ex lavoratori del sito di Castellaneta, chiuso da ben 14 anni, in più di una circostanza in questi anni hanno fatto sentire la loro voce chiedendo lumi sulla vicenda, oramai privi di copertura degli ammortizzatori sociali da anni, e tornati, per chi è stato possibile e fortunato, alle loro vecchie occupazioni.

Presenti all’incontro i sindacati di categoria, i tecnici della task force, per la Regione Puglia il dirigente della sezione aree di crisi industriali Elisabetta Biancolillo, mentre per il comune di Castellaneta era presente l’assessore all’Ambiente Giuseppe Angelillo.

Negli ultimi mesi, si era parlato di un terzo progetto da parte della Logistic, un’ipotesi e niente di più, che prevedeva la possibilità di conferire a Castellaneta vetro e cartone, da lavorare poi a Ginosa.

Poi come si ricorderà, all’improvviso, lo scorso 20 dicembre, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla Programmazione Economica e agli Investimenti, il senatore tarantino del M5S Mario Turco, ha dichiarato che era approvata oggi al CIPE la modifica della delibera 155 del 2000, per la parte relativa al “Progetto Agromed”, a cui era già stato finalizzato un importo di 9,2 milioni di euro.

Modifica che riguarda riguarda la realizzazione di un progetto d’investimento diverso dal precedente, “da eseguire nell’ex sito produttivo del gruppo Miroglio, localizzato in zona industriale di Castellaneta”. Secondo quanto dichiarato dal senatore Turco, il progetto avrebbe come obiettivo “la realizzazione di un’unità produttiva coerente con il piano nazionale ‘Impresa 4.0’ per lo svolgimento delle attività di logistica, ivi compreso lo stoccaggio di cereali e leguminose, di lavorazione e trasformazione dei prodotti ortofrutticoli (in prevalenza uva da tavola, mandorle, fragole, agrumi ed ortaggi), di lavorazione e trasformazione dei prodotti di IV gamma (ortofrutta fresca, lavata, confezionata e pronta al consumo)“.

Il tutto venne confermato anche Vincenzo Cesareo, ex presidente di Confindustria Taranto e ora a capo di Agromed srl,s ocietà benefit partecipata dalla Camera di Commercio, che lo scorso anno l’ha trasformata in una srl di benefit, dopo che nel 2016 e nel 2018 uscirono dal Cda prima il Comune di Taranto e poi la Provincia. Società che oggi ha un patrimonio di 12 milioni di euro, di cui 10 serviranno per la realizzazione del progetto.

L’idea è quella di riempire un vuoto ultraventenale, realizzando il progetto pensato oltre vent’anni fa: coprire un’area area che vada dal tarantino al Sud-Est Barese, dal Salento al Metapontino. Facendo leva su quella rete intermodale, logistica e retroportuale del porto di Taranto, in cui ricade anche Zes, la zona economica speciale che arriva sino alla Basilicata, aeroporto di Grottaglie (cargo) e snodo ferroviario agroalimentare di Ferrandina in Lucania. 

Ma oltre ciò non si conoscono altri dettagli. E nemmeno oggi a Bari durante la riunione ne sono usciti fuori degli altri. Quello che si è capito è che la società Agromed è risultata la prima candidata, su un misero elenco di due, che hanno risposto alla nuova manifestazione di interesse tramite avviso pubblico bandita dal comune di Castellaneta.

L’assessore Angelillo ha confermato la dotazione di 9 milioni di euro per la reindustrializzazione del sito, così come di aver ricevuto il piano industriale sul quale però non si è voluto sbilanciare, lasciandosi soltanto sfuggire che il piano vedrebbe in partenza la rioccupazione di 37 ex miroglini.

Ricordiamo che gli accordi sulla ex Miroglio sono chiari da tempo: chi investe sul capannone di Castellaneta, ha l’obbligo di assumere i 60 ex miroglini. C’è infatti chi pensa che le titubanze che da anni si registrano su quel sito siano proprio dovute a quest’obbligo.

E’ chiaro però l’interesse che c’è dietro: Cesareo, presidente della Comes, azienda che da anni opera nel siderurgico e da qualche anno anche dentro l’Eni, ex presidente di Confindustria Taranto, è un collegamento importante per tutte le aziende dell’indotto ex Ilva che rischiano di restare fuori dal perimetro ArcelorMittal. Così come nel prossimo futuro ci sarà bisogno di ricollocare almeno 2-3mila esuberi del siderurgico. Ed ecco che l’area retroportuale, pensando anche al Distripark, potrebbe finalmente recitare quel ruolo di alternativa economica di cui parlavamo vent’anni fa sulle colonne del ‘TarantoOggi’. Con la speranza però che sia l’interesse collettivo e non quello di pochi a realizzarlo e gestirlo. E che come spesso è accaduto dalle nostre parti, non si facciano figli e figliastri tra i lavoratori.

Staremo a vedere.

(leggi gli articoli sulla ex Miroglio https://www.corriereditaranto.it/?s=miroglio&submit=Go)

Condividi:
Share
Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Commenta

  • (non verrà pubblicata)