MES: “I lavoratori saranno mai al centro del dibattito sul siderurgico?”

 

pubblicato il 16 Febbraio 2020, 19:19
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“I lavoratori saranno mai al centro del dibattito sul siderurgico?”: a chiederlo è il MES (Movimento Europeo Socialista) nel nuovo intervento sulla vicenda che sta caratterizzando l’ex Ilva.
“In questi ultimi anni ci siamo posti varie domande, sul futuro del più grande stabilimento d’Europa, la maggior parte delle quali riguardavano coloro che da sempre hanno rappresentato l’anello debole della questione tarantina. I lavoratori, sia diretti che dell’indotto, rivestono ormai da anni il doppio ruolo di vittime e “scudi” di ogni crisi. L’indiscrezione giornalistica secondo la quale ArcelorMittal intende istituire un consorzio unico, attraverso il quale gestire in maniera diretta e trasparente il mondo dell’appalto e inquadrare gli operai con un contratto unico ed onesto, sarebbe forse una delle più belle notizie di questo 2020 appena iniziato. Purtroppo però, sempre secondo voci di corridoio, i maggiori oppositori si anniderebbero all’interno di Confindustria Taranto, che in nome di una difesa a spada tratta di vecchi sistemi, si oppone a qualsiasi ventata di cambiamento. Da quando la multinazionale ha preso il timone del polo siderurgico – al netto di questioni più politiche che industriali, che per il momento mettiamo da parte – abbiamo sempre voluto sperare che il cambiamento potesse bussare alla porta del territorio tarantino, per farlo finalmente entrare nel XXI secolo. Ma c’è una sacca di resistenza, che ribadiamo vede Confindustria Taranto schierarsi contro una sua consociata. Ci sembra dunque chiaro che qualcuno si oppone, si limita a voler difendere i propri diritti acquisiti facendosi spesso scudo con questioni di impatto mediatico riguardanti i lavoratori. Tra chi protesta contro ArcelorMittal per i crediti – non entriamo nel merito del balletto delle cifre – c’è chi per primo non onora i pagamenti dei propri dipendenti, e alla prima difficoltà risponde con cassa integrazione e licenziamenti. Ricordiamo che la solidità di certe aziende viene dimostrata proprio da queste situazioni, ove il pagamento in ritardo di un unico committente manda tutto in crisi e l’unica via di uscita è “farla pagare” ai propri dipendenti. Dietro il paravento si nasconde, ci spiace dirlo, il desiderio di ribadire e mantenere un vecchio regime che da decenni ha reso l’indotto del siderurgico una palude impermeabile, intimorito davanti alla possibilità che qualcuno voglia mettere ordine. Sradicare anni ed anni di circoli viziosi – fatti di amicizie interessate, subappalti e cattiva gestione a tutti i livelli – non dovrebbe essere solo una prerogativa di ArcelorMittal ma di tutto il sistema imprenditoriale e politico, a partire da Confindustria stessa fino ad arrivare alle autorità locali. Un indotto aperto alle società meritevoli e dotate di capacità tecniche e solidità economica, ma soprattutto intenzionate a rispettare la dignità dei dipendenti, sia orizzonte comune, e non sia trasformato con le parole in una sorta di sopruso fatto da ArcelorMittal”.

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