Ex Ilva, indotto: dialogo e verità nascoste

 

Nell'incontro in prefettura emerso un disallineamento nella contabilità di azienda e ditte dell'indotto.
pubblicato il 13 Febbraio 2020, 21:49
8 mins

Ci sarebbe un ‘disallineamento economico‘ alla base delle cifre discordanti che l’ad di ArcelorMittal Italia Lucia Morselli e Confindustria Taranto si ritrovano, conti alla mano, sui pagamenti dello scaduto delle fatture a fine gennaio. Secondo l’associazione degli industriali, lo scaduto, dopo i recenti pagamenti da parte della multinazionale, si aggirerebbe sui 24 milioni di euro. All’azienda risulterebbe invece uno scaduto di 15 milioni.

E’ questo uno dei temi emersi quest’oggi al tavolo convocato dal prefetto di Taranto Demetrio Martino, durato un’ora e mezzo, per affrontare le problematiche legate alla attuale fase di difficoltà economico-finanziaria connessa alla contrazione delle commesse e alle tempistiche dei pagamenti dell’indotto ex Ilva. All’incontro erano presenti oltre all’ad Morselli e il responsabile del personale Arturo Ferrucci, il presidente di Confindustria Taranto Antonio Marinaro, il vicario Antonio Lenoci e il direttore Mario Mantovani, le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil con le varie categorie dei metalmeccanici, i commissari straordinari di Ilva in As e il presidente di Confapi. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/12/23/ex-ilva-amaro-regalo-di-natale-per-i-lavoratori-dellindotto/)

La versione dell’amministratore delegato Lucia Morselli

Sul disallineamento tra la parte contabile-amministrativa delle aziende e quella di ArcelorMittal Italia, l’azienda avrebbe mostrato ampia disponibilità per riequilibrare lo stato delle cose, pur confermando che le fatture così come arrivano vengono registrate, per poi passare al relativo controllo degli uffici preposti che emettono i pagamenti. Confermando quindi che l’azienda sta pagando, ma essendo diverse le contabilità è praticamente impossibile che i tempi delle due parti in causa coincidano. Durante l’incontro l’ad Morselli avrebbe dichiarato disponibilità ad incontrare il sistema creditizio locale per fornire tutti chiarimenti del caso. Oltre a ricordare che la scorsa settimana l’azienda ha attivato un numero di telefono disponibile per i fornitori e una casella di posta elettronica per raccogliere tutta l’eventuale documentazione.

La posizione di Confindustria Taranto

Soddisfazione da parte di Confindustria Taranto, che ha affidato le proprie considerazioni ad un comunicato stampa. “Si riapre il confronto fra Confindustria Taranto ed Arcelor Mittal Italia per la questione dei pagamenti alle aziende dell’indotto, e si “chiama” il mondo del credito – attraverso la Prefettura – a discutere circa eventuali strumenti di supporto alla situazione in cui le stesse imprese versano” si legge nella nota. L’incontro di oggi viene considerato “un importante passo avanti rispetto alle posizioni comunque ancora distanti fra le parti”. “Sarebbe emerso un “disallineamento contabile” – testuali parole della dott.ssa Morselli – che avrebbe provocato i ritardi nei pagamenti alle imprese. Un problema meramente tecnico, quindi, che l’azienda si è impegnata a risolvere attraverso un confronto più serrato fra i rispettivi uffici, tenendo inoltre presente la disponibilità più volte palesata da parte del Prefetto a porsi come “filtro” fra l’azienda e la stessa Confindustria qualora dovessero persistere – come ancora ci sono – situazioni di forte criticità” prosegue il comunicato a firma del presidente Marinaro. E’ stato anche affrontato il tema di “un percorso più strutturato nei rapporti con la grande industria non solo per quanto riguarda il contingente ma anche circa la rinegoziazione delle relazioni fra Ami e le imprese fornitrici, al fine di garantire regolarità e certezza nel flusso dei pagamenti e nella ottimizzazione dei rapporti contrattuali”.

Il ruolo di mediazione della Prefettura

Sul vertice ha diffuso una nota stampa anche la Prefettura. Che ha sottolineato come “il Tavolo odierno può rappresentare uno strumento utile per l’intero comparto che ruota attorno alla produzione industriale dell’acciaio dal momento che consiste in uno spazio neutrale dedicato al dialogo e al sereno confronto tra le parti senza, peraltro trascurare l’opportunità di costruire anche per il futuro un luogo stabile di autentiche relazioni e comunicazioni”. Il tavolo tornerà a riunirsi e in una prossima occasione potrebbe vedere anche la presenza dei rappresentanti degli istituti bancari “per avviare un percorso di proficuo confronto anche con il sistema del credito al fine di garantire alle imprese di superare l’attuale momento critico con maggiori supporti e garanzie di continuità”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/25/ex-ilva-indotto-vicenda-non-del-tutto-chiara/)

Le verità nascoste di un sistema che non vuole cambiare

Ciò che invece non compare nei comunicati stampa, negli articoli e nei dispacci delle agenzie è come sempre, purtroppo, la reale sostanza delle cose. Da tantissimi anni abbiamo sempre descritto ciò che accade nell’indotto del siderurgico senza alcun timore di sorta. Prendendo le parti dei lavoratori, da sempre l’anello più debole di un sistema malato, che non abbiamo esitato a definire una vera e propria giungla.

Ebbene. Secondo le informazioni in nostro possesso, ArcelorMittal Italia avrebbe proposto a Confindustria Taranto la creazione di un corsorzio unico, nel quale far confluire le aziende per una gestione migliore e più trasparente degli appalti. Un consorzio dove tutti i lavoratori sarebbero inquadrati con un unico contratto che garantirebbe loro un congruo compenso. Dove cesserebbe lo sfruttamento dei lavoratori perché verrebbe meno la possibilità del subappalto.

Ma l’idea non avrebbe trovato riscontro, almeno al momento, in Confindustria. Che avrebbe anzi avanzato all’azienda la possibilità di rivedere alcuni appalti, con la possibilità di trasformare molti contratti metalmeccanici in multiservizi. Da sempre un guadagno per le aziende. Così come lo è la procedura del subappalto. Dove l’azienda che ottiene un appalto in cambio di un ritorno economico cede in subappalto lo stesso ad un’altra azienda. In pratica guadagnando senza far nulla. Ed è in questo girone infernale che si perdono per strada i diritti dei lavoratori, mentre proliferano i lauti guadagni dei soliti noti. Che poi alla prima difficoltà o alla prima avvisaglia, minacciano di non pagare i lavoratori, ricorso alla cassa integrazione o licenziamenti di massa.

Un sistema in piedi da una vita, che negli anni è proliferato sempre più, dove in pochi tra sindacalisti e lavoratori combattono per il rispetto dei diritti. Un sistema che nemmeno la più grande multinazionale al mondo nella produzione dell’acciaio, sembra in grado di scomporre e aggiustare. Grazie alle tante, troppe complicità di sempre, a tutti i livelli, anche e soprattutto politici.

Ma tranquilli, perché queste cose non le denuncerà nessuno e nessuno ne parlerà. Pur tutti conoscendole. Resteranno all’interno del più grande siderurgico d’Europa, il cui destino oggi appare sempre più incerto, per non dire destinato ad un lento, inesorabile declino. O comunque ad un deciso ridimensionamento. E soltanto allora si potrà fare la conta dei sommersi e dei salvati. E non sarà un bel vedere.

(leggi tutti gli articoli sull’indotto https://www.corriereditaranto.it/?s=indotto)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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