Bancarotta ex Ilva, pm Milano ricorrono in Appello

 

Contro l'assoluzione di Fabio Riva per il reato di bancarotta della holding Riva FIRE decisa dal gup lo scorso 5 luglio
pubblicato il 13 Febbraio 2020, 17:53
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I pm di Milano Stefano Civardi e Mauro Clerici hanno impugnato in appello la sentenza con cui, lo scorso luglio, il gup Lidia Castellucci ha assolto in primo grado “perché il fatto non sussiste” Fabio Riva, uno dei componenti della famiglia ex proprietaria dell’Ilva di Taranto, difeso dagli avvocati Salvatore Scuto e Gian Paolo Del Sasso, dalle accuse di bancarotta per il crac della holding Riva Fire che controllava il gruppo siderurgico.

La Procura, che aveva chiesto inizialmente una condanna ad oltre 5 anni per l’ex manager, ha depositato un paio di giorni fa il ricorso alla Corte d’Appello che dovrà fissare la data di inizio del secondo grado.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/05/bancarotta-ilva-spa-riva-assolto-in-primo-grado3/)

Nella gestione dell’Ilva da parte della famiglia Riva, tra il ’95 e il 2012, aveva scritto il gup nelle motivazioni della sentenza che aveva cancellato le accuse, “la società ha investito in materia di ambiente per oltre un miliardo di euro e oltre tre miliardi di euro per l’ammodernamento e la costruzione di nuovi impianti e non c’è stato il contestato depauperamento generale della struttura“. Inoltre veniva spiegato che “alla luce dell’ammontare dei costi complessivamente sostenuti dai Riva unitamente alla sostanziale conformità alle prescrizioni AIA (autorizzazione integrata ambientale) del 2011, è evidente come non possa ravvisarsi quel contestato depauperamento, dal momento che gli elementi in atti, portati dalla difesa, contrastano con tale conclusione“.

Nell’ottobre 2017 Fabio Riva e il fratello Nicola Riva si erano visti respingere da un altro gup la richiesta di patteggiamento (rispettivamente a 5 e a 2 anni), concordata con la Procura, per incongruità della pena. La prima bocciatura da parte di un altro giudice risaliva al febbraio 2017. Nel febbraio 2018, poi, Nicola Riva aveva patteggiato 3 anni, mentre Fabio aveva scelto la strada dell’abbreviato. Nel maggio 2017 aveva patteggiato 2 anni e mezzo Adriano Riva, fratello di Emilio, l’ex patron del colosso siderurgico scomparso nel 2014, firmando anche la transazione di rinuncia a quegli 1,1 miliardi sequestrati dai pm nell’inchiesta sul crac della holding, deceduto nel maggio del 2019. Somma che, con l’aggiunta di altri 230 milioni versati dalla famiglia, è stata destinata in gran parte per la bonifica ambientale dell’area su cui sorge lo stabilimento tarantino.

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