Trattativa ex Ilva, sindacati preoccupati da nuovo rinvio

 

Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm chiedono di essere convocati dal MiSE e di ricevere informazioni sui dettagli di una trattativa dalla quale sino ad ora sono stati estromessi
pubblicato il 07 Febbraio 2020, 18:26
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Con la decisione del Tribunale di Milano di rinviare al 6 marzo l’udienza per il ricorso dei commissari di Ilva in amministrazione straordinaria contro ArcelorMittal si apre un’ulteriore fase di incertezza e di preoccupazione sulle prospettive del gruppo in Italia. Incertezza e preoccupazione che l’indiscrezione giornalistica secondo cui sarebbe stata fissata anche la data per un possibile disimpegno di ArcelorMittal tra il 1 e il 30 di novembre 2020 con una penale di mezzo miliardo di euro non può che rafforzare. Non si conoscono i dettagli dell’ipotesi di accordo che ha portato al rinvio, ma è davvero complicato pensare ad una trattativa seria, se si parte dal fissare le condizioni con cui il principale contraente potrebbe svincolarsi“. Lo dichiarano in una nota congiunta Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile della siderurgia.

E mentre si tratta e si rinvia, ieri la multinazionale ha presentato i conti: perdite per 2,5 miliardi di euro, ma il debito più basso di sempre. La borsa di Parigi ha così festeggiato con il rialzo del titolo del 10,4% e ArcelorMittal ha staccato un dividendo di 30 centesimi per azione, contro i 20 centesimi attesi. Gli azionisti festeggiano, i lavoratori pagano. Ci sono 2.331 lavoratori in cassa integrazione straordinaria (1.978 negli stabilimenti ex Ilva, 341 in Sanac e 12 in Taranto Energia) e ci sono 1.273 in cassa integrazione ordinaria a Taranto che è prorogata da giugno 2019” affermano ancora nella nota.

“E’ quindi urgente che il Ministero dello Sviluppo Economico convochi il tavolo con le organizzazioni sindacali per conoscere l’effettivo stato della trattativa, gli assetti proprietari e le prospettive tecnologiche e industriali. Non intendiamo delegare il nostro ruolo e la nostra funzione di rappresentanza, né siamo disponibili a gestire gli effetti di possibili accordi che mettano in discussione gli impegni e i vincoli occupazionali già definiti nell’accordo del 2018. Se il tavolo non sarà convocato nelle prossime ore, sarà necessario ricorrere alla mobilitazione generale del gruppo” concludono.

Dopo mesi di trattative e mancato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, ancora non si conoscono nel dettaglio gli elementi dell’intesa tra ArcelorMittal, Governo e Commissari Straordinari. Il rischio è che questo ennesimo rinvio possa appesantire ancora di più la situazione all’interno degli stabilimenti, già in forte difficoltà da tempo, a causa della grande incertezza sul futuro, dei frequenti incidenti e del blocco degli investimenti ambientali e manutentivi”. Così Rocco Palombella, segretario generale Uilm, dopo aver appreso della decisione del Tribunale di Milano di rinviare l’udienza nella procedura cautelare promossa dai commissari straordinari dell’Ilva contro ArcelorMittal.

Si continua a parlare di cinquemila, tremila o duemila esuberi – dichiara il leader Uilm – come se fosse una condizione normale. Mi auguro che non ci sia già un accordo chiuso tra il Governo e la multinazionale sugli esuberi che non possa essere messo in discussione dalle organizzazioni sindacali. Non accetteremo mai accordi preconfezionati”. “Ci preoccupa – prosegue – la clausola che prevederebbe l’uscita di ArcelorMittal dal novembre prossimo dietro pagamento di 500 milioni di euro. Non vogliamo trattenere nessuno a tutti i costi, se ArcelorMittal ha intenzione di andare via che lo facesse subito, senza aspettare altri dieci mesi ma questa situazione di insicurezza ha effetti drammatici sui lavoratori e sull’intera comunità”.

Chiediamo urgentemente al Governo – conclude – un incontro in cui ci facciano conoscere i dettagli dell’intesa con la multinazionale e aprire una discussione aperta, non predeterminata e senza pregiudizi, sul futuro di migliaia di lavoratori, famiglie, comunità e dell’acciaieria più grande d’Europa”.

“Se continuano a parlarsi tra loro e non c’è interlocuzione con i sindacati, come possono avere un quadro chiaro? Francamente, non so in che condizioni si sta trattando e cosa le parti, al tavolo, si stanno dicendo. Quando diciamo che si parte dall’accordo al Mise di settembre 2018 non lo facciamo per nostalgia o una strenua difesa, ma perché è l’unico accordo che garantisce salute, ambiente e lavoro”. Lo afferma Biagio Prisciano, segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto-Brindisi, commentando il rinvio dell’udienza al Tribunale di Milano del contenzioso civile tra ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria. “Un altro mese di ‘stand by’ per noi – aggiunge – vuol dire che si continua con la cassa integrazione nel siderurgico, con i lavoratori coinvolti che percepiscono il 55% della loro retribuzione, con l’ambientalizzazione della fabbrica che non fa passi avanti, con impianti che non ripartono e con l’incertezza per gli altri 1800 lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria“.

 

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