‘Cantiere Taranto’, l’Usb: “Nel decreto poche cose”

 

Conferenza stampa Unione Sindacale di Base: "Presto la nostra proposta. Il Governo dia seguito alle parole con fatti concreti per la città” 
pubblicato il 31 Gennaio 2020, 18:58
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Nel Decreto Taranto non vedo molto oltre il Museo Sottomarino e la Banda Musicale, che andrebbero anche bene, ma solo se fossero affiancati ad altro; nessuna risorsa per esempio per la sanità, né misure economiche studiate ad hoc, nonostante la situazione decisamente critica nei diversi ambiti. Per questo motivo, martedì ufficializzeremo le nostre proposte mirate a determinare una svolta per Taranto a 360°. Si tratta di una piattaforma rivendicativa, che è frutto di confronti non solo con i lavoratori, ma anche con le associazioni attive sul territorio”. Franco Rizzo, coordinatore provinciale dell’Unione Sindacale di Base, nella conferenza stampa tenuta in mattinata presso la Cittadella delle Imprese di Taranto, va dritto al centro delle questioni e non esita ad assumere toni anche forti in merito allo scollamento che si evince tra gli annunci del Governo e quello che poi realmente decide di fare per il capoluogo jonico.

Il Premier Conte ha più volte definito Taranto un’emergenza, ma non è andato oltre le parole. Non ho timore di rilevare un certo atteggiamento razzista nei confronti della nostra città. Adottate infatti due logiche diverse per lo stesso problema. Solo due settimane fa il ministro Patuanelli ha firmato un documento nel quale dice che la fabbrica di Trieste, di dimensioni ridotte rispetto allo stabilimento jonico, inquina, quindi, per quel che riguarda l’area a caldo, va chiusa e dunque riconvertita; di conseguenza vanno ricollocati i lavoratori. A Venezia in solo due giorni sono state trovate le risorse per il problema dell’acqua alta. A Genova stesso impegno per ricostruire il ponte Morandi. E noi? Cosa è previsto per Taranto?”.

Rizzo dice senza mezze misure che la fabbrica tarantina è destinata a chiudere per motivi di sicurezza all’interno dei reparti e per le emissioni inquinanti. “ArcelorMittal sta chiudendo senza cercare soluzioni per la forza lavoro. E’ arrivato il momento di rivendicare i propri diritti. Per fare questo però bisogna essere uniti. Stop alle divisioni tra chi è dentro e chi è fuori”.

Il coordinatore provinciale dell’Usb di Taranto inoltre fa notare che tra i 1600 lavoratori ex Ilva in amministrazione straordinaria ci sono tante professionalità che potrebbero essere utilizzate per realizzare qualcosa di concreto sul territorio e che “vogliono contribuire alla ripresa della città”.

A questo proposito Michele Altamura del coordinamento jonico Usb aggiunge: “Nel pacchetto di proposte che invieremo nei prossimi giorni al Governo c’è quella che riguarda i lavoratori in cassa integrazione e che prevede la messa a disposizione degli stessi a favore del Comune per porre in essere interventi di pubblica utilità”. Altamura approfitta inoltre per dare un aggiornamento circa l’integrazione salariale del 10%: “Sono state individuate le risorse. Attendiamo ora il voto della Camera”.

Intanto per la questione appalti conclude Rizzo: “Inaccettabile certamente il comportamento di ArcelorMittal, ma anche quello del Governo che, permettendo alla multinazionale di assumere un atteggiamento simile, diventa quasi complice di Arcelor Mittal. Il Governo deve necessariamente intervenire per spezzare quello che oramai è diventato un ricatto che vede coinvolti migliaia di lavoratori dell’appalto e decine di aziende storiche locali che rischiano il fallimento”. 

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