Ex Ilva, la mail della Morselli e le trame di Confindustria

 

Il 20 gennaio l'ad scriveva al presidente di Confindustria Taranto rassicurandolo sui pagamenti e chiedendogli di evitare aizoni di protesta
pubblicato il 31 Gennaio 2020, 10:12
7 mins

Le vicende legate alle ditte dell’indotto dell’ex Ilva segnano una nuova puntata. Tutt’altro che edificante. Ancora una volta, al centro delle tribolazioni, ci sarebbero i ritardi da parte di ArcelorMittal Italia nei pagamenti delle fatture scadute di dicembre. Ballerebbero tra i 30 e i 40 milioni di euro.

Ma prima di analizzare in breve quanto accaduto negli ultimi giorni, c’è un fatto che il Corriere di Taranto è in grado di rivelare e anticipare ai suoi lettori, grazie alle nostre fonti dimostratesi sempre certe e affidabili.

E’ il testo di una mail che l’ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, ha inviato lunedì 20 gennaio al presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro. Ne riportiamo di seguito il testo integrale:

Presidente, Come sa abbiamo proceduto ai pagamenti. Arriveranno nei conti delle aziende nei tempi banca usuali. Vorrei evitare nel futuro queste situazioni che mettono tutti in difficoltà. Da gennaio peraltro è arrivato un altro Direttore Acquisti che so molto sensibile al rapporto con i fornitori e quindi proporremo qualcosa di semplice e regolare. La prego di rassicurare i suoi associati della nostra sensibilità alla questione. Grazie ancora.  Lucia Morselli“.

Evidentemente il presidente Marinaro questa mail non l’hai mai ricevuta. O forse non l’ha mail letta. Difficile saperlo. O forse, come sosteniamo da tantissimi anni oramai, nell’indotto del siderurgico più di qualcuno cerca volutamente di alzare la tensione. Per coprire in questo modo una gestione delle ditte e dei lavoratori, che non è mai stata delle migliori e delle più trasparenti. Tutt’altro.

Casualmente, e tra l’altro come accadde a novembre, tutto questo caos viene sollevato nei momenti di massima tensione tra ArcelorMittal e il governo. Come scrivemmo nei mesi passati, è come se ci fosse dietro tutto questo una regia che inviti alla mobilitazione, alimentando i timori di una fuga improvvisa e immediata di ArcelorMittal. Ma gioverebbe ricordare che la multinazionale in questione non è la struttura commissariale che gestisce un’azienda in amministrazione straordinaria i cui debiti possono confluire in una massa passiva che non sarà mai più restituita.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/25/ex-ilva-indotto-vicenda-non-del-tutto-chiara/)

Certo è che appena lo scorso 17 gennaio, alcune ditte dell’autotrasporto associate a Confindustria Taranto, decisero di effettuare un nuovo presidio all’esterno del siderurgico, per il mancato pagamento delle fatture scadute il 15 gennaio inerenti al mese di dicembre. Iniziativa bocciata da Confindustria Taranto che se ne dissociava ufficialmente. Poi, lo scorso 29 gennaio, la stessa sezione locale annunciava invece che l’indomani, ovvero ieri, si sarebbe autoconvocata all’esterno della palazzina della Direzione ArcelorMittal Italia, a causa della “persistente situazione di impasse riguardante i pagamenti da parte di ArcelorMittal Italia“. E protestando per non essere ricevuti pur non avendo avuto nessuna convocazione ufficiale. Oltre ad essere capitati in una giornata dove la Morselli è stata per ore in call conference con Roma per cercare di venire a capo della trattativa in corso con il governo.

Dunque, ancora una volta poniamo la solita domanda: possibile che la maggior parte degli imprenditori dell’indotto del siderurgico non siano in grado di tenere in regola i conti delle loro aziende, per appena 15-30 giorni di ritardo nei pagamenti delle fatture da parte di ArcelorMittal? Qualcosa non torna.

Inoltre, come sempre, ci sono situazioni molto diverse all’interno del siderurgico tra le varie azienda: alla Giove, che sostiene di vantare un non saldato di 950.000 euro e si occupa di molti lavori del cantiere AIA, i sindacati sono in sciopero da quattro giorni per il mancato stipendio ai lavoratori. Alle Enetec, azienda che gravita sempre nel pianeta Giove, la situazione pare in continua evoluzione (pare che nelle ultime settimane siano stati portati via diversi macchinari). La Iris invece ha appena ottenuto l’appalto per i lavori al reparto Itf sui convertitori e quindi l’aria è più tranquilla.

La Quadrato, azienda del presidente di Confindustria Taranto Antonio Marinaro, oramai è fuori dall’indotto del siderurgico, ma pare vanti ancora qualche fattura da parte di ArcelorMittal…

Tra l’altro, fattore tutt’altro che trascurabile, ArcelorMittal Italia è la più grande associata che Confindustria Taranto possa vantare: questa guerra che le si sta facendo oltre ad apparire paradossale, non porterà a nulla di buono. Rumors sostengono infatti che la multinazionale potrebbe non rinnovare l’iscrizione alla sezione di Taranto, spostandosi a Roma: un altro “capolavoro” dei nostri prodi.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/20/ex-ilva-aziende-e-fornitori-pagati-ma-non-basta2/)

Infine, una battuta sulla classe politica. In queste ultime settimane totalmente silente.

Come si ricorderà, durante la nove giorni di novembre, molte ditte dell’indotto e dell’autotrasporto, con la gran parte delle fatture scadute e in scadenza in pagamento da parte multinazionale, effettuarono una durissima serrata all’esterno del siderurgico e furono appoggiate dal sindaco Melucci e dal governatore Emiliano (che minacciarono di entrare in fabbrica con gli imprenditori e spegnere la fabbrica, salvo pochi giorni dopo sedersi sorridenti al tavolo con l’ad Morselli dichiarando di essersi ‘sentiti a casa’). Il tutto si concluse con l’istituzione di un tavolo di confronto tra le parti, di cui non abbiamo avuto più grandi notizie, per monitorare i rapporti tra indotto e azienda.

A dicembre ci fu l’amara sorpresa: ai lavoratori ai quali fu impedito l’accesso sul posto di lavoro dalle ditte stesse, quelle giornata furono scalate dallo stipendio, come giornate di assenza involontaria trasformate in cassa integrazione, in permessi o ferie mai richieste. Senza contare le tante tredicesime che non furono pagate.

I sindacati chiesero un intervento alla Regione Puglia e al Comune di Taranto che avevano appoggiato la protesta degli imprenditori, ma dalle due istituzioni è arrivato soltanto silenzio.

Stesso silenzio che li accomuna a chi oggi protesta per un mese di fatture e che casualmente si ‘dimentica‘ di stigmatizzare i suoi associati nel perseverare in certi comportamenti nei confronti dei lavoratori.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/12/23/ex-ilva-amaro-regalo-di-natale-per-i-lavoratori-dellindotto/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Ex Ilva, la mail della Morselli e le trame di Confindustria

  1. Mariella

    1 Febbraio, 2020

    Fanno bene a protestare. Chi è di Terni conosce bene questi personaggi che si sono insediati

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