Ex Ilva, il Governo dovrà nuovamente rispondere alla Corte dei Diritti dell’Uomo

 

pubblicato il 30 Gennaio 2020, 09:40
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Entro il 23 aprile 2020 il Governo italiano dovrà nuovamente rispondere alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo della questione dell’ex Ilva di Taranto. Lo annuncia, con una nota, Lina Ambrogi Melle, che da tempo ha sollevato la vicenda a livello europeo ottenendo una prima condanna dello Stato italiano.

Ci è pervenuta una nuova comunicazione della Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo che prende atto del mancato raggiungimento di una composizione amichevole con il Governo italiano sulla controversia relativa al nuovo ricorso, promosso dalla prof.ssa Lina Ambrogi Melle, relativo alle conseguenze pregiudizievoli sulla vita e la salute dei ricorrenti e, più in generale, della popolazione di Taranto provocate dall’inquinamento dell’acciaieria ex-Ilva . La Corte fissa il termine del 23 aprile 2020 entro il quale il Governo dovrà presentare le proprie osservazioni di replica unitamente alla descrizione dei fatti di causa. Il governo italiano è chiamato nuovamente a fornire una risposta circa la violazione del diritto alla vita (art. 2 CEDU), del diritto al godimento della vita privata e familiare (art. 3 CEDU) e del diritto a un ricorso effettivo (art. 13 CEDU). E’ quindi iniziata la fase contenziosa del nuovo ricorso che prevedibilmente non potrà contraddire le conclusioni della precedente condanna. Vogliamo infatti ricordare che con sentenza del 24 gennaio 2019, divenuta definitiva in data 24 giugno 2019, relativa ai ricorsi n. 54414/13, Cordella e altri c. Italia, e n. 54264/15, Ambrogi Melle e altri c. Italia, la Corte dei diritti dell’uomo ha accertato la mancata adozione da parte dello Stato italiano di misure volte a garantire la protezione effettiva del diritto alla salute dei ricorrenti e, più in generale, della popolazione residente nelle aree adiacenti agli impianti dello stabilimento ex Ilva di Taranto. In particolare, alla luce di numerosi studi epidemiologici, la Corte ha già confermato l’esistenza di un nesso di causalità tra l’attività produttiva dell’Ilva di Taranto e lo stato di grave criticità sanitaria nei Comuni circostanti gli impianti, caratterizzato da un significativo aumento del tasso di mortalità e di ricovero ospedaliero per alcune patologie oncologiche, cardiovascolari, respiratorie e digestive (§ 106 e §§ 164-166). La Corte ha preso atto “del protrarsi di una situazione di inquinamento ambientale che mette in pericolo la salute dei ricorrenti e, più in generale, quella di tutta la popolazione residente nelle zone a rischio. Dopo tale pronuncia, numerosi altri gravi accadimenti si sono succeduti e si sono registrati svariati fenomeni di emissioni massicce, anomale e non convogliate provenienti dal siderurgico, attualmente gestito dalla società Am InvestCo Italy S.r.l., controllata dal gruppo Arcelor Mittal, in conseguenza dei quali i cittadini di Taranto hanno presentato alcuni esposti presso la Procura della Repubblica di Taranto. Queste emissioni massicce continuano ancora oggi a generare allarme e preoccupazione nella popolazione ed il Governo italiano, anzichè fermare gli obsoleti impianti pericolosi, non a norma e sotto sequestro penale perchè “causano malattie e morti”, sta addirittura progettando di aumentare la produzione aggiungendo agli attuali impianti altri altoforni alimentati a gas al solo scopo di generare profitti a scapito della salute degli operai e dei tarantini tutti”.

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