Ex Miroglio, secondo progetto fermo. L’ombra di Agromed

 

pubblicato il 29 Gennaio 2020, 09:57
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La vicenda dell’ex Miroglio è una delle tante vertenze storiche ancora aperte sul nostro territorio. Un nuovo incontro si è tenuto negli uffici della Regione Puglia per fare il punto della situazione: presenti i tecnici regionali, il sindaco di Ginosa Vito Parisi (M5S), i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, Puglia Sviluppo, i rappresentanti dell’azienda (che da Logistic&Trade srl ha cambiato il nome in Ecologistic spa) e una rappresentanza di lavoratori.

Al centro della riunione il rallentamento subito dallo sviluppo del secondo progetto, che prevede la trasformazione in polimeri del materiale già riciclato. Il primo proegetto di reindustrializzazione del sito ex Miroglio di Ginosa, prevede invece il conferimento nel sito di balle di plastica e la successiva separazione tra materiale riciclabile e materiale non riciclabile (oltre al packaging ortofrutticolo, tratta e seleziona rifiuti plastici per conto del Corepla).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/09/11/ex-miroglio-accordo-sul-secondo-progetto-tra-comune-di-ginosa-e-logistic-trade/)

Come si ricorderà, l’accordo raggiunto tra il Comune di Ginosa e la società nel marzo dello scorso anno, riguardava la cessione della prima metà dello stabilimento ex Miroglio ed il comodato d’uso della seconda in favore della stessa società. L’accordo inoltre ampliò la platea di ex miroglini riassunti dalla società Logistic che passarono da 92 a 111, con garanzia occupazionale per tutti i lavoratori fino al 2030 come venne messo nero su bianco nell’accordo romano dell’ottobre del 2017. Nell’accordo sottoscritto con il comune di Ginosa, è previsto anche che dal 2026 la Logistic diventi proprietaria di tutto lo stabilimento, qualora mantenga fede agli impegni presi.

Il secondo progetto lo scorso anno subì un rallentamento dovuto al fatto che l’azienda cambiò in corsa d’opera i termini dello stesso. Il progetto iniziale prevedeva la lavorazione di 100mila tonnellate, ma nei mesi successivi la società previde un aumento della capacità produttiva nel trattamento dei rifiuti del 380% rispetto a quelle autorizzate, con il passaggio da 100mila tonnellate a 180mila richieste solo per il materiale Corepla (Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi in plastica), a cui si sarebbero aggiunte ulteriori tipologie di materiali di provenienza extra (plastica, carta e cartone, legno, vetro, metalli ferrosi, metalli non ferrosi, ingombranti) il cui quantitativo sarebbe ammontato a circa 300mila tonnellate annue, per un totale di 480mila tonnellate (anche se inizialmente era stato proposto un progetto di ampliamento che prevedeva il conferimento di 580.000 t/a di rifiuti).

Cambio di programma che fu bocciato prima da ARPA Puglia e poi dallo stesso Comune di Ginosa, sino al parere conclusivo negativo del Comitato di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) Regionale, giunto nella Conferenza dei Servizi che si svolse lo scorso 9 maggio.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/05/13/ex-miroglio-bloccato-il-secondo-progetto-della-logistictrade/)

Lo scorso 6 settembre a Bari la svolta in una nuova riunione della conferenza dei servizi, dove il Comune di Ginosa e la società trovarono un accordo rivedendo al ribasso le tonnellate di rifiuti da trattare: dalle 380mila previste dalla società alle 280mila tonnellate come limite massimo fissato dall’AIA. Venne inoltre previsto da parte del Comune, un piano di monitoraggio di almeno sei mesi dopo l’entrata in funzione del secondo impianto (con il coinvolgimento di ARPA Puglia e ASL Taranto per monitorare gli eventuali impatti sull’ambiente e sulla salute).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/09/11/ex-miroglio-accordo-sul-secondo-progetto-tra-comune-di-ginosa-e-logistic-trade/)

Durante la riunione la società ha addebitato il rallentamento dell’iter del secondo progetto in particolar modo alle vicende giudiziarie che hanno colpito i proprietari dell’ex Logistic&Trade, che tra settembre e ottobre vide prima sequestrato e poi dissequestrato l’impianto di Ginosa.

(leggi qui https://www.corriereditaranto.it/2019/10/21/ex-miroglio-annullato-sequestro-alla-logistic-trade/)

Tra l’altro questo rallentamento ha comportato la perdita dei fondi del bando PIA Piccole Imprese (Programmi Integrati di Agevolazione) di Puglia Sviluppo, società che gestisce buona parte degli strumenti regionali di incentivazione per le imprese.

I sindacati, contrariati da questo stallo della vertenza, hanno proclamato lo stato di agitazione, ed hanno chiesto all’azienda il mantenimento degli impegni, che prevede l’assunzione di 58 ex miroglini. A tal proposito l’azienda ha proposto di assumere tre lavoratori al mese sino al 31 dicembre 2020, termine entro il quale dovrebbe essere operativo il secondo progetto.

Sul sito di Castellaneta regna ancora l’incertezza più assoluta. Con l’ombra di Agromed

In tutto questo resta ancora al palo la reindustrializzazione del sito ex Miroglio di Castellaneta, dove 60 lavoratori attendono da anni di conoscere il loro destino lavorativo. Gli ex lavoratori del sito di Castellaneta, chiuso da ben 14 anni, in più di una circostanza in questi anni hanno fatto sentire la loro voce chiedendo lumi sulla vicenda, oramai privi di copertura degli ammortizzatori sociali da anni, e tornati, per chi è stato possibile e fortunato, alle loro vecchie occupazioni.

Negli ultimi mesi, si era anche parlato di un terzo progetto da parte della Logistic, un’ipotesi e niente di più, che prevedeva la possibilità di conferire a Castellaneta vetro e cartone, da lavorare poi a Ginosa.

Poi, all’improvviso, lo scorso 20 dicembre, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla Programmazione Economica e agli Investimenti, il senatore tarantino del M5S Mario Turco, ha dichiarato che era approvata oggi al CIPE la modifica della delibera 155 del 2000, per la parte relativa al “Progetto Agromed”, a cui era già stato finalizzato un importo di 9,2 milioni di euro.

Modifica che riguarda riguarda la realizzazione di un progetto d’investimento diverso dal precedente, “da eseguire nell’ex sito produttivo del gruppo Miroglio, localizzato in zona industriale di Castellaneta”. Secondo quanto dichiarato dal senatore Turco, il progetto ha come obiettivo “la realizzazione di un’unità produttiva coerente con il piano nazionale ‘Impresa 4.0’ per lo svolgimento delle attività di logistica, ivi compreso lo stoccaggio di cereali e leguminose, di lavorazione e trasformazione dei prodotti ortofrutticoli (in prevalenza uva da tavola, mandorle, fragole, agrumi ed ortaggi), di lavorazione e trasformazione dei prodotti di IV gamma (ortofrutta fresca, lavata, confezionata e pronta al consumo)“.

Il tutto venne confermato anche Vincenzo Cesareo, ex presidente di Confindustria Taranto e ora a capo di Agromed srl, società benefit partecipata dalla Camera di Commercio, che lo scorso anno l’ha trasformata in una srl di benefit, dopo che nel 2016 e nel 2018 uscirono dal Cda prima il Comune di Taranto e poi la Provincia. Società che oggi ha un patrimonio di 12 milioni di euro, di cui 10 serviranno per la realizzazione del progetto.

L’idea è quella di riempire un vuoto ultraventenale, realizzando il progetto pensato oltre vent’anni fa: coprire un’area area che vada dal tarantino al Sud-Est Barese, dal Salento al Metapontino. Facendo leva su quella rete intermodale, logistica e retroportuale del porto di Taranto, in cui ricade anche Zes, la zona economica speciale che arriva sino alla Basilicata, aeroporto di Grottaglie (cargo) e snodo ferroviario agroalimentare di Ferrandina in Lucania. 

Ma anche in questo caso non si conoscono altri dettagli. Tra l’altro, gli accordi sulla ex Miroglio sono chiari da tempo: chi investe sul capannone di Castellaneta, ha l’obbligo di assumere i 60 ex miroglini. C’è infatti chi pensa che le titubanze che da anni si registrano su quel sito siano proprio dovute a quest’obbligo.

E’ chiaro però l’interesse che c’è dietro: Cesareo, presidente della Comes, azienda che da anni opera nel siderurgico e da qualche anno anche dentro l’Eni, ex presidente di Confindustria Taranto, è un collegamento importante per tutte le aziende dell’indotto ex Ilva che rischiano di restare fuori dal perimetro ArcelorMittal. Così come nel prossimo futuro ci sarà bisogno di ricollocare almeno 2-3mila esuberi del siderurgico. Ed ecco che l’area retroportuale, pensando anche al Distripark, potrebbe finalmente recitare quel ruolo di alternativa economica di cui parlavamo vent’anni fa sulle colonne del ‘TarantoOggi’. Con la speranza però che sia l’interesse collettivo e non quello di pochi a realizzarlo e gestirlo. E che come spesso è accaduto dalle nostre parti, non si facciano figli e figliastri tra i lavoratori.

Staremo a vedere.

(leggi gli articoli sulla ex Miroglio https://www.corriereditaranto.it/?s=miroglio&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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