Omicidio Stano: messa alla prova per gli 11 ‘orfanelli’

 

Per ora non torneranno in carcere e non subiranno un processo: lo ha deciso il presidente del Tribunale per i minori di Taranto Bina Santella
pubblicato il 28 Gennaio 2020, 19:12
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Nessuno degli ‘orfanelli‘ coinvolti nell’inchiesta sulla morte di Antonio Cosimo Stano, il 66enne manduriano vittima di bullismo, deceduto il 23 aprile del 2019 dopo una serie di aggressioni da parte di più gruppi di giovani che poi postavano i video sulle chat di whatsapp, tornerà in carcere, tornerà in carcere né subirà un processo. Almeno per ora. E’ quanto ha stabilito il presidente del Tribunale per i minori di Taranto Bina Santella che ha concesso la messa alla prova per periodi tra i due anni e i tre anni (in base alla gravità delle accuse) ad 11 minorenni, giudicati con il rito abbreviato. Il provvedimento riguarda anche l’unico imputato 17enne – per il quale il procuratore per i minori Antonella Montanaro si era opposto alla messa alla prova, evidenziando la sua ‘indole violenta‘.

Se il percorso di attività di utilità sociale, sotto la supervisione dell’amministrazione giudiziaria, avrà esito positivo (una prima udienza di verifica è prevista per il 5 maggio prossimo), il reato sarà giudicato estinto, altrimenti il processo si riaprirà. Era già stata concessa la messa alla prova ad altri due minorenni (uno a due anni e due mesi, l’altro a due anni e sei mesi) processati con rito ordinario, mentre tre maggiorenni vengono giudicati con il rito abbreviato dal gup Vilma Gilli, che ha affidato una perizia per stabilire l’eventuale nesso tra la morte di Stano e le aggressioni subite.

Le accuse contestate sono tortura aggravata dalla sopraggiunta morte, lesioni personali, percosse, molestie, furto, sequestro di persona e violazione di domicilio. Alcuni imputati rispondevano anche di aggressione a una seconda vittima, un 53enne affetto da disagio psichico.

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