TaTÀ: “Acqua di colonia” e “Le farfalle di Terezin”

 

pubblicato il 24 Gennaio 2020, 07:12
8 mins

Per la decima stagione di Periferie, sabato 25 gennaio, alle ore 21 al TaTÀ, va in scena “Acqua di colonia”, testo, regia e interpretazione Elvira Frosini e Daniele Timpano, consulenza Igiaba Scego, voce del bambino Unicef Sandro Lombardi, scene e costumi Alessandra Muschella e Daniela De Blasio, disegno luci Omar Scala, produzione Romaeuropa Festival, Teatro della Tosse, Accademia degli Artefatti, spettacolo finalista premio Ubu 2017 come migliore novità drammaturgica italiana. Durata 110 minuti. Biglietto 15 euro, ridotto 12 euro. Info e prenotazioni a 099.4725780 – 366.3473430.

Gli italiani sono colonialisti? Lo siamo stati? Elvira Frosini e Daniele Timpano, in collaborazione con la scrittrice italiana di origini somale Igiaba Scego, portano alla ribalta alcune delle pagine meno conosciute della storia italiana. Vicende rimosse e negate. Eritrea, Etiopia, Somalia, Libia negli anni dell’Impero fascista e anche dopo. Cose sporche da nascondere sotto il tappetino? Erano altri tempi, chi se ne importa. È acqua passata, acqua di colonia, cosa c’entra col presente? Tutto sembra irreale. E i profughi, i migranti di oggi sono anche loro irreali?

Uno spettacolo che affronta il rimosso del colonialismo italiano, una storia negata che dura 60 anni, iniziata già nell’Ottocento, ma che nell’immaginario comune si riduce ai cinque anni dell’Impero fascista. Il fuoco del lavoro è tutto sull’oggi e su un altro rimosso, il nostro razzismo; sul nostro disagio nell’affrontare le migrazioni e trovare forme di convivenza; sul pensiero colonialista che risiede inconsapevolmente in noi; sulla nostra ipocrisia. Un falò di cortocircuiti, di risate e sensi di colpa, in cui si dissacrano i miti della mentalità coloniale e si smaschera il nostro sguardo – italiano, europeo, occidentale – sempre e solo rivolto su noi stessi.

Elvira Frosini e Daniele Timpano sono autori, registi e attori della scena contemporanea italiana. Dal 2008 condividono un comune percorso artistico. Nei numerosi lavori prodotti negli ultimi anni, portano sul palcoscenico i loro corpi che disinnescano, decostruiscono ed incarnano le narrazioni della Storia, analizzando le derive antropologiche della società a partire da un vasto materiale di riferimenti vari (dall’accademico al popolare) che costituiscono l’immaginario e la coscienza contemporanei. I loro testi portano sulla scena un complesso dispositivo teatrale in cui gli attori-autori sono sempre in dialogo con il pubblico ed in bilico tra l’incarnazione di personaggi ed il semplice essere sulla scena e mettere in campo il proprio perturbante rapporto con la Storia e la cultura, in un gioco di scivolamenti spiazzanti che dissacrano tutte le retoriche senza fare sconti, neanche a se stessi. Vincitori al Premio Riccione per il Teatro 2019, il più longevo concorso italiano di drammaturgia, della menzione speciale “Franco Quadri”, riservata al testo che meglio coniuga scrittura teatrale e ricerca letteraria, per il nuovo testo “Ottantanove”.

parliamone | a seguire incontro con il duo Frosini/Timpano a cura dello “spettatore particolare” della serata: Danilo Giuva, attore e regista della Compagnia Licia Lanera, con la quale è impegnato in progetti artistici (nel cast di “Duramadre”, “La beatitudine” e “Mamma” e assistente alla regia di “Orgia” e “The Black’s Tales Tour”) e in qualità di curatore di laboratori.

Protagonista del foyer il Birrificio Artigianale Eclipse e le sue degustazioni.

Il cartellone Periferie è parte di “Heroes”, progetto artistico triennale 2017/19 del Crest, in ATS con l’associazione culturale Tra il dire il fare (Ruvo di Puglia, BA), in ordine all’avviso pubblico per iniziative progettuali riguardanti lo spettacolo dal vivo e le residenze artistiche – Patto per la Puglia – FSC 2014/2020 – Area di intervento “Turismo, cultura e valorizzazione delle risorse naturali”.

Foto: Diane

 

In occasione della “Giornata della memoria”, lunedì 27 gennaio, alle ore 18 nel foyer del TaTÀ di Taranto, in via Deledda ai Tamburi, Crest e Soroptimist Club promuovono la narrazione “Le farfalle di Terezin” di e con Giovanni Guarino, liberamente tratta dal libro “La repubblica delle farfalle” di Matteo Corradini. Una serata d’ascolto e di incontro per non dimenticare. Ingresso libero. Info a 099.4725780.

La cittadina fortificata di Terezin (in tedesco, Theresienstadt), situata a sessanta chilometri da Praga e sede di caserme e prigioni nella prima guerra mondiale, dalla fine del 1941 fu trasformata dai nazisti in ghetto e campo di transito per gli ebrei di quella zona dell’allora Cecoslovacchia annessa al Reich. Nel campo di Theresienstadt confluirono in seguito gli ebrei tedeschi, in particolare gli anziani, gli austriaci, gli olandesi e i danesi. In un luogo dove abitavano settemila persone furono stipati più di cinquantamila ebrei. La vita nel ghetto era in parte gestita dal Consiglio ebraico, che su ordine dei nazisti aveva il compito drammatico di stilare le liste di coloro che sarebbero dovuti partire con i treni verso i campi di sterminio, in particolare verso Auschwitz.

È in questo sfondo, nel ghetto di questa città isolata dal mondo, che un gruppo di ragazzi reagisce alle violenze, alla paura, ai soprusi, incontrandosi, tra il 18 dicembre 1942 e l’agosto 1944, ogni venerdì sera in gran segreto. Da questi incontri, nascerà un giornale, il Vedem (Avanguardia), realizzato con il contributo di tutti, anche dei più piccoli: disegni, poesie, rubriche, recensioni. Le riunioni di redazione diventano un momento prezioso per scambiarsi pensieri, timori e, soprattutto, per dar spazio ai sogni. Il Vedem, che produsse più di 800 pagine, molte delle quali sono ora conservate nel Memorial di Terezìn e nel museo Yad Vashem di Gerusalemme, sarà per i ragazzi di Terezín l’unico modo per resistere, lottare e testimoniare la voglia di vita nonostante la brutalità che circonda le loro esistenze. Grazie al loro sacrificio, le atrocità di Terezìn sono giunte fino a noi, per non dimenticare.

La poesia all’inizio è di Pavel Friedman (1921-1944), uno dei ragazzi rinchiusi nel campo di Terezin, poi mandato ad Auschwitz dove ha trovato la morte. Le poesie e i disegni dei bambini internati dai nazisti nel ghetto di Terezin e quindi uccisi nei lager compaiono nel libro “Non ho mai visto un’altra farfalla”, pubblicato dall’Us Holocaust Memorial Museum.

 

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