Rifiuti, milioni alla CISA e l’inceneritore che non c’è…

 

L'impegno di spesa riguarderà una somma complessiva pari a 11 milioni di euro, a valere sul bilancio 2020
pubblicato il 20 Gennaio 2020, 11:25
12 mins

Il Comune di Taranto conferma l’impegno di spesa per la liquidazione del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, anno 2020,  negli impianti della società CISA SpA di Massafra. Riguarderà una somma complessiva pari a 11milioni di euro, a valere sul capitolo 10905390 del redigendo bilancio 2020 dell’Ente civico. La conferma del predetto impegno di spesa è avvenuta con apposita Determina dirigenziale n. 40/2020 della Direzione Ambiente Salute Qualità della Vita, a firma del dott. Carmine Pisano,  datata 10 gennaio 2020.

Il predetto atto amministrativo ha ottenuto il parere favorevole di regolarità contabile da parte del dirigente della Direzione Programmazione economico-finanziaria, dott. Antonio Lacatena, lo scorso giovedì 16 gennaio. È stato successivamente pubblicato, a norma delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia di pubblicazione e di trasparenza degli atti pubblici,  lo scorso venerdì 17 gennaio sull’Albo Pretorio del Comune di Taranto (numero di registro 393/2020).

Come specificato dallo stesso atto, la determinazione “è divenuta esecutiva per aver ottenuto in data 16.01.2020 l’attestazione della copertura finanziaria da parte del Dirigente della Direzione Programmazione Finanziaria ed Economico-Patrimoniale”.

Si tratta, va specificato, di un servizio di smaltimento di rifiuti solidi urbani da parte dell’azienda CISA che prosegue ininterrottamente da diversi anni ormai.  Lo stesso testo della Determina specifica che “questo civico Ente provvede a smaltire i propri rifiuti solidi urbani presso l’impianto in concessione alla CISA SPA a servizio del bacino TA/1, nel quale è compreso il territorio del Comune di Taranto, secondo le tariffe determinate in conformità alla normativa di settore; il rapporto di servizio vigente ha tutte le caratteristiche di quelli a somministrazione continua e per effetto della sua natura non è soggetto ad interruzioni di sorta.

Tale servizio, necessario negli anni trascorsi per  consentire lo smaltimento della notevole mole di rifiuti solidi urbani della città bimare, sarebbe in questi anni più discutibile, vista la riattivazione, ormai dai tempi della precedente giunta Stefàno, del termovalorizzatore di rifiuti solidi urbani di proprietà dall’Amiu, sito lungo la SS Appia al km 642 (Statte). Da quanto indicato sul sito dell’azienda municipalizzata, nel predetto impianto di compostaggio sono però smaltiti i soli rifiuti biodegradabili di cucine e mense; rifiuti biodegradabili generici e rifiuti dei mercati. Non rientrano fra questi i rifiuti solidi urbani i quali, come si evince dal testo della Determina dirigenziale, continuano ad essere smaltiti presso gli impianti della CISA.

Nella predetta relazione tecnica si citava un canone concessorio minimo pari a 2.930.000 euro, ben inferiore rispetto all’impegno di spesa annuo dell’Ente civico nei confronti di CISA SpA. “Il valore minimo di canone – si legge nella relazione – che il concessionario dovrà corrispondere annualmente ad AMIU è pari a € 2.930.000 + IVA (se dovuta), invariato per tutta la durata della concessione. Tale valore è finalizzato a coprire i costi dell’impianto che rimangono a carico di AMIU (ammortamento e IMU)”.

Nella relazione tecnica è infatti presente una stima, per l’anno 2015, dei costi di gestione, pari a 3,5 milioni di euro (IVA esclusa), così ripartiti nelle seguenti voci: costi del personale (33,3%); costi di smaltimento (26,5%); consumi (11,8%); manutenzione ordinaria opere civili e impianti (15,5%); manutenzione straordinaria impianto (5,7%); monitoraggi ambientali (1,4%); assicurazioni (5,7%).

L’impianto in questione genererebbe energia dalla combustione delle biomasse e, di conseguenza, porterebbe introiti da non sottovalutare nella gestione dell’impianto. “Tra le voci di ricavo, sono inclusi i proventi derivanti – si legge nella relazione – dalla vendita di energia, che, sulla base di una stima verosimile degli autoconsumi dell’impianto, si ipotizza  possa essere esportata annualmente per un quantitativo pari a 6.000.000 Kw. Ai fini della valorizzazione, si stima che l’energia elettrica possa essere venduta sul mercato a € 0,0683/Kw, prezzo ottenuto facendo la media degli ultimi dieci anni del valore medio annuale del prezzo zonale dell’area Sud”. Facendo fede alle stime indicate nella relazione, l’impianto potrebbe generare introiti, qualora fosse utilizzato a pieni regimi, per circa 410mila euro annui.

Nell’Allegato II della relazione economico finanziaria viene inoltre effettuata una stima della portata massima di RSU (rifiuti solidi urbani) che l’impianto può arrivare a smaltire. “Sulla base dei dati riportati nella relazione tecnica (Allegato I) – si legge nel documento di Amiu – è ragionevole assumere una portata totale annua di RSU per entrambe le linee compresa in uno span tra 45.000 e 50.000 ton”.

Nella relazione viene però indicata una portata di RSU annua, per l’impianto dell’Amiu, di 24.333 tonnellate (con inceneritore spento); ben al di sotto, quindi, della portata massima di 50mila tonnellate.

Tutto ciò a sottolineare la convenienza della sua attivazione sia in termini di creazione di nuovi introiti che di attenuazione dei costi di smaltimento dei rifiuti attualmente conferiti nelle note discariche che insistono nell’hinterland tarantino. Andrebbero, quindi, approfondite nel dettaglio le ragioni di questo, ormai annoso, problema. Su ciò gravano, infatti, innumerevoli ritardi nell’ammodernamento degli impianti e lungaggini burocratiche che hanno, di fatto, favorito la via del conferimento in discarica dei rifiuti solidi urbani, a tutto vantaggio dei soliti noti…

L’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti di Amiu SpA è stato recentemente sottoposto ad un intervento di manutenzione straordinaria e revamping. Il costo di tali interventi, in base alla stima tecnica realizzata da un’azienda terza per conto di Amiu SpA e contenuta nella relazione economico finanziaria, pubblicata nel 2014, avente ad oggetto: “Impianto di termovalorizzazione dei rifiuti solidi urbani città di Taranto di proprietà di Amiu SpA Taranto”, ammontava a 8.287.000 euro, dei quali 4 milioni di euro erano garantiti dal contributo regionale. Fu infatti la Regione Puglia, in occasione del riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) dell’impianto, a richiedere l’ammodernamento dell’inceneritore ionico, pena la sua chiusura. Nonostante i menzionati interventi siano stati realizzati l’inceneritore resta, ad oggi, spento.

I lavori di revamping, avviati nel settembre del 2014, furono realizzati dalla ditta Serveco, vincitrice di apposita procedura pubblica con un appalto assegnato per una cifra di poco superiore a 1,6 milioni di euro. I lavori hanno riguardato la realizzazione di un deferrizzatore, di un impianto per il trattamento delle ceneri e la costruzione di un capannone per lo stoccaggio dei materiali di scarto del processo di incenerimento dei rifiuti. Tali interventi furono ultimati nel 2016 ma, sempre in base alle relazioni di Amiu, sarebbero dovuti essere implementati con ulteriori migliorie incentrate sulla manutenzione e sull’ammodernamento in ben 134 aree di un impianto ormai vetusto.

Come se non bastasse un contesto di per sé deficitario che, di fatto, ha reso l’inceneritore di Taranto semi inutilizzato dal 2013 (anno della sua chiusura), vi è il passo indietro registrato dalla Regione Puglia lo scorso anno, la quale aveva deciso di annullare il co-finanziamento di 4 milioni di euro del progetto iniziale di revamping. Le ragioni del predetto disinvestimento sono ascrivibili alla decisione della Giunta regionale di dismettere l’inceneritore dell’Amiu. Tale decisione fu presa sul finire del 2018 con l’approvazione del nuovo Piano dei rifiuti. In sede di osservazioni al nuovo Piano regionale dei rifiuti l’Ente civico ionico aveva espresso la richiesta alla Regione Puglia di finanziare la realizzazione di impianti per il compostaggio, per la raccolta di plastica e cartoni nonché per l’aspirazione delle polveri stradali. Interventi che avrebbero garantito un’accelerazione nel potenziamento della raccolta differenziata cittadina. La predetta richiesta non ha ottenuto risposta, se non la conferma del definanziamento del progetto e la decisione dell’Ente civico di fare ricorso al Presidente della Repubblica avverso la decisione della Regione.

Tutto ciò, evidentemente, ha inciso, non poco, nel potenziamento della raccolta differenziata nella Città dei Due Mari, in fondo alle graduatorie nazionali nello smaltimento dei rifiuti e nell’emancipazione dell’Ente civico dagli ingenti interessi che orbitano attorno alle lobby che lucrano sui proventi scaturiti dal controllo del ciclo dei rifiuti.

In virtù di quanto specificato saremmo curiosi di conoscere dall’Amministrazione comunale quale ruolo avrà l’impianto di termovalorizzazione dell’Amiu nella gestione dei rifiuti solidi urbani; se sarà potenziato, definitivamente chiuso o sostituito da ulteriori interventi con la creazione di impianto di compostaggio. Per tali ragioni chiediamo agli enti preposti: l’holding Kyma e, nello specifico, Amiu, e lo stesso Comune di Taranto (in quanto socio unico dell’Amiu), di offrire ulteriori informazioni in materia, soprattutto in virtù dell’ormai prossimo rilancio della raccolta differenziata “porta a porta” a Taranto, prevista dal Piano di transizione ecologica ed economica denominato “Ecosistema Taranto” che sarà avviato il prossimo 3 febbraio nei rioni settentrionali della città che andrà ad uniformarsi alle iniziative già attive sul versante meridionale della città (Talsano – Lama – San Vito).

L’avvio progressivo e spedito della raccolta differenziata su larga scala da parte del Comune di Taranto è doveroso, prima ancora che auspicabile sia in termini di ambientali per l’ecosistema che ai fini economici, riducendo così l’impatto delle spese per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Ciò premesso è bene che l’Amministrazione comunale possa affrontare, in modo coraggioso, il tema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani (attuando anche politiche diverse rispetto all’attivazione di termovalorizzatori) per evitare il salasso annuale di risorse pubbliche nelle casse delle società private, in questo caso la CISA, scaturito dagli impegni di spesa per la liquidazione del servizio di smaltimento dei rifiuti nonché a causa delle diverse ed onerose cause pendenti che vedono l’Ente civico soccombente nei confronti della nota azienda di Massafra partner del gruppo Marcegaglia in Appia Energy.

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