Per un Taranto, con il mal di Iacovone, solo 0-0 col Casarano

 

I rossoblù non sfruttano i pareggi esterni di Bitonto e Foggia. Gara con poche fiammate e contraddistinta da uno sterile possesso palla. Genchi e D'Agostino autori di una prestazione opaca: per loro solo un tiro in porta in novantasei minuti
pubblicato il 12 Gennaio 2020, 18:41
5 mins

Continua il digiuno del Taranto allo Iacovone, stadio “amico” nel quale non vince da due mesi. Uno 0-0, il primo della stagione, con poche fiammate contro un avversario, il Casarano, che ha pensato di giocarsela con lo schema più classico del gioco del calcio: difesa e contropiede. Ne è nata una gara dai ritmi bassi e con poche emozioni di fronte ad un pubblico di irriducibili (1500?) in una stagione che stenta a decollare.

PRIMO TEMPO

Il tecnico rossoblù Panarelli ha proposto un modulo tattico leggermente diverso rispetto al consueto, 3-4-2-1, con Guaita a destra sulla linea dei centrocampisti, e davanti largo, sempre a destra Genchi e a sinistra D’Agostino con Olcese terminale offensivo. In campo altre due novità: Matute a centrocampo al posto dello squalificato Manzo e l’under Marino al posto di Pelliccia.

Nella prima parte di gara il Taranto ha mostrato uno sterile possesso palla mentre il Casarano ha giocato prevalentemente di rimessa. I ritmi di gioco sono stati piuttosto bassi con le due squadre piuttosto statiche. Da registrare una sola occasione pericolosa per parte. La prima è capitata al Taranto al minuto 19 con Olcese, pescato in area di rigore da bel cross partito dalla destra dai piedi di Genchi, ma il colpo di testa dell’attaccante argentino, da posizione abbastanza favorevole, si spegneva alto sulla traversa. Al minuto 46’ era invece il Casarano a sfiorare il gol con un colpo di testa Foggia che sfiorava il palo alla destra del portiere del Taranto, Sposito.

SECONDO TEMPO 

Nella seconda parte di gara i ritmi di gioco restavano quelli di una partita di fine stagione anche se è stato il Casarano, prendendo più spazio in campo, a mostrarsi pericoloso con l’ex (fischiato) di turno Favetta che impegnava, al minuto 61, con un tiro ravvicinato l’estremo difensore rossoblù. Il tecnico del Taranto, Panarelli, provava a dare una scossa alla squadra con l’ingresso di Oggiano e Pelliccia per Guaita e Marino, cambiando modulo (3-4-1-2) mettendo D’Agostino alle spalle di Olcese (poco dopo sostituito da Goretta) e Genchi. Lo stimolo fornito è fugace e si concretizza solo con un tiro pericoloso di Olcese appena entrato in area di rigore, deviato in angolo dal portiere del Casarano al minuto 71. I salentini sul finale di partita, in tempo di recupero, ancora con Favetta si rendevano pericolosi. Il match finiva a reti bianche tra i fischi dello sparuto pubblico presente sugli spalti.

CONCLUSIONI

Il Taranto ha perso l’ennesima occasione per restituire un senso alla propria stagione non sfruttando i pareggi esterni inattesi del Bitonto contro il Gladiator e del Foggia contro l’Agropoli.

Gli aspetti preoccupanti a questo punto della stagione sono tanti. A partire dai fattori ambientali poco stimolanti ma sia chiaro, per non alimentare inutili e facili alibi, non incidenti sul rendimento della squadra: uno stadio deserto, una curva nord ridotta a un centinaio di contestatori seriali, una generale e preoccupante disaffezione del tifoso medio. Altrettanto preoccupanti sono i dati relativi alla squadra: mentalmente scarica in alcuni uomini cardine (con il Casarano Guaita è stato fumoso mentre D’Agostino e Genchi sono risultati impalpabili, un misero tiro a testa in 96 minuti di gara) e fisicamente non nelle condizioni di chi vuole avviare una rimonta (cattiveria agonistica al minimo previsto, poco movimento senza palla e nessun giocatore in grado, dal punto di vista fisico, di primeggiare sugli avversari). Unico dato positivo è dato dal fatto che sono tre gare che non si subiscono reti. Dal punto di vista dell’impostazione del gioco permangono le lacune evidenziate sino a questo momento della stagione, ossia l’assenza di un giocatore d’ordine in grado di regalare geometrie alla squadra. E’ stato preso, per svolgere questo tipo di lavoro, il belga Van Reesbeeck, ma contro il Casarano ha visto la partita dalla panchina.

Insomma, in definitiva, non è il Taranto che avremmo voluto commentare, già a partire da quella discutibile maglia gialla utilizzata di recente che non ha niente a che vedere con gli storici colori sociali del club.

 

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