“A Taranto troppa negatività intorno alla squadra di calcio”

 

Intervista al diesse rossoblù, Vincenzo De Santis, che chiarisce alcune recenti vicende legate al club jonico come il caso Kosnic, il difensore serbo da poco arrivato ma che è da considerarsi già fuori dalla rosa per motivi disciplinari.
pubblicato il 10 Gennaio 2020, 09:07
11 mins

E’ trascorso quasi un mese dal suo insediamento, in qualità di direttore sportivo, all’interno dell’organizzazione tecnica del Taranto FC 1927. Un mese intenso che Vincenzo De Santis ha affrontato di petto per cercare mettere ordine in una stagione confusa.  Salire sul treno a campionato in corso deve essere sicuramente una bella patata bollente da gestire. Gli abbiamo chiesto che idea si è fatto dell’ambiente tarantino in questi primi trenta giorni.

“Ho avuto un’ottima impressione del presidente Giove, che avrà anche commesso degli errori ma l’ha fatto in buona fede, per eccesso di passione verso i colori rossoblù” – afferma l’ex diesse dell’Andria – “A livello organizzativo interno, avendo ricevuto ampio mandato, andavano riviste un po’ di cose, che sono state sistemate. Per quanto riguarda la piazza sapevo che arrivavo in un contesto giustamente arrabbiato e deluso ma ho notato un’esasperazione incomprensibile. Va bene la contestazione, l’accettiamo ma non accettiamo la cattiveria gratuita. A Brindisi mi sarei atteso un altro atteggiamento da parte dei nostri tifosi, invece ci hanno contestato, in modo secondo me premeditato, già dalla fase di riscaldamento prima della gara. Non vorrei che questa situazione avesse fondamenti diversi rispetto alla mancanza di risultati”.

Con tutto il rispetto per le sue precedenti esperienze, deve comprendere che Taranto non è una piazza facile, viene anche da anni di delusioni, amarezze, che sono vissute ormai con depressione e rabbia. Ne sono accadute di tutti i colori nelle ultime sette stagioni….

“Veramente il Taranto sono 25 anni che non prende pace, che non vede una categoria come la serie B che meriterebbe per le potenzialità della piazza. Ma qualcuno si è mai domandato perché le cose non vanno bene da così tanto tempo? Non si riesce a dare continuità alla fase di programmazione, si sono succedute tante società in questi anni e probabilmente qualcuno di questi personaggi che ha gestito il Taranto ha anche fatto delle grosse stronzate, ma la colpa non può essere sempre di chi opera, non si può lavorare in queste condizioni dove qualsiasi cosa si faccia è oggetto di critiche. C’è negatività su tutto. Secondo me anche la persona migliore del mondo del calcio qui, in questo momento, avrebbe difficoltà a lavorare bene. Francamente non pensavo di trovare tutto questo astio”.

In una precedente intervista ha dichiarato di aver definito delle regole all’interno del club, facendo intendere che prima del suo arrivo ognuno faceva un po’ a modo suo…..Un fatto grave, questo, che getta ombre sulla recente gestione anomala dell’organizzazione interna della squadra. Non crede?

“Io posso solo affermare che uno dei punti cardine quando ho accettato di venire a Taranto era che o prendevo in mano la situazione in maniera concreta o altrimenti non avrei accettato l’incarico conferitomi. Io vengo dalla scuola militare, per me il rispetto delle regole è fondamentale. Chi non si attiene alle regole per me è fuori come può essere ad esempio anche un giocatore che ho portato e sto parlando di Kosnic. Il difensore serbo l’ho punito io lasciandolo a casa, di concerto con l’allenatore, al quale aveva mancato di rispetto nel match disputato ad Andria. Lui aveva un permesso già programmato per tornare in Serbia dal 24 dicembre al 1 gennaio ed al suo ritorno stavamo prendendo in considerazione l’ipotesi di non farlo allenare con il gruppo. Dopo aver appreso questa nostra intenzione, Kosnic ha pensato bene di ritornarsene a casa senza il permesso della società. Per me se non rispetti le regole sei fuori, un giocatore così nella mia squadra non lo voglio. Dovevo dare un segnale forte allo spogliatoio. Questa vicenda mi ha disturbato non poco”.

Visto che ha toccato l’argomento Kosnic, riguardo la vicenda del  tesseramento non perfezionato alla vigilia del match con il Cerignola (15 dicembre scorso, ndc), che ha poi generato il ricorso del club dauno per vincere la gara a tavolino, può chiarire una buona volta come sono andati i fatti?

“Il giovedì precedente la gara abbiamo tentato di tesserare il giocatore. C’è stato un improvviso blocco del sistema di tesseramento della federazione. La situazione si è sbloccata dopo le 14 di venerdì quando in federazione non c’era nessuno per mettere la spunta di convalida. Però ci era stato detto a voce di non preoccuparci, che era tutto ok visto che la documentazione era la stessa presentata per il tesseramento all’Andria in estate. Tant’è che già il lunedì mattina, sulla piattaforma della federazione il tesseramento risultava perfezionato. Ora il giudice sportivo andrà a giudicare su di una norma, che considero ambigua, che lascia una libera interpretazione”.

Fatto sta che il Cerignola ha fatto ricorso, ricevendo una imbeccata da qualcuno e si rischia di perdere il punto conquistato sul campo…..

“Una volta arrivata all’orecchio questa cosa, già dopo la partita, ho cercato di parlare con qualcuno del Cerignola che mi ha detto che la segnalazione è partita da persona di Taranto stessa, facendo notare che domenica nel sistema il giocatore risultava svincolato. Tutto ciò fa parte di questo strano clima di premeditazione che si è instaurato attorno alla società. Prima o poi scoprirò chi ha fatto questa soffiata”.

Sempre in altra intervista ha dichiarato che questa rosa non è stata costruita in modo omogeneo, non con gli equilibri giusti. Quindi qualcuno ha commesso degli errori in estate?

“Non voglio colpevolizzare nessuno ma per il mio modo di intendere il calcio la rosa era troppo esuberante in tutti i sensi. Per me in una squadra ci deve essere un cambio per ogni ruolo, gli over devono essere numericamente non più di 12 e poi tutto il resto deve essere composto da under. Occorreva eliminare l’eccessiva concorrenza in alcuni ruoli, ad esempio in attacco c’erano troppi over e tutti di valore tra l’altro, in difesa il discorso era più o meno simile. Mentre a sinistra non abbiamo alternative a Ferrara e per sostituirlo bisogna adattare altri giocatori e sconvolgere l’impianto tattico. C’erano insomma degli evidenti squilibri. L’organico andava necessariamente sfoltito perché è normale che all’interno di uno spogliatoio, quando ci sono troppi calciatori in lizza per un ruolo, chi resta fuori non sia contento e crei malumori, portandovi grande stress emotivo. Ora non siamo troppi, siamo giusti.

Ripeto, avevamo una rosa lunghissima, in diversi ruoli c’erano troppe alternative, abbiamo sfoltito e riorganizzato l’organico secondo le esigenze del mister, tagliando oltretutto dei costi inutili riferiti a giocatori inutilizzati o poco utilizzati e poi andando a prendere altri giocatori, con caratteristiche differenti, in maniera mirata, che dessero più omogeneità al gruppo. Ora ci saranno ingressi solo di under, in primis uno da accoppiare sulla fascia sinistra a Ferrara “.

Il Taranto con Van Reesback  ha trovato finalmente il giocatore pensante che serviva a centrocampo?

“Ci serviva uno che desse geometria in mezzo al campo, uno con i piedi buoni e tanta qualità. Il belga è un giocatore duttile che può giocare nel centrocampo a due, a tre, può ricoprire tutti i ruoli dalla cintola in su tranne quello di attaccante; può fare il trequartista, l’interno di centrocampo, l’esterno”.

Ci spiega la scelta di prendere un giocatore in attacco di 36 anni che nell’ultima stagione e mezza ha segnato pochi gol?

“Olcese è un grande professionista, un giocatore di personalità, uno che si sacrifica per la squadra. L’ho avuto ad Andria e so di chi sto parlando. Per noi è fondamentale sia dal punto di vista caratteriale che professionale perché ci consente di alzare l’asticella. Dal punto di vista  tecnico, uno come lui  svolge un lavoro sporco ma prezioso per i compagni di reparto perché crea degli spazi utili agli inserimenti offensivi e poi è uno che fa salire la squadra. A Brindisi la sua prestazione è stata da elogiare, ha giocato una partita di sacrificio, si è spaccato il sedere per la squadra. I suoi gol in carriera li ha sempre fatti e arriveranno anche a Taranto.  ”.

Matute resta?

“Uno come lui lo terrei. Se lui vuole restare saremo ben felici di poterlo tenere con noi, è un giocatore di valore, professionista serio, un uomo spogliatoio. Se, come successo per Favetta, dovesse chiederci di essere ceduto, non lo tratterremo”.

L’obiettivo del Taranto, vista la classifica, è cambiato?

“Affrontiamo una partita alla volta, a maggio, come si dice, contiamo le pecore….Dobbiamo cercare di ottenere quanti più risultati utili possibili”.

Si, ma l’obiettivo resta sempre quello di vincere il campionato ?

“Ci crediamo ancora, perché non farlo”.

 

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