Ex Ilva, ‘Ambiente Svenduto bis’: Comune e Legambiente chiedono risarcimenti

 

Nel processo che vede imputati gli ex commissari Bondi e Gnudi per getto pericoloso di cose e gestione di rifiuti non autorizzata
pubblicato il 08 Gennaio 2020, 19:52
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All’interno del processo “Ambiente svenduto bis“, che vede imputati l’ex commissario straordinario dell’ex Ilva Pietro Gnudi ed il commissario Enrico Bondi e due direttori dello stabilimento Antonio Lupoli e Ruggiero Cola, con l’accusa di getto pericoloso di cose e attività di gestione di rifiuti non autorizzata contestati fino all’1 agosto 2015, il Comune di Taranto e il circolo ionico di Legambiente che si sono costituiti entrambi parti civile, hanno chiesto rispettivamente un risarcimento pari a 10 milioni di euro il primo mentre 500mila euro è stata la richiesta dell’associazione.

Secondo l’accusa della Procura, rappresentata dai pubblici ministeri Mariano Buccoliero, Remo Epifani e Raffaele Graziano che hanno disposto la citazione diretta a giudizio, evitando così l’udienza preliminare, gli imputati non avrebbero rispettato “le prescrizioni imposte dall’Autorizzazione integrata ambientale del 2012 e modificata a giugno 2013 e pertanto avrebbero determinato “illecitamente lo sversamento di una quantità imponente di emissioni diffuse e fuggitive, nocive in atmosfera”, attraverso gli impianti dell’area a caldo e dalla combustione delle torce dell’acciaieria attraverso le quali sarebbero state “smaltite abusivamente una grande quantità di rifiuti gassosi”.

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