Ex Ilva, i sindacati: ora rilancio trattativa Governo-ArcelorMittal

 

Commenti positivi da Fiom, Fim, Uilm e Ugl su proroga utilizzo altoforno 2. Resta invece critica la posizione dell'USB
pubblicato il 07 Gennaio 2020, 18:23
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È positivo che il Tribunale del Riesame di Taranto abbia accolto il ricorso dei commissari dell’Ilva in amministrazione straordinaria, concedendo la proroga con facoltà d’uso dell’Altoforno 2 fino a 14 mesi. Con la proroga si scongiura lo spegnimento immediato dell’Afo 2 e si elimina un elemento di incertezza e di instabilità in un quadro già molto complesso dal punto di vista produttivo, occupazionale e ambientale“. Commenta così Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil.

È importante che la proroga sia subordinata all’adempimento di prescrizioni in tutto in parte non attuate assegnando dei tempi precisi. Bisogna capire come questa tempistica si collega al nuovo piano industriale – prosegue -. È sempre più urgente un confronto tra Governo, ArcelorMittal e le organizzazioni sindacali sull’attuazione del piano industriale, sapendo che l’assunzione di tutti i lavoratori, compresi quelli Ilva in amministrazione straordinaria a fine piano, resta per noi vincolante in quanto parte di un accordo sottoscritto e approvato dal voto di tutti i lavoratori con il referendum“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/01/07/ex-ilva-le-motivazioni-del-riesame-sulla-facolta-duso-di-afo-2/)

La decisione del Tribunale del riesame di Taranto, accoglie l’appello e per l’effetto annulla l’ordinanza del giudice monocratico in sede del 10 dicembre 2019 ed il provvedimento connesso del 12 dicembre 2019 concedendo all’appellante la facoltà d’uso dell’altoforno due. E’ senz’altro un segnale positivo verso il riavvio del percorso che deve dare una soluzione alla complicata vertenza Ilva. Un accoglimento che però è soggetto a condizioni. La proroga infatti è subordinata all’adempimento delle residue prescrizione in tutto in parte non attuate. Ci auguriamo che a questo punto i commissari straordinari e ArcelorMittal non perdano tempo prezioso e adempiano a tutte le richieste nei tempi previsti“. dichiara il segretario nazionale Fim Cisl Valerio D’Alò.

La vertenza aveva visto la sua conclusione lo scorso 06 settembre 2018 con l’accordo tra Organizzazioni Sindacali e Arcelor Mittal, un’intesa in cui non erano previsti esuberi e risorse per il rilancio industriale e l’ambientalizzazione. La politica ha poi fatto il suo “capolavoro” fornendo all’azienda un alibi clamoroso per rimettere tutto in discussione con la vicenda dello scudo penale – prosegue Bentivogli -. Restano ancora in piedi alcuni nodi da sciogliere, subito va risolto quello dell’integrazione del 10% Cigs per lavoratori in amministrazione straordinaria, come Fim ribadiamo la validità di quanto già sottoscritto sia in termini occupazionali che di risanamento così come previsti nel testo del nostro accordo sottoscritto anche dal Governo Conte1. Ora l’azienda – sia gestione AS che Arcelor Mittal – si impegnino al rispetto di quanto previsto non solo su Afo2, ma nell’intero piano ambientale e industriale. Basta con le scaramucce politiche sulla pelle dei lavoratori e su quelle dell’intera comunità tarantina. Ognuno faccia la sua parte. Il rilancio industriale e ambientale del sito di Taranto è strategico non solo per la città ma per l’intero sistema industriale italiano“.

Scongiurato il pericolo di fermata dell’Afo 2 e dell’ex Ilva, ora ArcelorMittal rispetti le prescrizioni vincolanti emesse dal Giudice del Riesame per evitare di avere nei tempi prescritti rischi di incidenti, e non ritrovarci nelle medesime condizioni al termine dei tempi stringenti previsti dal dispositivo giudiziario. Ora chiediamo il rientro al lavoro dei 1.273 in cigo e dei circa 1.900 in cigs per evitare migliaia di esuberi strutturali”. Così Rocco Palombella, segretario generale Uilm, dopo la decisione del Riesame sull’altoforno 2 dello stabilimento ex Ilva di Taranto.

Le lancette tornano indietro al 5 novembre 2019 – dichiara il leader Uilm – quando ArcelorMittal dichiarò di voler recedere dal contratto di affitto. È bene che l’azienda, i commissari straordinari e il Governo sappiano che questa decisione giudiziaria non risolverà i problemi drammatici che lo stabilimento di Taranto dovrà affrontare. Il verbale di accordo, sottoscritto lo scorso 20 dicembre tra l’azienda e i commissari, non risolve assolutamente le difficoltà esistenti e non dà nessuna certezza sulle prospettive future”.

È indispensabile – continua – che arrivi immediatamente, in concomitanza con l’avvio della trattativa tra ArcelorMittal, commissari e Governo, la convocazione di un tavolo sindacale. Qualsiasi ipotesi di accordo o assetti societari differenti, devono ripartire dalla conferma dell’accordo del 6 settembre 2018, dagli investimenti per un totale di 2,4 miliardi di euro, in particolare 1,1 miliardi per interventi ambientali e 1,3 miliardi per quelli impiantistici, la salvaguardia occupazionale di tutti i lavoratori, a partire da quelli che si trovano in Amministrazione straordinaria e quelli che sono nel sistema degli appalti”.

Non faremo sconti a nessuno – prosegue – e saremo contrari a qualsiasi rinnovo della cassa integrazione ordinaria mascherata da problemi di mercato. Il Governo farebbe bene a provvedere immediatamente a rispettare gli accordi sottoscritti e a ripristinare tempestivamente l’integrazione salariale al 10% per i lavoratori attualmente in cassa integrazione in Amministrazione straordinaria. Purtroppo – conclude – questa vicenda ci deve far riflettere sui rischi che si possono correre qualora le parti in causa non assolvono a un ruolo di responsabilità che gli compete”.

È un segnale importante che deve dare una svolta definitiva per la salvaguardia dei livelli occupazionali, per l’ambientalizzazione e la messa in sicurezza degli impianti”. Lo dichiara il segretario generale UGL Metalmeccanici, Antonio Spera, commentando la pronuncia del Tribunale del Riesame di Taranto. “Ora ArcelorMittal non ha più alibi ora – sottolinea – e quindi deve rispettare gli accordi, iniziando immediatamente i lavori per la messa in sicurezza degli impianti, come le è stato già intimato, e ritirare anche la procedura di cassa integrazione. Così come da parte del governo – conclude Spera – ci aspettiamo azioni immediate per l’integrazione salariale a favore di circa 1800 lavoratori già penalizzati dalla cassa integrazione straordinaria, che da anni non percepiscono uno stipendio da lavoratore dipendente”.

Il tribunale del riesame ha, come purtroppo immaginavamo, accolto il ricorso contro la decisione del tribunale di Taranto di decretare lo spegnimento di Afo2 nell’ex Ilva dopo anni di mancato adeguamento alle prescrizioni di sicurezza. Una decisione sbagliata che, ancora una volta, considera la produzione dell’acciaio più importante della vita delle donne e degli uomini. Complici e responsabili tutti coloro che hanno alimentato la paura delle conseguenze sociali dello spegnimento dell’Afo2 agitando lo spettro della disoccupazione se non della miseria, allo scopo di esercitare una pressione violenta sul tribunale del riesame” commentano Sergio Bellavita USB nazionale e Francesco Rizzo USB Taranto.

Era la sentenza che il “palazzo” attendeva per riconvocare il tavolo ArcelorMittal e stringere un nuovo accordo che riscriva in peggio quello del 2018 concedendo al magnate Indiano licenziamenti; scudo penale; sconto sull’acquisto e finanziamento pubblico al capitale privato – proseguono dall’USB -. USB non cambia linea. Lo stabilimento siderurgico tarantino non è in condizioni di sicurezza e non rispetta il diritto alla salute dei cittadini. Al tavolo ministeriale ribadiremo la necessità di predisporre un piano straordinario per l’eliminazione delle fonti inquinanti, la decontaminazione, la bonifica dell’area e la riconversione del territorio allo scopo di garantire occupazione, salario e reddito a tutti i lavoratori. Nel frattempo cresce la mobilitazione dei lavoratori Ilva in amministrazione straordinaria che nelle intenzioni del governo sarebbero le prime vittime sacrificali della resa ai voleri di Mittal. USB ha chiamato tutti alla lotta davanti ai cancelli della raffineria Eni contestando al governo la mancanza del rinnovo dei provvedimenti a sostegno del reddito dei lavoratori in cassa integrazione – concludono -. Venerdi 10 gennaio è convocata una nuova assemblea dei lavoratori Ilva As per decidere come proseguire la mobilitazione“.

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