Ex Ilva, il Riesame decide sull’altoforno 2?

 

Il collegio dei giudici non ha scadenze perentorie: ma da mercoledì 8 il cronoprogramma di spegnimento diventa irreversibile
pubblicato il 06 Gennaio 2020, 20:33
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Potrebbe arrivare domani la decisione del Tribunale del Riesame di Taranto sulla vicenda dell’altoforno 2. Dopo l’udienza dello scorso 30 dicembre, che ha esaminato l’appello presentato dai legali di Ilva in amministrazione straordinaria contro la decisione del giudice monocratico, Francesco Maccagnano, di respingere la richiesta di proroga della facoltà d’uso per un anno dell’altoforno 2 del siderurugico, si attende l’importante verdetto.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/12/30/ex-ilva-sullaltoforno-2-il-riesame-decidera-in-pochi-giorni/)

In realtà, come abbiamo già ampiamente spiegato, il tribunale del Riesame ha un termine ordinatorio per esprimersi che però non è perentorio: questo significa che potrebbero passare ancora diversi giorni. Ciò che lascia pensare che il verdetto arriverà domani, è legato al fatto che le modifiche impiantistiche che saranno implementate dall’8 gennaio in poi, previste dal cronoprogramma di spegnimento redatto dal custode giudiziario Barbara Valenzano, non consentiranno la successiva ripresa del normale esercizio dell’Afo2. Mentre il 18 gennaio, con il completamento della fase di abbassamento carica dell’altoforno, è previsto l’inizio del colaggio della salamandra (ovvero di quella parte di ghisa che col tempo si deposita nella parte bassa dell’altoforno e non viene mai fatta fuoriuscire, detta anche l’ultima lingua di ghisa solidificata), consistente nella foratura del crogiolo e nel colaggio degli ultimi fusi.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/12/10/ex-ilva-giudice-nega-proroga-afo-2-ultima-parola-al-riesame/)

Nell’udienza del 30 dicembre, i legali di Ilva in AS hanno anche presentato ricorso contro l’ordine di esecuzione del giudice Maccagnano dello scorso 12 dicembre, inviato al custode gudiziario Barbara Valenzano, che stabiliva che dal 14 dicembre non ci sarebbe dovuta essere più alcuna attività presso l’altoforno 2 che fosse in contrasto con l’ordinanza con la quale aveva rigettato l’istanza di proroga presentata dai commissari straordinari di Ilva in AS.

I legali di Ilva in AS, Angelo Loreto e Filippo Dinacci, depositarono anche una memoria integrativa, nella quale veniva nuovamente ribadita la necessità di un tempo non inferiore ai 12 mesi per ottemperare alle prescrizioni del custode giudiziario Barbara Valenzano, motivo per il quale è stato sottoscritto un contratto con la ditta Paul Wurth per 11,5 milioni di euro – un terzo già versati come anticipo – per installare le nuove macchine.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/12/12/ex-ilva-arriva-lordine-di-esecuzione-per-spegnere-laltoforno-2/)

Nella relazione tecnica della Paul Wurth allegata all’istanza di proroga, sono indicate anche le tempistiche minime necessarie per la realizzazione e messa in esercizio del sistema di caricamento automatizzato della massa a tappare nella MAT in 9 mesi a partire dall’entrata in vigore di un apposito ordine”;  le tempistiche minime necessarie per la realizzazione e messa in servizio del sistema di caricamento automatizzoto delle aste della MAF e sostituzione delle MAF esistenti in 14 mesi a partire dall’entrata in vigore di un apposito ordine”; le tempistiche minime necessarie per la realizzazione e messa in servizio del sistema di campionamento automatico della ghisa in 10 mesi a partire dall’entrata in vigore di un apposito ordine”. 

A supporto delle loro tesi, nel corso dell’udienza i legali hanno richiamato anche la super perizia che il custode giudiziario Barbara Valenzano aveva consegnato al giudice Maccagnano a metà dicembre, nella quale si leggeva che le prescrizioni erano state attuate, in attesa di quelle principali, cosa che aveva portato la Procura a dare il suo ok per la proroga della facolta d’uso. Per il giudice Maccagnano, però, non è stato sufficiente.

Secondo il pool difensivo dei commissari straordinari, Maccagnano avrebbe ‘frainteso’ le varie relazioni redatte sul’altoforno 2. La richiesta al collegio di giudici (presidente della prima sezione Giuseppe Licci, Caroli relatore, Lotito a latere) è stata quindi quella di emettere un’ordinanza per annullare la decisione del giudice Maccagnano, titolare del dibattimento sull’incidente mortale del giugno 2015 (dove perse la vita il giovane operaio Alessandro Morricella e da cui è partita tutta la vicenda) e consentire nei tempi richiesti la possibilità di ultimare le prescrizioni previste per mettere l’impianto in totale sicurezza per lavoratori e ambiente. Realtà questa, che per il giudice Maccagnano è lungi dall’essere quella attuale.

Dalla decisione del Riesame dipenderà, in parte, l’eventuale conclusione positiva della trattativa tra governo e ArcelorMittal. Ed in parte il futuro del siderurgico. Staremo a vedere.

(leggi tutti gli articoli sull’altoforno 2 https://www.corriereditaranto.it/?s=altoforno+2)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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