Ex Ilva, le gru dell’IMA 1 ‘scricchiolano’. E non per il vento

 

Dopo le ispezioni dello SPESAL in estate, le proteste di lavoratori e sindacati, restano tanti i problemi strutturali alle macchine in funzione
pubblicato il 05 Gennaio 2020, 17:52
10 mins

Ripiomba nel caos il reparto IMA1 (Impianti Marittimi) dell’ex Ilva di Taranto, ora ArcelorMtital Italia, situato presso il II sporgente del porto di Taranto in concessione al siderurgico, già lo scorso agosto al centro di accese polemiche tra lavoratori, sindacati e azienda, con tanto di ispezione dello SPESAL, che accertò diversi problemi alle tre gru in funzione.

Il tutto, lo ricordiamo, dopo l’incidente del 10 luglio che costò la vita al gruista Cosimo Massaro, caduto in mare dopo essersi rifugiato nella  della gru ‘DM 5’ sulla quale stava lavorando, colpita dalle altre due gru ‘DM 6’ e ‘DM 8’ che scarrellarono sui binari (invece di restare ancorate agli stessi come sarebbe dovuto accadere) a causa di un’improvvisa folata di vento ad oltre 100 km/h. Il IV sporgente è attualmente ancora sotto sequestro, dopo l’indagine avviata dalla Procura di Taranto.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/08/14/ex-ilva-ima-1-sciopero-revocato-ma-problemi-restano2/)

Tutto ha inizio lo scorso 29 dicembre, quando la Protezione Civile alle ore 12 dirama un bollettino di allerta metero nel quale proroga l’allarme già in corso, segnalando “venti forti di burrasca o di burrasca con rinforzi fino a burrasca forte“. Ciò nonostante, secondo quanto denunciato dai lavoratori e dalla RSU della Fim Cisl, i preposti dello stesso reparto ignoravano l’allerta in corso, continuando a far svolgere le normali attività lavorative ai gruisti e agli addetti alla manutenzione meccanica ed elettrica, di fatto mettendo a rischio l’incolumità degli stessi che hanno tolto le così dette ‘scarpette’ alle gru per svolgere regolare attività. Atteggiamento ovviamente stigmatizzato dai sindacati che hanno chiesto all’azienda di fare chiarezza.

Successivamente, il 2 gennaio, ancora la RSU della Fim Cisl chiedeva all’azienda di verificare il funzionamento di tutti gli anemometri presenti presso le macchine del II, III e V sporgente.

Due giorni dopo, ieri sabato 4 gennaio, sempre la Fim Cisl di Taranto, questa volta attraverso un comunicato ufficiale firmato dal rappresentante dei lavoratori per la sicurezza dell’impianto siderurgico di Arcelor Mittal (ex Ilva), Marco D’Andria, segnalava come “dopo la comunicazione del 2 gennaio con cui ha denunciato anomalie sugli anemometri, chiedendo contestualmente la verifica su tutte le gru degli sporgenti, segnala che purtroppo ad oggi, a distanza di 48 ore dalla segnalazione, riscontriamo che tali anomalie continuano a persistere“. “Nella giornata di ieri – continua – durante il secondo turno il CM1 è stato fermato, poiché le segnalazioni degli operatori hanno confermato la presenza delle già evidenziate anomalie. Cosa ancor più grave è accaduta, sempre nella giornata di ieri, al terzo turno – prosegue D’Andria – dopo la segnalazione degli operatori al capoturno del reparto Ima 1, lo stesso decideva, senza alcuna autorizzazione, ad esercire sulla Gru sostituendo di fatto gli operatori“.

La Fim Cisl quindi “ritiene inaccettabile e inqualificabile l’atteggiamento del capo turno, in quanto, nonostante le varie segnalazioni e le denunce fatte e alla luce dei tragici eventi verificatisi ultimo quello del 10 luglio 2019 è costume consolidato continuare a pensare che le segnalazioni fatte, in termini di sicurezza, dagli operatori o dalle Organizzazioni Sindacali siano solo pretesti per non svolgere la propria attività e che, inoltre, il rispetto delle pratiche operative valga solo per gli operai ma non per i preposti“. La Fim Cisl ha chiesto quindi un incontro urgente “finalizzato alla risoluzione delle problematiche descritte e, nello stesso tempo, affinché si ponga fine a tali atteggiamenti superficiali“. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/08/09/ex-ilva-caos-allima-e-arcelor-fa-ricca-italcave/)

La situazione delle macchine sul II sporgente 

Come già avvenuto nel luglio e nell’agosto scorso, grazie anche alle nostre fonti qualificate, scendiamo nei dettagli su quella che è oggi la reale situazione al II sporgente del porto di Taranto.

Attualmente sono operative tra macchine: il ‘CM1′, il caricatore di loppa; la macchina ‘CM 3 BIS’, un apparecchio di sollevamento, con il quale si scarica ferro, bricchette, rottame, manganese e rottame che vengono caricati sui vagoni destinati agli impianti dell’area a caldo; la macchina ‘CSU1′, lo scaricatore a tazze di carbone e minerale. Tutte le macchine furono ispezionate dallo SPESAL tra il luglio e l’agosto scorso. Ma i problemi segnalati da lavoratori e sindacati continuano a persistere.

Il ‘CM1‘ la scorsa estate presentava problemi strutturali in prossimità della movimentazione del braccio: dopo la denuncia dei lavoratori, la macchina fu bloccata e ‘riparata. Nel vernale dell’ispezione dello SPESAL dello scorso 6 agosto, si leggeva che “si dà atto – si legge nel verbale – che in fase di estensione e retrazione del braccio del CM3 BIS si sviluppa rumorosità al riduttore di manovra braccio, dovuta all‘assenza di lubrificante al tubo telescopico di posizionamento. Prima della messa in esercizio della stessa dovrà essere effettuata l’attività di manutenzione prevista”. Rumorosità riscontrata anche nei giorni successiva e che non era dovuta al mancato ingrassaggio dei cuscinetti della braccio della macchina, perché dopo essere stato effettuato il rumore era rimasto lo stesso. Per questo motivo furono decisi ulteriori controlli ed interventi sulla macchina. Ora, anche al ‘CM1’ sono stati segnalati problemi di anomalia all’anemometro.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/29/ex-ilva-i-gruisti-del-reparto-ima1-senza-sicurezza-non-saliremo-piu-sulle-gru/)

Anche il ‘CM3 BIS‘ presentò problemi alla movimentazione del braccio e alla rotazione della gru che presentava molti rumori, oltre a diversi problemi all’impianto di ingrassaggio. Al braccio della macchina furono cambiati i cuscinetti ed altri componenti della stessa: dopo alcune settimane in cui i problemi sembravano essersi definitivamente risolti, sono tornati gli stessi rumori. Oltre a persistere i problemi alla rotazione della gru: l’azienda avrebbe detto a lavoratori e sindacati che i pezzi di ricambio sono stati ordinati, ma il tempo passa e la situazione resta sempre la stessa.

Ma come segnalammo la scorsa estate, il problema del ‘CM3 BIS‘ rimane anche e soprattutto il posizionamento dell’anemomentro. Il quale è posto in un luogo improprio, perché in fase di costruzione della stessa invece di essere posto in alto, ovvero sul braccio, è stato posizionato alle spalle della macchina. Il che non consente la giusta misurazione della velocità del vento da parte dell’anemometro, che funziona solo se ci si gira con la gru in determinate posizioni, ammesso e non concesso che lo stesso funzioni cosa che non sempre avviene.

Anche in questo caso fu detto ai lavoratori che quando la macchina sarebbe stata rimessa in funzione, si sarebbe dovuto lavorare inizialmente in quelle stese condizioni. Perché bisognerà eventualmente aspettare che sia commissionata all’azienda che l’ha costruita la commessa per effettuare un lavoro ulteriore. Questo problema è stato più volte sollevato dal sindacato ma la risposta dell’azienda è stata che la macchina è stata certificata così e che quindi per delle modifiche ci vuole l’intervento diretto della casa costruttrice.

Dal 1 settembre scorso sono 28 i lavoratori impiegati, e non più 24, sul II sporgente del porto di Taranto. L’azienda, dopo le proteste di lavoratori e sindacati, seguì l’indicazione dei lavoratori e delle Rsu, scegliendo i più esperti in un momento così delicato per il reparto in questione, essenziale per la vita produttiva del siderurgico. I restanti 22 lavoratori furono invece dislocati in altri reparti dell’area a caldo del siderurgico.

La situazione resta dunque alquanto precaria e problematica, soprattutto per i lavoratori. Che continuano a rischiare la vita operando su macchine non sicure. Soprattutto sconcerta l’atteggiamento di addetti preposti al controllo e capiturno che persevarono in un atteggiamento superficiale, oltre che dispotico, nonostante i tanti problemi e soprattutto dopo che negli ultimi sette anni siano deceduti sul lavoro due giovanissimi operai. Il tutto nonostante i lavoratori dopo tanti anni hanno iniziato con coraggio a segnalare i tanti problemi sulle macchine, sostenuti dalle RSU dei sindacati metalmeccanici.

Urge dunque un cambio radicale nel gestire tali problemi soprattutto da parte dell’azienda e dai responsabili dei reparti. Così come un più stringente controllo da parte degli enti preposti. Così come servirebbe maggiore solidarietà da parte dei lavoratori del siderurgico nei confronti dei colleghi degli Impianti Marittimi senza i quali, è bene ricordarlo, al siderurgico mancherebbe l’attività primaria e principale per poter continuare a vivere. O forse oramai sarebbe meglio dire a sopravvivere.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/13/2quel-che-resta-di-una-gru-e-della-sua-fabbrica/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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