L’ex Ilva tema caldo nelle primarie del centrosinistra per la Regione

 

Stasera su Telenorba confronto tra gli sfidanti. Emiliano: "Non si può, ma se governo concede deroga entro nel capitale della società"
pubblicato il 03 Gennaio 2020, 18:44
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Com’era prevedibile che fosse l’argomento Ilva sarà uno dei più utilizzati nella campagne elettorale per le elezioni regionali previste in primavera. Questa sera andrà in onda su Telenorba un confronto televisivo tra gli sfidanti alle primarie del centrosinistra, il governatore uscente Michele Emiliano, Fabiano Amati, Elena Gentile e Leonardo Palmisano.

L’Ansa ha diffuso alcune anticipazioni. “Ci sono 10 miliardi del Green new deal se il Governo nazionale ci concede una deroga, io come Regione entro nel capitale sociale dell’ex Ilva, non si può fare ma se il governo inserisce una deroga nel decreto io lo faccio. Abbiamo resistito per 4 anni e mezzo, ma ora siamo riusciti a convincere gli altri, un risultato straordinario per la Regione Puglia“, ha dichiarato il governatore uscente Michele Emiliano parlando della decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto. “Ci siamo battuti a lungo affinché non si semplificasse la vicenda Ilva. Ci siamo impegnati – ha aggiunto – in uno studio approfondito sulle tecnologie innovative, sulla decarbonizzazione. Dopo essere stati irrisi, adesso il governo nazionale in carica approva la nostra linea, la sostiene e si accinge a chiedere all’Ue i finanziamenti e ha deciso di entrare nel capitale della fabbrica“.

Per Fabiano Amati “l’Ilva non può essere chiusa, la salute si tutela imponendo l’attuazione del Piano ambientale. Per tanti anni – ha detto Amati – nessuno si è interessato dell’ex Ilva, sino alle inchieste giudiziarie. Il problema è che fabbrica non può essere chiusa, siamo tutti orfani di persone malate di tumore. Tutti pensiamo che la salute venga prima dell’economia. La salute, però, si tutela applicando le leggi, quindi dobbiamo far attuare il piano ambientale, meglio sarebbe attuarlo con la fabbrica in funzione. La decarbonizzazione va benissimo ma è un processo lungo. La soluzione è fabbrica in funzione, attuazione piano ambientale, protezione legale a chiunque si trovi a gestire quella fabbrica. L’Italia e la Puglia non possono fare a meno di queste fabbrica. Non possiamo andare contro la fabbrica“.

Gentile ha accusato Emiliano di aver “esagerato nello strumentalizzare la vicenda drammatica delle patologie oncologiche” e ha evidenziato che la Puglia “ha 400 milioni di euro da spendere ancora per potenziare infrastrutture sanitarie“. “Non ho esagerato – ha replicato stizzito Emiliano – e lo dicono i dati epidemiologici, non io. Abbiamo una coda epidemiologica grave. Avrei voluto dal governo nazionale delle norme in deroga che compensassero i costi aggiuntivi che noi sosteniamo per curare le persone“. Elena Gentile ha, inoltre, sostenuto che il “tema Ilva va affrontato non solo a livello nazionale ma comunitario. Bisogna intervenire dentro un percorso già avviato da tempo all’interno della comunità europea, quello del piano ambientale europeo, ci sono 115 miliardi di euro che sono a disposizione per garantire acciaio e salute“.

Per Palmisano, invece, “Taranto ha una centralità logistica, può diventare luogo che guarda al post industriale e punta sulla logistica. Se dico chiudiamo l’Ilva abbiamo un disastro sociale, se dico proseguiamo così abbiamo un disastro sanitario e ambientale. Serve, quindi, un piano ventennale per Taranto che recuperi fondi europei e statali. Anche il fondo monetario internazionale può intervenire, significa 50 miliardi spalmabili in 30 anni, significa tanto lavoro. Significa riconvertire puntando su logistica e software” ha concluso Palmisano. 

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