“Il 2020 sarà l’anno del riscatto socio-economico di Taranto”

 

Intervista consuntiva, con un lungo sguardo sul futuro della nostra città, al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, senatore Mario Turco: da Distripark ad Agromed passando per il Tecnopolo senza dimenticare la questione "calda" dello stabilimento siderurgico
pubblicato il 01 Gennaio 2020, 10:35
11 mins

Prima di affrontare argomenti seri in un’intervista che di spunti interessanti ne fornisce parecchi è quasi “doveroso” rimarcare ancora una volta lo stile sobrio ed il modo low-profile di interpretare l’incarico di sottosegretario  alla Presidenza del Consiglio all’interno del governo Conte –Bis.

Il sol fatto che il senatore Mario Turco non ami pavoneggiarsi sui social, divenuti uno strumento boomerang per tanti politici di grande e piccolo cabotaggio, il sol fatto che non cerchi la passerella e quindi non cerchi a tutti i costi di mettersi a favore di telecamera quando sono gli altri ad essere intervistati o inquadrati, il sol fatto che non sia comparso nel selfie della discordia postato lo scorso 24 dicembre, sul suo profilo pubblico facebook, dall’onnipresente presidente della Regione Puglia (quello che lo ritraeva, in un momento diciamo di relax, alla mensa della Caritas Diocesana, assieme al Presidente del Consiglio ed all’Arcivescovo di Taranto), contribuisce a renderlo trasversalmente apprezzabile a qualsiasi cittadino, di qualunque appartenenza politica.

Senza ulteriori convenevoli abbiamo chiesto al Senatore Turco di tracciare un consuntivo della sua attività di governo nel 2019.

“Anzitutto vorrei esprimere la mia soddisfazione per aver avuto la rappresentatività della città di Taranto all’interno del governo come sottosegretario alla presidenza del consiglio. Ciò è stato il frutto di un duro lavoro che personalmente ho svolto sia entrando nella Commissione speciale degli atti d’urgenza del governo sia successivamente lavorando nella Commissione bilancio, nella Commissione finanze e nella commissione vigilanza cassa depositi e prestiti.  Essere un punto di riferimento per la comunità tarantina all’interno dell’attuale governo è per me motivo di orgoglio. Non a caso, inoltre, per ben due volte nel giro di poco più di un mese a Taranto è venuto il presidente del consiglio. A memoria non ricordo sia mai accaduto che un capo di governo avesse reso visita alla nostra città.

Credo, con la mia azione volta alla riconversione economica, di aver contribuito in maniera fattiva a smontare il paradigma Taranto=città dell’acciaio, riuscendo a far arrivare sui tavoli del governo le istanze provenienti dalla nostra comunità”.

In quali azioni si sono tradotte queste istanze volte all’avvio di un processo di riconversione economica di Taranto?

“La creazione ed il completamento dell’infrastruttura portuale che potrebbe rappresentare un asset economico-produttivo importante sia per i livelli occupazionali che come attrattore e che oggi può godere di una importante agevolazione fiscale in quanto nella legge di bilancio è stata introdotta la Zona Franca Doganale, misura che ho fortemente voluto e che renderà Taranto maggiormente attrattiva a livello portuale. Poi vorrei ricordare due misure Cipe, comitato da me coordinato, che di recente ha assegnato il progetto Distripark all’Autorità Portuale che ha la grande opportunità di completare quella piattaforma logistica di cui il porto necessitava e spero che ciò avvenga in tempi brevi avendo prescritto in delibera una rendicontazione annuale del progetto con lo stato di avanzamento e completamento da parte della stessa Autorità Portuale.

E poi Agromed – la struttura logistica agroalimentare per la realizzazione della quale abbiamo recuperato 9 milioni di euro stanziati nel 2000 che se non investiti si rischiava di perdere definitivamente e che vanno a rafforzare questo progetto attraverso il recupero di un immobile abbandonato (l’ex stabilimento tessile Miroglio) inserendo inoltre nella delibera Cipe l’obbligo di assumere parte dei cassaintegrati ex Miroglio che rappresenterà un risparmio per la finanza pubblica.

Nel 2019 siamo, finalmente dopo 12 anni, riusciti a statalizzare il Liceo Musicale Paisiello ed abbiamo istituito la super Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, un altro simbolo che Taranto rivendicava”.

Quali sono, invece, le altre iniziative previste nel 2020 per il cosiddetto Cantiere Taranto?

Riagganciandomi al tema Porto, si apriranno nuove aree al suo interno destinate ad altre attività produttive ma anche ad accogliere il traffico crocieristico. Sono in contatto con due realtà crocieristiche che nei primi mesi del 2020 ci faranno pervenire dei progetti per localizzare al sud alcune crociere che possano transitare a Taranto.

Il prossimo anno si insedierà il Tecnopolo Mediterraneo. Taranto avrà per la prima volta un suo centro di ricerca per lo sviluppo sostenibile che potrà attrarre capitale umano di elevata professionalità. Si punterà all’energia rinnovabile e all’ economia circolare in modo da diventare una realtà che possa attrarre, grazie a delle agevolazioni di carattere fiscale, capitali privati da imprese anche a partecipazione pubblica. Abbiamo già raccolto la disponibilità da parte di Eni, Enel e Finmeccanica a partecipare ai progetti del Tecnopolo di Taranto.

Tra le prime 30 opere urgenti da compiere, all’interno del Decreto “Cantiere Taranto”, ho fatto inserire la realizzazione della Statale 7 Taranto-Lecce, bloccando 50 milioni di euro.

Abbiamo poi previsto delle misure a sostegno del lavoro che riguardano la riqualificazione professionale ed il reinserimento nel mondo del lavoro dei tanti cassaintegrati.

Stiamo lavorando alla realizzazione di un polo universitario autonomo con l’istituzione di un corso di laurea in medicina con specializzazione nella prevenzione delle malattie sul lavoro e nella tutela dell’ambiente e della sicurezza”.

A proposito di infrastrutture, quando arriverà la svolta per la riapertura al traffico civile dell’Aeroporto di Grottaglie?

“Per quanto riguarda questo tema, sempre molto presente nelle istanze provenienti dal territorio, purtroppo scontiamo l’assenza, negli ultimi venti anni, di un peso politico rilevante da parte dei nostri parlamentari. Negli anni in cui la Regione Puglia decise di potenziare gli aeroporti di Bari e Brindisi,  siamo stati disattenti e non si è rivendicato in maniera decisa un ruolo per l’aeroporto di Grottaglie il cui destino oggi passa attraverso le decisioni adottate dal socio di maggioranza politica di aeroporti di Puglia ossia la Regione che per sostenere Grottaglie non vuole sovrapporsi ad esempio al traffico aeroportuale di Brindisi. Come rappresentante del governo ho incontrato Enac ed Aeroporti di Puglia nel quadro del previsto piano di rilancio di alcuni aeroporti del meridione poco impiegati come anche Crotone, Reggio Calabria, Comiso, Trapani.  A Grottaglie bisognerebbe cominciare almeno garantendo i flussi turistici nel periodo estivo e poi attrarre, con forme agevolative, compagnie low cost interessate ad utilizzare questo scalo aeroportuale magari su tratte differenti da quelle di Brindisi”.

E’ d’obbligo toccare la questione principale legata alla città di Taranto ossia quella legata al destino dell’ex stabilimento Ilva. A che punto siamo?

“Oggi la nostra economia non può dipendere esclusivamente dall’acciaio ma la realtà ci dice che per la riconversione economica ci vogliono almeno dieci anni ed a Taranto negli ultimi dieci anni questo aspetto è stato trattato solo a parole. Il processo di riconversione è un processo lungo, è impensabile chiudere da un giorno all’ altro un impianto siderurgico del genere.

Però il mio invito alla classe imprenditoriale locale è quello di non perdere ulteriore tempo e di iniziare anche loro il processo di riconversione industriale, diversificando gli investimenti, cercando di conquistare mercati alternativi che non siano di tipo localistico all’interno della fabbrica.

Questo governo ha ereditato decisioni rinvenienti dal recente passato e le controversie giuridiche, penali e civili in essere impongono prudenza nei confronti di chi ha stipulato un contratto di affitto di azienda con delle clausole vincolanti anche in riferimento ai livelli occupazionali verso la cui salvaguardia c’è la nostra prioritaria attenzione. Stiamo valutando se possono essere colte delle opportunità, compatibili con l’ambiente e la salute, di utilizzare una nuova tecnologia con un processo di produzione che non deve basarsi sull’utilizzo del carbone. Svezia e Austria, ad esempio, stanno sperimentando con successo l’utilizzo dell’idrogeno. La riconversione industriale di Taranto con la transizione energetica sarà valutata in un momento di totale condivisione con il territorio. Nessuno imporrà decisioni provenienti dall’alto.

Nell’ultimo decennio c’è stato una sorta di accanimento terapeutico nei confronti del nostro siderurgico con una assurda insistenza nel voler continuare a puntare su una vecchia tecnologia. Mentre negli altri Paesi europei industrializzati la tecnologia è stata continuamente aggiornata e migliorata con una particolare attenzione all’impatto ambientale, a Taranto siamo rimasti fermi. Si è commesso l’errore madornale addirittura di consentire il raddoppio degli impianti con una fabbrica diventata il doppio della città e per giunta a ridosso di un quartiere abitato”.

Qual è il suo auspicio per il 2020?

“Anzitutto il pensiero va a tutte le persone che oggi come ieri soffrono, che sono in difficoltà. Auguro loro di poter trovare la forza di superare queste difficoltà. Spero che il 2020 sia l’anno del riscatto sociale ed economico di Taranto. A livello politico auguro che il nuovo clima di collaborazione instauratosi tra governo ed enti territoriali possa confermarsi anche nel 2020 perché, come ho sempre detto, dobbiamo lavorare in comunione di intenti dove l’obbiettivo principale è il bene comune.

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3 Commenti a: “Il 2020 sarà l’anno del riscatto socio-economico di Taranto”

  1. Giovanni lacava

    Gennaio 1st, 2020

    Dopo 30 anni di rappresaglie le parole del Senatore non si scostano di un millimetro da quelle di tutti i detrattori, locali compresi! Mi rincresce verificare questa continuità di atteggiamenti , la qual cosa fa trasparire la verità! Premessa la posizione di grave responsabilità degli organi di controllo , unita alla decisa intenzione della Regione di annullare qualunque iniziativa tendente al ripristino della legalità , ho , da un po’ di tempo deciso di un passo in dietro e rinunciare alla causa di interesse pubblico , contro un fronte compatto, organizzato per respingere ogni legittima iniziativa a favore di un comparto completamente ostacolato a sfregio della legalità! Il mio torto è conoscere i fatti e le regole che vengono puntualmente eluse! Oggi la presenza sul territorio di alcuni sedicenti comitati e movimenti pro aeroporto , purtroppo non conoscono le regole del comparto e si avventurano in posizioni che spesso porgono il fianco agli artefici dell’involuzione della collettività ionica! Ho anche il torto di aver conosciuto ciò che ha deciso il potere nei confronti del destino dell’aeroporto di Grottaglie! Nonostante tutto non ho mai rifiutato a nessuno la disponibilità a fornire elementi di conoscenza, nonostante il mio continuo invito a non entrare nel merito tecnico legale , perché essendo fuori dalle tante insidie normative avrebbero fatto capire alla “ controparte “ di non essere in grado di sostenere un confronto tecnico ! E’ proprio questa carenza che dà ossigeno a chi trova strada facile per cambiare orizzonte e immaginate scenari fantastici di cui però non esiste un precedente! Non mi dilungo oltre ma ribadisco il dispiacere incentivato dalla banalità delle risposte che certi politici forniscono , convinti che gli auditori abbiano compreso ed approvato ! Quando cadrà questo governo, ci saranno altre figure portatrici di pubblico interesse e si ripeterà la stessa rappresentazione tragicomica dei relatori e altrettanto tragica di chi approva applaudendo ! Questa è Taranto, questa è la Puglia , questi siamo noi!

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  2. Valentina Picci

    Gennaio 2nd, 2020

    Si spera lavoro per tutti tutti però!

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  3. Gennaio 6th, 2020

    Voglio Innanzi tutto ringraziarla per l’impegno in favore del nostro territorio, mi farebbe piacere se dall’alto del suo osservatorio, con le risorse di indagine di cui può disporre, verificasse se il recupero del patrimonio immobiliare ormai obsoleto, fatiscente ed energivoro, non possa rappresentare una delle alternative all’acciaio, soprattutto valutando se sia preferibile sostenere 1.000 piccoli cantieri da 200.000,00 euro oppure un solo cantiere da 200.000.000,00.
    Il settore edile delle civili abitazioni, da sempre riconosciuto trainante può divenire la risposta alternativa alla siderurgia. Infatti i nostri immobili sono responsabili dell’inquinamento dell’aria che respiriamo per il 45 % di tutte le emissioni.
    In sostanza i nostri appartamenti, soprattutto quelli realizzati dal dopoguerra sino al 2000 (tanti), sono definiti fabbricati energivori, ovvero hanno bisogno di tanta energia per essere riscaldati d’inverno e raffrescati d’estate. Pertanto una buona riqualificazione energetica di questi immobili, intervenendo sugli infissi, sulle mura e sul tetto, oltre alcune tecnologie di approvvigionamento di energia alternativa ( fotovoltaico o geotermia), migliora la classe energetica di questi fabbricati. Sostenere e incentivare questi interventi farebbe bene alle famiglie che risparmierebbero sui costi dell’energia, oltre che all’ambiente e alle imprese.
    Il settore edile non solo potrebbe riassumere gli addetti persi in questo decennio di crisi, ma anzi potrebbe raddoppiarli. Basti pensare che ciò che si è costruito in 70 anni per essere recuperato dal punto d vista statico ed energetico, richiederebbe almeno un quarto di secolo. Qualche segnale di attenzione la politica ha dimostrato di averlo su questo tema, infatti è di qualche settimana fa, la notizia che per il 2020 entrerà in vigore la grande opportunità di poter detrarre dalle imposte, in 10 anni, il 90 % dei costi sostenuti per i lavori del rifacimento delle facciate. Lodevole l’intervento, anche se carente, nelle motivazioni forti della battaglia contro i fabbricati energivori. Una riqualificazione energetica fa risparmiare alle famiglie sino al 60 – 70 % sui costi dell’energia, oltre il beneficio per l’ambiente. Addirittura i nuovi fabbricati o quelli in corso di costruzione, possono ottenere risultati straordinari, se si impiegano tutte le tecnologie a disposizione, sino a realizzare immobili con consumi prossimi allo zero, la cosiddetta “casa passiva”.
    In conclusione sarebbe auspicabile ridurre o eliminare il credito di imposta col recupero decennale,perché alle famiglie serve soprattutto la liquidità. La gente non ha le risorse iniziali per avviare i lavori, una crisi di 10 anni, non ha messo in ginocchio solo le imprese, ma ha eroso i risparmi delle famiglie. Il provvedimento agevolativo dovrebbe prevedere il sostegno per l’accesso al credito, ovvero offrendo la possibilità per i privati o i condomini, di poter ottenere prestiti e/o finanziamenti; la rata si paga da se, col risparmio sulla bolletta.
    La circostanza mi è gradita per rinnovale i sensi della mia stima,
    Angelo Quaranta ( Assessore alle attività produttive comune di San Giorgio Jonico)

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