Buon anno, Taranto. Lo meriti davvero

 

Dopo un 2019 complicatissimo, sarebbe ora che questa terra conosca la svolta nel suo destino finora avaro
pubblicato il 31 Dicembre 2019, 17:17
6 mins

A pochi centimetri dal nuovo decennio. Che poi è il secondo di questi anni 2000. Secolo di speranze, di fiducia, di desideri. E di frenesia. La vita è diventata così tanto veloce che fatichiamo pure a ricordare quel che è stato il passato anche più recente.
Già, gli anni 2000. Un nuovo millennio proiettato in un mondo migliore, quasi fosse il coronamento di quei sogni coltivati negli anni ’70. “Imagine all the people… living life in peace”, “Immaginate tutta la gente… che vive la vita in pace”: versi del 1971, versi di ‘Imagine’ del grandissimo John Lennon. Un sogno, uno dei tanti che in quegli anni furono fermento ed emozioni di milioni e milioni di giovani nel mondo. Emozioni oggi forse sopite, perchè il ‘Dio profitto’ sembra ormai aver preso il sopravvento, inquinando geneticamente l’essere umano.
Pessimismo? Disfattismo? Qualunquismo? Pensatela come volete. Forse, aveva davvero ragione in tutto Zygmunt Bauman, quando definì questa “una società liquida”, dove la comunità è poco o nulla mentre l’individualismo impera e l’incertezza diventa l’unica certezza.
No, non siamo qui a filosofeggiare fra il tramonto del 2019 e l’alba del nuovo anno. Per carità, il piedistallo non ci appartiene: il pensiero degli intellettuali risiede altrove. Ma come si può non pensare a questa terra, a questa città in cui proprio l’incertezza regna imperterrita, città che è forse il simbolo più alto di un Paese la cui rotta è indefinita?
L’anno che ci lascia è stato molto complicato, forse il più complicato degli ultimi decenni. Perchè sono esplosi fuochi d’artificio non certo beneauguranti, semmai… deliranti, e passatecela. Perchè la vicenda dell’ex Ilva ha occupato quasi tutti i giorni le pagine dei giornali e catturato titoli nei network televisivi, oltre a dilaniare giorno dopo giorno una comunità di per sè già poco unita. Inutile nasconderlo: quel mostro d’acciaio continua a determinare il destino di questa terra, e chissà per quanto altro tempo sarà così. Possiamo pensarla come vogliamo, ma questa è la verità.
L’ex Ilva è un bubbone nelle mani e nelle opinioni di istituzioni, politici a qualunque livello, del clero, di sindacati, movimenti di pensiero, ambientalisti, dei semplici cittadini. Un mostro nel cuore della città che non smette di spargere veleni. Di qualunque tipo, sia chiaro. Divide perchè in tal modo si nutre. Resta in piedi perchè scova stampelle ovunque. Magari barcolla, però non crolla. E questo 2019 è stato l’anno in cui la sua vita ha rischiato di finire, salvato poi come al solito dopo terapia intensiva. Taranto è purtroppo acciaio per buona parte perchè così dicono e impongono. E chissà se un giorno i gattopardi che l’alimentano finalmente smetteranno di farlo. Ma ne abbiamo viste troppe, seppur restiamo inguaribili ottimisti.
Chiede però troppo questa città? E’ troppo chiedere una svolta vera? E’ troppo chiedere il taglio netto da un cordone ombelicale asfissiante e infernale? E’ troppo sognare una colata d’acciaio fuso su un destino amarissimo? No, non è troppo. Perchè Taranto è stanca, rassegnata, sì qualche volta ribelle: quel destino però ne devasta gli impeti di unità dei quali invece avrebbe assolutamente bisogno. L’operaio in tuta blu non è diverso dall’ambientalista, il precario non è differente da una società che realizza, le sofferenze non possono risolversi con viaggi della speranza, i giovani non emigrano solo per scelta. E i politici non devono essere opposizione dei cittadini.
C’è un ‘Cantiere Taranto’ che promette, ancor non sappiamo se molto o troppo poco. Va riempito certo, ma non deciso soltanto altrove: deve parlare con la città, quella vera ascoltandola in ogni angolo fidandosi poco dei gattopardi di cui sopra. Non basta, per quanto apprezzabile, un blitz natalizio fra gli operai per acquietare le coscenze.
Però c’è un altro ‘Cantiere Taranto’ che va costruito, qui e con le nostre mani. Quello per cui si dev’esser fieri della propria città, della sua ultramillenaria Storia, di una identità da riscoprire. Senza mai nascondere problemi, chiaro. Non basta una foto per quanto splendida per dimostrare amore nei confronti della terra madre. Perchè noi tarantini siamo anche un po’ demolitori, ed è un difetto grave: dialogare, confrontarsi, unirsi sono concetti che spesso accantoniamo, va riconosciuto. Eppure, possiamo fare tanto proprio come quei tanti che ormai da anni si sforzano per il bene della città e forse inconsapevolmente l’hanno fatta conoscere al mondo nella sua Bellezza. A fatica e contro ostacoli soprattutto indigeni.
Ecco l’augurio che qui ci sentiamo di esprimere. Taranto sappia combattere le sue battaglie (ri)trovando unità, crescendo come comunità, orgogliosa di se stessa e capace di non rassegnarsi. Sappia pretendere ma altrettanto difendersi. Unita. Come mai in passato. Buon anno, Taranto! Lo meriti davvero.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

3 Commenti a: Buon anno, Taranto. Lo meriti davvero

  1. Franco

    1 Gennaio, 2020

    Gent.mo Direttore.

    Le chiedo la cortesia di comprendere e di scusarmi del perché Le invio la presente da un indirizzo di posta elettronica nel quale non compare il mio nome. É evidente che al momento preferisco tutelare non solo me ma anche la mia famiglia da possibili ritorsioni da “figure” che non solo sono ancora presenti in Banca Popolare di Bari ma che vi occupano posti di rilievo con la possibilità di crocifiggere chiunque trovino sulla loro strada. Persone che provano soddisfazione anche solo nel creare sofferenza agli altri.

    Il commissariamento della BANCA POPOLARE DI BARI, frutto di una crisi che viene da anni di cattiva amministrazione, é, ancora una volta, la conferma di come l’Azienda nel tempo abbia intrapreso scelte sbagliate soprattutto nei riguardi del “personale”.

    Strategie spietate che hanno avuto il loro culmine quando sono state intraprese azioni ingiuste e persecutorie attraverso le quali sono stati colpiti tanti dipendenti con l’unica colpa di avere un’alta retribuzione.

    Invece di provare a ricontrattare pacificamente con i dipendenti dei compensi più bassi con l’intento di provare a sanare, almeno in parte, l’economia della Banca, si è preferito distruggere i rapporti di lavoro con le persone, ognuna delle quali con una famiglia a carico, mortificando delle “risorse umane” che comunque nel tempo hanno dato tanto alla Banca Popolare di Bari.

    È risultato più facile, come strategia aziendale, il puntare sulla delegittimazione del lavoratore invece di intraprendere, economicamente, delle scelte costruttive e produttive adottando, su larga scala, sistematicamente e scientificamente il cinico teorema che è più facile, comodo e veloce distruggere che creare ricchezza provando a sanare dei bilanci frutto solo di una cattiva gestione.

    Si è preferito assoldare dall’esterno per effettuare “il lavoro sporco”, almeno per un paio di volte negli ultimi anni, un “tagliatore di teste”, tale FAILLA, il quale “ogni volta” ha percepito compensi intorno ai “400.000,00 euro” con probabili incrementi per ogni lavoratore “perseguitato” con l’intento di indurlo ad andarsene spontaneamente o, se questo non fosse successo, adottando misure di demansionamento, trasferimenti anche oltre i 500 km., pedinamenti, creazione di falsa documentazione (anche con data retroattiva), rete di informatori e spie (selezionati tra colleghi “brocchi e problematici”), ecc.

    Nell’organizzazione del Personale FAILLA (il “TAGLIATORE DI TESTE “) da tempo è addirittura inserito con la qualifica di:

    “RESPONSABILE DIREZIONE RISORSE UMANE”.
    “DIREZIONE RISORSE AZIENDALI”

    È come mettere DRACULA a capo del Centro Trasfusionale…

    Tutto quanto Le ho segnalato sono solo dei dati oggettivi che potrà facilmente verificare e richiedere al dott. Giuseppe Lovero (ufficio consulenza e relazioni industriali 080/5274567) tutte le documentazioni a riguardo da oltre un anno (2017 – 2018 e 2019).

    Ci sono tanti nominativi che, dopo essere stati deleggittimati e perseguitati, si sono arresi e sono stati costretti a diminuire le proprie retribuzioni. Sarebbe bastato provare a chiederglielo prima di fargli del male e sicuramente avrebbero compreso la crisi dell’azienda e avrebbero aderito spontaneamente ad una ricontrattazione. Ma si è preferito prima mandare un messaggio intimidatorio a tutti i dipendenti per far capire quanto si era disposti ad essere crudeli e senza scrupoli.

    Ci sono tanti dipendenti licenziati ingiustamente con scarse e labili motivazioni ma che a causa della legge “Fornero” hanno avuto poche possibilità di far valere le loro ragioni perché quasi sempre si concludono con un “patteggiamento “.
    Probabilmente anche con un conflitto di interessi dato che le pratiche legali sono state affidate allo STUDIO LEGALE “FAILLA” (omonimo o parente del “tagliatore di teste ” strapagato?).

    Ci sono tanti colleghi, alcuni addirittura disabili, che hanno subito trasferimenti feroci, demansionamenti e tante altre ingiustizie.

    Confidiamo Tutti nel fatto che ora ci sarà un’aria nuova e sana e che per tutti Noi sarà vero che “il tempo è galantuomo “.

    La saluto con grande stima.

    Buon Anno a Lei e a tutti i Suoi cari.

    Franco.

    P S. Quanto suddetto è facilmente riscontrabile … basterà fare anche una semplice chiacchierata con un qualsiasi dipendente della BPB.

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  2. Francesco

    1 Gennaio, 2020

    Da ex dipendente italsider,abito in Calabria,sono vicino alla comunita’Tarantina ed auguro migliori soluzioni per la citta’.
    Francesco

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  3. Marinella

    1 Gennaio, 2020

    Da tarantina ringrazio ed auguro a tutti i concittadini una rinascinata

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