Ex Ilva, sull’altoforno 2 il Riesame deciderà in pochi giorni

 

Decisione attesa tra il 2 e il 3 gennaio, comunque entro il 7: dal giorno successivo infatti le operazioni di spegnimento saranno irreversibili
pubblicato il 30 Dicembre 2019, 19:05
7 mins

Bisognerà attendere non più di una settimana per conoscere la decisione del Tribunale del Riesame di Taranto sulla vicenda dell’altoforno 2. Questa mattina si è svolta come da programma l’udienza che ha esaminato l’appello presentato dai legali di Ilva in amministrazione straordinaria contro la decisione del giudice monocratico, Francesco Maccagnano, di respingere la richiesta di proroga della facoltà d’uso per un anno dell’altoforno 2 del siderurugico.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/12/10/ex-ilva-giudice-nega-proroga-afo-2-ultima-parola-al-riesame/)

I legali hanno anche presentato ricorso contro l’ordine di esecuzione del giudice Maccagnano dello scorso 12 dicembre, inviato al custode gudiziario Barbara Valenzano, che stabiliva che dal 14 dicembre non ci sarebbe dovuta essere più alcuna attività presso l’altoforno 2 che fosse in contrasto con l’ordinanza con la quale aveva rigettato l’istanza di proroga presentata dai commissari straordinari di Ilva in AS.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/12/12/ex-ilva-arriva-lordine-di-esecuzione-per-spegnere-laltoforno-2/)

I legali di Ilva in AS, Angelo Loreto e Filippo Dinacci, hanno anche depositato una memoria integrativa, nella quale è stata nuovamente ribadita la necessità di un tempo non inferiore ai 12 mesi per ottemperare alle prescrizioni del custode giudiziario Barbara Valenzano, motivo per il quale è stato sottoscritto un contratto con la ditta Paul Wurth per 11,5 milioni di euro – un terzo già versati come anticipo – per installare le nuove macchine.

Nella relazione tecnica della Paul Wurth allegata all’istanza di proroga, vengono indicate le tempistiche minime necessarie per la realizzazione e messa in esercizio del sistema di caricamento automatizzato della massa a tappare nella MAT in 9 mesi a partire dall’entrata in vigore di un apposito ordine”;  le tempistiche minime necessarie per la realizzazione e messa in servizio del sistema di caricamento automatizzoto delle aste della MAF e sostituzione delle MAF esistenti in 14 mesi a partire dall’entrata in vigore di un apposito ordine”; le tempistiche minime necessarie per la realizzazione e messa in servizio del sistema di campionamento automatico della ghisa in 10 mesi a partire dall’entrata in vigore di un apposito ordine”. 

La decisione tra il 2 e il 3 gennaio, sicuramente entro il 7

Il legali di Ilva in AS hanno quindi esposto le ragioni del loro ricorso, mentre la Procura della Repubblica di Taranto ha richiamato il parere positivo al ricorso, seppure con alcune indicazioni, già espresso davanti al giudice monocratico. Il collegio del Riesame, presieduto dal presidente della prima sezione Giuseppe Licci (Caroli relatore, Lotito a latere), si è quindi riservato la decisione.

Che arriverà entro il 7 gennaio, probabilmente tra il 2 e il 3 gennaio, visto che le modifiche impiantistiche che saranno implementate dall’8 gennaio in poi non consentiranno la successiva ripresa del normale esercizio dell’Afo2. Mentre il 18 gennaio, con il completamento della fase di abbassamento carica dell’altoforno, è previsto l’inizio del colaggio della salamandra (ovvero di quella parte di ghisa che col tempo si deposita nella parte bassa dell’altoforno e non viene mai fatta fuoriuscire, detta anche l’ultima lingua di ghisa solidificata), consistente nella foratura del crogiolo e nel colaggio degli ultimi fusi.

Le operazioni di spegnimento

Per i profani, ricordiamo che queste sono operazioni molto delicate. La temperatura dall’altoforno verrà ridotta gradualmente, per evitare che il materiale refrattario dei forni, quella chiamata ‘muratura‘, venga incrinato o frani a causa di uno sbalzo termico. Contemporaneamente, verrà ridotta la velocità di caricamento degli agglomerati di minerale, coke e calcare. Per portare il tutto a compimento di solito si impiegano una ventina di giorni. Una volta svuotato infatti, un altoforno non ha più al suo interno una massa di sostegno, il che aumenta rischio di pericolose incrinature, se non di crolli.

Per rimuoverla spesso si fa uso della dinamite, o di caterpillar con il rischio di provocare danni in queste situazioni è molto elevato. A quel punto, effettuare il percorso inverso, ovvero ricostruire l’intera muratura può richiedere anche tre mesi di tempo oltre a costare decine di milioni di euro. Difatti una riaccensione richiede grande cautela, per evitare shock termici.

Le operazioni preliminari di spegnimento sono infatti già iniziate, ma l’impianto è ancora in marcia e deve mantenere, per ragioni di sicurezza, un livello minimo produttivo di 4.800 tonnellate al giorno fino all’ultima fase dello spegnimento.

Il peso dell’altoforno 2 nella trattativa tra governo e ArcelorMittal

La vicenda dell’altoforno 2 ha complicato ulteriormente i piani del governo all’interno della complessa trattativa in atto con ArcelorMittal. Che si è sempre mostrata diffidente nei confronti della situazione venutasi a creare dallo scorso luglio.

Nell’atto di citazione presentato al tribunale di Milano lo scorso novembre, un intero capitolo era infatti dedicato all’altoforno 2. A pagina 17 dell’atto di citazione i legali di ArcelorMittal scrivevano testualmente che “non è affatto probabile che sia concessa un’ulteriore proroga del termine per la materiale realizzazione dei lavori: ne consegue che Afo 2 potrebbe essere nuovamente spento in esecuzione di un ordine giudiziario. In tal caso dovrebbero essere spenti anche l’altoforno 1 e l’altoforno 4 in quanto, per motivi precauzionali, sarebbero loro egaulmente applicabili le prescrizioni“. Concludendo il paragrafo citando gli stessi commissari straordinari che sostengono come “l’operatività di ciascun altoforno è vitale nell’economia complessiva di uno stabilimento di interesse strategico nazionale e anche lo spegnimento di uno solo comprometterebbe la continuità aziendale“. Il che dimostra ancora una volta, nonostante un negazionismo diffuso di massa a tutti i livelli, che la multinazionale tutti i torti in questa vicenda non li ha.

A fronte di un parere negativo da parte del Riesame (che lo scorso settembre concesse 90 giorni alla struttura commissariale per effettuare i lavori previsti), si aprirebbero scenari a cui nessuno al momento vuole pensare. Tra cui quello di un intervento legislativo da parte del governo. Staremo a vedere.

(leggi tutti gli articoli sull’altoforno 2 https://www.corriereditaranto.it/?s=altoforno+2)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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