Commercio nel Borgo di Taranto: solo facendo gruppo si inverte il trend negativo

 

Nonostante le saracinesche abbassate nelle vie principali del centro cittadino aumentino, il presidente della Confcommercio Borgo, Salvatore Cafiero, non si da per vinto ed intravede un futuro meno a tinte fosche
pubblicato il 30 Dicembre 2019, 00:12
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“Con l’amministrazione comunale in questo momento i rapporti sono molto buoni, gli interlocutori sono cambiati, c’è maggiore interesse a venire incontro a quelle che sono le nostre richieste ed a vagliare le nostre proposte, c’è una interlocuzione frequente e costante” – a parlare è Salvatore Cafiero, presidente della delegazione Confcommercio Borgo Taranto che circa dieci mesi fa, invece, in una conferenza stampa fu critico nei confronti del governo cittadino. Con lui abbiamo voluto fare il punto sulla situazione in cui versa il commercio in quello che tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ’90 era definito il salotto buono di Taranto.

Quali sono le criticità del commercio nel Borgo della nostra città?

“Il discorso va affrontato a 360 gradi. Ci trasciniamo problemi atavici: primo fra tutti l’accessibilità alla zona borgo che non riguarda solo l’insufficiente numero di parcheggi auto ma anche le modalità attraverso le quali si possono raggiungere le vie del centro cittadino; esiste un problema di viabilità legato all’alto traffico di auto e all’utilizzo modesto del servizio pubblico che andrebbe incentivato ovviamente invogliando la gente, poco abituata ad utilizzarlo, attraverso l’efficienza dello stesso. Come associazione abbiamo apprezzato il Piano Urbano di Mobilità Sostenibile; lo riteniamo ben fatto e futuribile essendo stato adottato dal consiglio comunale e realizzabile attraverso l’accesso a dei finanziamenti.La rinascita del Borgo passa attraverso la riapertura alla gente dello stesso; deve essere sì facilmente raggiungibile ed accessibile ma occorre che venga riempito perché uno dei problemi che vive è lo svuotamento; fino ad una ventina di anni fa c’erano, ad esempio, fior di istituti scolastici, dalla scuola media Capuano, agli Istituti Nitti ed Archita al Palazzo degli Uffici che garantivano la presenza nelle vie del centro di una popolazione scolastica composta da studenti, professori e personale scolastico in genere che affollava le strade. Mio padre aveva un negozio in via Mazzini, diventata ora un mortorio, che all’epoca era una delle vie principali del commercio. Poi servono gli attrattori, ossia dei contenitori di tipo socio-culturale che attraggano la clientela. In tal senso la riapertura del Teatro Fusco è stato un segnale positivo per tutti, in questo momento c’è in corso la realizzazione del progetto che riguarda l’area Baraccamenti Cattolica che si dovrebbe trasformare in una sorta di parco della musica con la realizzazione anche di un nuovo teatro, c’è il Palazzo degli Uffici che potrebbe diventare un contenitore culturale d’eccellenza. E poi dobbiamo tornare a vivere le piazze come luogo di incontro sociale; non è mestiere nostro parlare di queste cose ma noi che viviamo i luoghi ed abbiamo la percezione dello stato in cui versano, ci accorgiamo che il loro deterioramento o stato di abbandono, genera impoverimento socio-culturale e di conseguenza anche commerciale”

Come vivete la concorrenza della Grande Distribuzione Organizzata e dei negozi on line?

Riprendendo le parole del mio presidente, Leonardo Giangrande, dico che noi non siamo in contrapposizione alla GDO ma vogliamo poter lavorare ad armi pari e mi riferisco ai servizi offerti ossia l’accessibilità più agevole o la possibilità di poter parcheggiare senza stressarsi. Il Borgo, se vogliamo, propone un’offerta più variegata perché vi si può trovare il negozio del grande marchio nazionale, il negozio caratterizzato, quello storico, quello extra lusso.

I negozi on line? Noi offriamo l’esperienza diretta dell’acquisto, mettiamo a disposizione una collaboratrice sorridente che suggerisce, consiglia, ti fa toccare con mano il prodotto cercando di andare incontro alle esigenze del cliente. La nostra innovazione è questa: fornire un servizio sempre più di eccellenza in un contesto professionale. Se poi uno vuole effettuare un acquisto amorfo sul divano di casa, sono scelte personali.

Noi vogliamo che la gente torni ad avere il piacere di fare shopping, di entrare in un negozio ed è ciò su cui lavoriamo continuamente noi come Confcommercio. Poco tempo fa abbiamo organizzato un corso per addetto vendite tenuto da uno dei guru della formazione in Italia, il quale ha formato trenta persone dei nostri associati su come migliorare l’esperienza di vendita dei nostri clienti; un anno fa abbiamo tenuto un corso di inglese commerciale per i nostri collaboratori in modo da accogliere al meglio il cliente straniero. Non credo ci si debba inventare nulla riguardo determinati aspetti del nostro lavoro se non essere professionali, offrire un prodotto di qualità ed essere chiari verso la nostra clientela. Noi dobbiamo innovarci nel rispetto di quella che è la nostra tradizione”.

C’è un altro aspetto da evidenziare, la richiesta di sicurezza e di legalità da parte dei consumatori, il riferimento ad esempio è al fenomeno dei parcheggiatori abusivi..

“E’ chiaro che le richieste di legalità, di maggiore sicurezza, di maggiore presenza sul territorio delle forze dell’ordine rappresentino un indicatore importante. Nell’ultimo periodo stiamo notando un attenzione particolare verso questo tema e già il fatto di vedere il poliziotto per strada può funzionare da deterrente nei confronti del malintenzionato ed aumenta la percezione di sicurezza che ha il consumatore. Questo è un tema che ci sta molto a cuore e ringraziamo le Forze dell’Ordine per il lavoro che stanno svolgendo anche, ad esempio, attraverso l’adozione del daspo amministrativo che ha allontanato quei fastidiosi parcheggiatori abusivi che si spartivano alcune vie del centro”.

E’ un dato di fatto che nel Borgo ci siano ormai tantissime serrande chiuse e diverse in vie centralissime? Come si fronteggia questo trend negativo?

“Purtroppo sono previste altre chiusure a breve per crisi o per scelta. Via Principe Amedeo resiste, via Anfiteatro ha un buon zoccolo duro però persino Via Di Palma è sofferente. In tutto ciò incide anche il peso degli elevati canoni d’affitto; oggi i proprietari dei locali non vanno incontro alle esigenze dell’operatore per agevolare lo stato della crisi, preferiscono tenere fermo il locale nella speranza che arrivi qualcuno che paghi le cifre che richiedono. Però dobbiamo essere fiduciosi, la crisi si combatte facendo massa critica, facendo gruppo, diventando inclusivi ed acquisendo una mentalità associativa. Come associazione stiamo dando vita a diverse iniziative per rivitalizzare il Borgo, specie in questo periodo di festività di fine anno e comunque stiamo notando un ritorno della clientela dalla provincia di Taranto ma anche dal metapontino, Bernalda, Pisticci, Policoro. Le luminarie natalizie di quest’anno hanno portato tantissima gente, rappresentano un importante attrattore ed il fatto di averle accese il 22 novembre con una bella inaugurazione ha creato un bel movimento”.

 E non ultima c’è la vicenda legata al siderurgico che crea incertezza…..

“L’attuale clima di instabilità sicuramente non favorisce l’acquisto, il bombardamento di notizie negative sulla nostra città scoraggia l’acquirente. Purtroppo l’incertezza non fa mai bene: l’anno scorso più o meno di questi tempi si è avuto un periodo di relativa tranquillità perchè Arcelor Mittal si era appena insediato; quest’anno la notizia degli esuberi e poi la cassaintegrazione, distoglie, preoccupa le persone.

Da presidente dei commercianti del Borgo ma anche da comune cittadino dico che forse è giunta l’ora di guardare altrove, di creare alternativa alla grande industria. La mia associazione da anni parla di turismo e cultura come settori in cui si può investire tanto per il rilancio di Taranto. Qualcuno dice che con la cultura non si mangia ma basti vedere cosa è successo nella vicina Matera per essere smentiti. Abbinare cultura e turismo a Taranto, è questa l’alternativa che abbiamo sotto gli occhi. Certo c’è bisogno di progettualità e di un coordinatore che guidi i vari attori chiamati a fare la propria parte in questo ambito. C’è da lavorare tanto per creare i presupposti per accogliere al meglio i turisti, per fare in modo che essi restino a Taranto per più giorni e non solo per alcune ore. Abbiamo la proiezione dei Giochi del Mediterraneo del 2026. Dobbiamo cercare di fare quadrato intorno alle forze economiche e sociali di questa città e remare tutti nella stessa direzione. Da soli, ormai, non si va da nessuna parte”.

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