ArcelorMittal, attesa per il Riesame su Afo2

 

Critici, nel frattempo, i leader sindacali sulla gestione della vicenda da parte del Governo
pubblicato il 29 Dicembre 2019, 11:00
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È attesa per domani, lunedì, la discussione del ricorso presentato dai legali dell’Ilva in As al Tribunale del Riesame di Taranto, contro la decisione del giudice Francesco Maccagnano di respingere l’istanza di proroga della facoltà d’uso dell’Altoforno 2 dello stabilimento ArcelorMittal. A ricordarlo è l’agenzia ANSA. È stata impugnata anche la disposizione dello stesso giudice che ha ordinato al custode giudiziario Barbara Valenzano di «assicurare che a partire dal 14 dicembre 2019 l’Altoforno 2 non sia utilizzato». Per ragioni di sicurezza l’impianto sta mantenendo un livello minimo produttivo di 4.800 tonnellate al giorno, ma dall’8 gennaio in poi, come spiegato dal custode giudiziario, «le modifiche impiantistiche che saranno implementate non consentiranno la successiva ripresa del normale esercizio dell’Afo2». L’impianto venne sequestrato nel giugno 2015 dopo la morte di Alessandro Morricella, l’operaio 35enne di Martina Franca investito da una fiammata mista a ghisa incandescente, mentre misurava manualmente la temperatura. A distanza di quattro anni e mezzo, non è ancora stata rispettata la prescrizione dell’automazione del campo di colata.
Nel frattempo, non mancano le dichiarazioni dei leader sindacali, anche in questo fine 2019, sulla vicenda, specie alla luce di quanto affermato dal premier Conte nel corso della conferenza stampa di fine anno. «Nella conferenza di stampa di fine anno, il presidente del Consiglio Conte ha parlato di modello Ilva ma non si capisce quale e in cosa consisterà questo modello vincente che vuole realizzare il Governo», commenta Rocco Palombella, segretario generale Uilm, in una nota. «Le due visite del presidente Conte a Taranto – continua il leader Uilm – non hanno spostato di una virgola gli effetti dirompenti che potrà avere la vicenda sulla vita di migliaia di lavoratori. Finora ci sono stati solo annunci ad effetto, compresa la conferenza stampa di fine anno di oggi. La presenza del presidente Conte e le sue parole non hanno rassicurato nessuno. Anzi rimane un clima pesante di grande incertezza e preoccupazione. All’incontro del 24 dicembre scorso Conte è stato accompagnato solo dai rappresentanti degli enti e autorità locali, con l’assenza di tutti i parlamentari di Taranto e della Puglia, e questa è l’ennesima conferma della contrapposizione e dissidi presenti all’interno della maggioranza e la solitudine del Presidente del Consiglio». «Mai come in questo momento – prosegue Palombella – migliaia di lavoratori e un’intera comunità della città di Taranto sono preoccupati per i risvolti che la crisi potrà avere sul loro futuro». «Si parla della salvaguardia della produzione di acciaio, di svolta green, di reindustrializzazione e garanzia di tutti i livelli occupazionali, di creare nuovi posti di lavoro, ma al momento conosciamo solo la drammaticità della situazione che stanno vivendo i lavoratori e cittadini» sottolinea Palombella.
«Bene che il presidente del consiglio Giuseppe Conte sia andato più volte a Taranto: è un segnale di attenzione verso una terra sottoposta da tanto tempo a pressioni insostenibili. Meno bene che, al di là degli slogan, non ci sia un adeguato confronto con il sindacato perché anche i lavoratori devono avere voce in capitolo attraverso la propria rappresentanza». Afferma invece in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, Francesca Re David, il segretario generale della Fiom. «Una decina di giorni prima che venisse firmato il pre accordo tra Mittal e i commissari – rileva – , siamo stati al ministero dove Stefano Patuanelli ci ha illustrato a grandi linee un’ipotesi di piano industriale, quello che prevede i forni elettrici e l’intervento pubblico nella proprietà. La direzione è quella giusta ma sia chiaro che il sindacato non è disponibile a firmare nessuna cambiale in bianco». Per trasformare quel pre accordo in un accordo vero e proprio, aggiunge, «c’è bisogno di un’intesa anche con i sindacati. Senza di noi non possono andare avanti. Anche perché l’accordo precedente, poi sottoposto a un referendum tra i lavoratori, prevede che non ci siano esuberi, con il riassorbimento da parte di Mittal di tutti i lavoratori che dovessero rimanere senza lavoro».

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